Nel Parco del Pollino in scena la geodiversità mondiale

Mar, 12/07/2016 - 09:54
Dal 3 al 7 luglio si è tenuta in Calabria la Conferenza nazionale dei Geoparchi a cui hanno preso parte i massimi vertici internazionali dei geoparchi.

È stata la prima uscita ufficiale dei Geoparchi Italiani dopo il riconoscimento Unesco avvenuto lo scorso novembre a Parigi. All’interno del Parco nazionale del Pollino, dove si trova uno dei siti preistorici più importanti di tutta Europa, la Grotta del Romito, con reperti che risalgono al Paleolitico Superiore, dal 3 al 7 luglio si è tenuta la Conferenza nazionale dei Geoparchi. Il Pollino è entrato a far parte nella Rete Europea dei Geoparchi (Egn) a settembre dello scorso anno per poi ottenere il riconoscimento all’interno della rete Globale dei Geoparchi (Ggn). La Egn/Ggn è un progetto prioritario dell’Unesco (“Programma Internazionale Geoscienze e Geoparchi”). Ma cos’è un geoparco? Si tratta di un territorio che possiede un patrimonio di siti geologici (nel Pollino ne sono stati mappati ben 69) di particolare importanza in termini di qualità scientifica, rarità e rilevanza estetica. Inoltre, rappresenta da un lato un formidabile strumento per promuovere strategie di sviluppo sostenibile ed efficace all’interno dei propri territori, dall’altro uno strumento importante d’informazione, soprattutto delle comunità locali, sulle moderne sfide ambientali e su come affrontare i rischi geologici. L’Italia è tra i primi Paesi al mondo per presenza di geoparchi sul territorio; ce ne sono ben 10 (per fare un confronto, la grande Cina è prima con 29).
In occasione della Conferenza, sono arrivate in Calabria le delegazioni e i presidenti di tutti i geoparchi italiani riconosciuti dall’Unesco patrimonio dell’Umanità, i massimi vertici internazionali dei geoparchi, tra cui Nikolas Zouros, presidente della Rete mondiale Geoparchi, e il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Francesco Peduto.
La Conferenza nazionale dei Geoparchi ha permesso ai molti intervenuti di vedere da vicino la più grande testimonianza europea del Paleolitico Superiore. Nella Grotta del Romito, infatti, sono stati rinvenuti reperti che risalgono a 19.000 anni fa, tra cui resti scheletrici di individui di bassa statura, sepolture e numerosi reperti litici e ossei.
Inoltre, è stata un’occasione per conoscere le comunità Arbëreshë, arrivate tra il XV e il XVI secolo per sfuggire al dominio dell’Impero Ottomano e da allora rimaste a San Costantino Albanese, San Paolo Albanese, Plataci, Civita, Frascineto, San Basile, Lungro e Acquaformosa. Le comunità del Pollino mantengono in vita usi, costumi, tradizioni popolari, lingue e dialetti, caratteri etno-antropologici, riti, feste civili e religiose di antichissima origine. Attraverso la cultura materiale, le tradizioni, i costumi, il rito religioso greco-bizantino, la parlata arbёreshe, i canti popolari, i racconti degli anziani si possono apprendere i modi di vita, le loro coinvolgenti vicende, la fuga e l’abbandono della madre patria, le gesta e il coraggio del loro eroe, Skanderberg, morto nel 1468.
Durante un’altra escursione è stato possibile vedere le spettacolari gole e i canyon che contraddistinguono le aree più suggestive del parco, tra cui le famose gole del Raganello, risultato dell’attività vulcanica sottomarina, avvenuta in era mesozoica, e testimoniata anche dalle sequenze stratigrafiche di Timpa delle Murge e di Timpa di Pietrasasso, in territorio di Terranova del Pollino, siti che costituiscono un raro e suggestivo “giardino geologico”.

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