Non facciamo cadere gli imprenditori nelle mani dei “Caravattari”

Dom, 29/03/2020 - 13:00

Nei momenti di crisi vengono a galla le criticità della società. Nel contesto attuale di crisi di sistema che l’Italia subisce per via della pandemia in corso, che ha portato a delle scelte restrittive anche in economia e in finanza, emerge con forza la difficoltà del tessuto produttivo e commerciale dei vari territori. Ha fatto bene, quindi, l’ASCOA, con il suo presidente Fabio Mammoliti, a rappresentare il rischio di default delle aziende locali (clicca qui per leggere il comunicato stampa dell'associazione). L’incapacità di soddisfare le obbligazioni porta il debitore a chiedere liquidità, con il pericolo di rivolgersi a soggetti che praticano tassi usurai.
Ecco emergere, in questo contesto, la debolezza e la marginalità della Locride, posta all’interno dell’altrettanto debole territorialità che è il Comprensorio della Città Metropolitana.
Ancora una volta ci si trova a dover ricorrere alla straordinarietà degli interventi, cercando di risolverli troppo spesso mettendo solo una toppa. La crisi strutturale in corso non consente, però, di arginare per molto tempo la falla del sistema dentro il quale rientra la circolarità monetaria.
Per affrontare e risolvere il problema liquidità è necessario allora un intervento repentino, forte e chiaro.
Il rischio è quello di consegnare nelle mani dei “cravattari”, come sono chiamati a Roma, molti imprenditori locali, che nella “normalità” operano all’interno di un mercato di per sé marginale e che, in pratica, è stato chiuso per l’emergenza in corso.
La crisi di liquidità apre le porte alla riflessione sulle politiche economiche e finanziarie adottate negli ultimi anni. E ancora una volta quello che viene fuori è uno scenario preoccupante. I modelli di sviluppo incompleti e parziali hanno portato, come conseguenza, a non risolvere la “Questione Meridionale”, che oggi si ripropone e si accentua in questo contesto, dove ancora una volta ci si chiede dove era la classe dirigente del Sud nel momento in cui si ponevano le basi dei vari programmi di sviluppo. Le domande sono semplici. Questa crisi si poteva prevenire? Poteva essere il Meridione la nuova via dello sviluppo nazionale e, di conseguenza, non rimanere un territorio marginale? Un Meridione forte nel suo tessuto produttivo, economico e finanziario poteva sostenere senza troppi contraccolpi questa crisi di sistema consentendo una più rapida ripresa?
La ripresa ci sarà, come ogni momento di superamento di una crisi ciclica, ma mancherà ancora una volta il Meridione se, oggi, non vengono presi opportuni provvedimenti nazionali e regionali.
La sanità è un punto essenziale. Ma qui parliamo delle imprese che operano e che rischiano il collasso senza gli accorgimenti opportuni da disporre. Ancora una volta sembra che nel marasma di una crisi a rimanere saldo è l’Antistato ’ndrangheta, che nonostante le tante indagini e i numerosi processi, appare l’unico a poter sostenere la domanda di liquidità proveniente dal territorio. Non anticipare questa probabile, terribile, evenienza, sarebbe un errore nella lotta alle mafie. I clan ne uscirebbero rafforzati. In questo momento non si può abbassare la guardia ma serve un forte impegno delle Istituzioni.

Autore: 
Rocco Muscari
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