Non sopporto un certo tipo di serietà

Lun, 12/03/2012 - 12:04
Disprezzo le chiacchiere e la convinzione degli strateghi politici locali, da domenica mattina, che affermano verità assolute, slinguazzano il deretano a un qualsiasi superiore
Non sopporto un certo tipo di serietà
Mi inibisce al dialogo, al confronto. Non riesco a parlare con un mio simile che giustifica le sue frustrazioni assumendo atteggiamenti seri e distinti, passando prima dalla sua segretaria.
Odio quell'approccio professionale alle cose che di professionale ha solo l'approccio.
Nel nostro territorio ancora di più.
Dovremmo cazzeggiare ed essere molto più umani. Prendere come arte per i nostri rapporti la coglionetta, anche nel lavoro. Non badare alla propria glorificazione per la macchina che si guida, ma riflettere sul fatto che sia di seconda mano.
Mi scontro con “produttori” vicini di caritas, che non comprendono che per uscire dal turpiloquio   culturale auto-celebrativo locrideo bisognerebbe iniziare a riconoscersi l'uno con l'altro e a metter da parte le proprie glorie individuali che diventano miserie sociali di fronte ai potentati.
Detesto la supponenza di chi disconosce ma vuole avere ragione.
Avvenimento ripetitivo che legittima a pieno il famoso detto sui fessacchiotti e la ragione.
Disprezzo le chiacchiere e la convinzione degli strateghi politici locali, da domenica mattina, che affermano verità assolute, slinguazzano il deretano a un qualsiasi superiore che abbia un posto in qualche poltrona politica e restano, sistematicamente, fregati.
C'è ne uno così in ogni paese. Trovate il vostro.
Ritengo il cazzeggio una terapia contro tutto ciò. Prendetela così, non ci si può far nulla. Si è nobili anche nel non prendersi troppo sul serio.
Non abbiate ossessione competitiva, almeno qui, rimaniamo territorio franco dall'efficienza e diamoci un po' di più alla deficienza. Magari ci aiuta a produrre. 
Autore: 
Ruggero Brizzi
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