Nicodemo Ciccia pentito di Mammola in Piemonte

Sab, 16/08/2014 - 11:20

Nicodemo Ciccia, detto Nicareddu, 43 anni originario di Mammola ma da anni residente a Fravia, un paesino del torinese, ha deciso di mettere una pietra sopra al passato di 'ndranghetista con la dote del vangelo ha iniziato a raccontare ai magistrati della Procura di Torino di aver intenzione di “intraprendere un percorso di collaborazione con la giustizia e di riferire tutto ciò che ho appreso durante la mia vita delinquenziale e chiudere, in tal modo, una parentesi negativa della mia vita che mi ha segnato molto”.
Arrestato nel 2011 nell'operazione Minotauro, sulle infiltrazione della criminalità calabrese nel torinese, ha evitato il processo patteggiando una pena a circa 3 anni, nonostante gli inquirenti lo ritenevano affiliato alla locale di 'ndrangheta di Cuorgnè.
Nicareddu Ciccia ha rivelato ai magistrati della Dda di Torino di essere stato “battezzato” nel carcere di Saluzzo tra la fine del 2005 e l'inizio del 2006, dopo essere stato arrestato per porto e detenzione di droga, acquisendo il “grado di picciotto” con la copiata formata da: “Bevilacqua, Alvaro e Candeloro”, riferendosi alle tre persone presenti al rito di iniziazione, dei quali Carmine Alvaro di Sinopoli, inteso “u cupertuni” si trovava recluso a Saluzzo accusato di associazione mafiosa, Armando Bevilacqua apparteneva ad un clan di zingari del reggino operante a Mondovì, infine Candeloro Pio, detto Tonino, era detenuto in quanto arrestato e poi processato nell'ambito dell'indagine Infinito di Milano con l'accusa di essere il  capo società della locale di Desio, e sarebbe collegato con la famiglia Iamonte di Melito Porto Salvo. Ciccia ricorda in un verbale che Candeloro Pio gli avrebbe chiesto come mai “non t'hanno tagliato la coda” riferendosi all'età avanzata del 43enne, che ha sottolineato di non provenire da una famiglia con collegamenti criminosi ma di aver frequentato una persona di Gioiosa Jonica, che insieme alle autovetture commercializzava “cocaina”.
“La santa l'ho presa quando sono uscito dal carcere a Courgné - ha dichiarato il collaborante -, mentre il vangelo l'ho ricevuto nel 2009, la cerimonia avvenne al bar Italia di Giuseppe Catalano”. Lo stesso Peppe Catalano ritenuto al vertice delle locali piemontesi, collegato con la locale di Siderno in particolare con la famiglia “Commisso”, che dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari nell'indagine Minotauro si è suicidato nell'aprile del 2012 gettandosi dal balcone di casa.

 

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