Non è criminalizzando San Luca che si sconfigge la ‘ndrangheta

Dom, 20/12/2020 - 11:00

Dopo tre mesi di trasmissioni stressanti sui commissari alla Sanità, la "televisione" torna in Calabria.
Lo fa attraverso "Striscia la notizia”, un programma satirico che quasi sempre affronta gli argomenti con simpatia e leggerezza, ma quando si arriva in Calabria ci si predispone a vedere mafia ovunque; se poi salgono a San Luca pretendono di aver scovato mafiosi persino nell'insalata. In preda alle convulsioni antimafia non hanno risparmiato neanche i bambini. Il pregiudizio ha preso il posto dell'ironia e dal pregiudizio si scade facilmente nel razzismo.
Non intendo assolutamente dire che la ‘ndrangheta sia un’invenzione dei giornalisti, anzi sono sicuro che questa, negli ultimi decenni, abbia fatto un salto di "qualità" diventando più forte e pervasiva. In molti casi egemone.
Ma di ciò nessuno sembra accorgersi.
Molto più comodo ed efficace descrivere un paese intero, San Luca, che all'arrivo dei giornalisti si barrica in casa, oppure come un luogo dove i perfidi baristi non danno da bere ai forestieri.
Bisogna "costruire" la notizia anche a costo di "strisciare" sulla pelle degli innocenti, così come è successo in questo caso. Gli spettatori vogliono ridere e scandalizzarsi contemporaneamente, e allora si confeziona un pacchetto natalizio con dentro un prodotto di sicura efficacia e, senza molti scrupoli, ci mettono dentro anche i bambini di San Luca, descritti come costruttori di molotov che, a giorni alterni, lanciano impunemente contro le forze dell'ordine (e meno male che non hanno detto che di notte parlano col demonio, altrimenti li avrebbero presi sul serio aprendo la caccia alle streghe).
Eppure sarebbe bastata una semplice ricerca su Google per capire che negli ultimi cento anni, a San Luca, ( dove pure sono successe tante cose drammatiche), nessun bambino è stato visto con una molotov in mano e nessun mezzo della polizia o dei carabinieri è stato assaltato da squadre di bambini (o di adulti) a colpi di molotov e neanche con le bollicine di sapone.
Tuttavia, solo in piccola parte mi sento di dare la responsabilità ai giornalisti di “Striscia”, che sono stati presi per mano, istruiti e accompagnati a San Luca seguendo una ricca "letteratura" prodotta soprattutto in Calabria.
Una "letteratura" che sfugge e fugge dalla complessità legata alla drammatica presenza mafiosa nella nostra terra per trasformare tutto in folklore quando non in operetta.
A chi giova tutto ciò?
In primo luogo… alla ndrangheta!
I mafiosi ridono sopra le trasmissioni come quella di Striscia, anzi utilizzano la naturale indignazione delle tante persone perbene che ci sono a San Luca, come ovunque, per creare la sindrome della "cittadella assediata", spingendo i cittadini a fare un blocco unico contro gli "aggressori esterni."
Serve per mettere in campo una "politica" antimeridionale. Per esempio c'è chi vorrebbe  utilizzare i soldi del "Recovery Fund" destinati alle future generazioni per accontentare la Calabria realizzando qualche tratto di rete viaria o, peggio ancora, per la costruzione di nuove carceri e nuove aule bunker.
Bella prospettiva per la Calabria!
La dimostrazione di quanto ho appena detto sta nel fatto che, in piena emergenza Covid-19, in Calabria non arriva il Ministro della Sanità, ma quello della Giustizia.
Non è una casualità, ma una precisa scelta delle priorità, la logica conseguenza della volontà di subordinare il sacrosanto diritto alla salute e alla vita dei calabresi alla necessità di esporre in vetrina qualche presunto manovale della ‘ndrangheta in catene.
E infatti il ministro Bonafede arriva in Calabria per rendere omaggio al Tempio in cui, tra meno di un mese, si aprirà lo spettacolare "processo del secolo Rinascita-Scott”. Sarà l'apoteosi di mafiosi di provincia catapultati ai livelli di Riina e Provenzano, con qualche politico decadente nel ruolo di Andreotti.
Siamo partiti da San Luca e dai suoi bambini (che sono "nostri") coinvolti in un giudizio sommario. E a quanti di noi restano indifferenti, vorrei far leggere l'arringa del Procuratore federale al processo contro Sacco e Vanzetti. La sua non è stata una semplice accusa contro i due anarchici  (innocenti) ma una reprimenda contro gli italiani visti come potenziali criminali e appartenenti ad una civiltà inferiore.
E quasi tutti i grandi giornali sono stati dalla sua parte.
Non è per questa via che si sconfigge il crimine.
Non è criminalizzando San Luca che si sconfigge la ndrangheta.
Sino a qualche tempo fa il quartiere di Harlem (NY) era considerato estremamente pericoloso, sconsigliato alle persone "normali". Non sono stati i processi, né la criminalizzazione mediatica, né le operazioni di polizia a sconfiggere il degrado, bensì un grande progetto di Rinascita che ha visto anche i cittadini di Harlem come protagonisti. Un grande piano che ha operato dall'alto e dal basso facendo rinascere il grande quartiere americano.
Di questo avrebbe bisogno San Luca, la Locride e la Calabria intera, piuttosto che di diffamazione calcolata.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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