Nosside di Locri e l’epigramma greco in età alessandrina

Dom, 18/10/2020 - 19:00

Locri è stata una delle città più importanti della Magna Grecia, che si stendeva da Taranto a Crotone, da Reggio a Siracusa, da Metaponto a Elea, per ricordare soltanto alcune delle Città- Stato che diedero al mondo la civiltà. Il diritto, infatti, nasce a Locri con Zaleuco, la matematica a Crotone con Pitagora, la filosofia a Elea con Parmenide e Zenone, a Metaponto con Ippaso, a Lentini con Gorgia, a Siracusa con Archimede, ad Agrigento con Empedocle. Abbiamo citato solo le personalità più note, ma non le uniche, dato che in Magna Grecia è fiorita una civiltà che ha stupito e ancora stupisce il mondo. La città di Locri fu fondata verosimilmente dai coloni Locresi del golfo di Crisa, guidati sullo Ionio da Evante, pochi anni dopo la fondazione di Crotone e Siracusa. Qualcuno, come Eforo, invece, li vuole coloni dei locresi Opunzi. Certo, prima della fondazione della città c’erano stati rapporti commerciali tra i greci e le popolazioni locali, i Brezii, come documentano gli scavi archeologici. I colonizzatori greci conoscevano bene il territorio ionico sul quale avrebbero costruito la città. Sbarcarono con uomini e cose nella baia di Bruzzano Zeffirio e, di là, pochi anni dopo, aiutati dai Siracusani, si spostarono di poche miglia e arrivarono ai piedi di una collina dove fondarono la nuova polis, Locri. I fondatori possedevano qualità eccezionali: equilibrio e saggezza nell’assegnazione delle terre, delle case e degli incarichi pubblici; qualità possedute solo da coloni provenienti da un mondo civile. Con i coloni arrivò a Locri il culto degli dèi Olimpici, della famiglia, dei morti, assieme all’amore per la Città e il rispetto delle leggi. Locri, ben guidata, si espanse in poco tempo; è la prima città Magno-greca a darsi leggi scritte con Zaleuco, che viene considerato il primo legislatore dell’Occidente. L’applicazione della giustizia non può essere lasciata alla discrezionalità dei giudici, ma deve avere un’applicazione omogenea: da qui la necessità delle leggi scritte. Fiorirono in poco tempo le arti, si costruirono templi, nacquero atleti, filosofi, musicisti, scienziati; fiorirono l’artigianato e i commerci, come attestano gli scavi archeologici, i cui reperti si custodiscono al museo di Reggio Calabria, nell’antiquarium di Locri, nel museo di Berlino e in altri musei e collezioni private sparse in tutto il mondo. A Locri nacque e visse una delicata poetessa, Nosside, che viene spesso accostata a Saffo, forse perché come questa scrisse epigrammi artistici, qualcuno di argomento erotico, come la poetessa di Lesbo. Vissuta nel terzo secolo d.C., in età alessandrina, ci ha lasciato dodici epigrammi, in distici, che si conservano nell’Antologia Palatina. Gi studiosi ritengono che gran parte della produzione poetica di Nosside sia andata perduta. Una “Cara alle Muse”, come Nosside dice di se stessa, non poteva aver scritto solo dodici epigrammi. Quel poco che si è salvato è dovuto al poeta Meleagro di Gadara che, nell’anno 100 a.C. ebbe l’idea di raccogliere in una “Corona” i fiori più belli della poesia: intorno alla “Corona” si formò, col tempo, l’Antologia Palatina, che raccoglie epigrammi greci dall’epoca arcaica a quella cristiana. Di Nosside l’Antologia Palatina riporta dodici epigrammi di argomenti vari. L’epigramma più noto, e che più degli altri ha stimolato la fantasia degli studiosi, fino all’accostamento con Saffo, è di argomento erotico: “Non c’è nulla più dolce d’amore: ogni altra fortuna è men dolce. Anche il miele la mia bocca rifiuta. Questo Nosside dice. E a chi non arrise Afrodite, non conosce costei, che fiori sian le rose”. A noi sembra che, più che d’un epigramma erotico, si tratti d’un epigramma d’amore, senza aggettivi: esprime un sentimento universale che ogni uomo ha provato nella vita. Nulla di paragonabile agli epigrammi di Saffo, dove figura spesso un amore tormentato che la costringe a chiedere il soccorso di Afrodite per ottenere la pace perduta. Molto bello il distico dedicato ad Era Lacinia, il cui tempio pantalico si trovava nel territorio di Crotone ed era allora meta di pellegrinaggi. “Era santa che spesso scendendo in terra dal cielo/visiti il tuo santuario Lacinio fragrante d’incensi/ accetta il peplo di bisso che Teòfoli figlia di Clèoca/ha tessuto per te con Nosside sua nobile figlia”. È evidente che il peplo per l’Augusta divinità sia stato tessuto della discendenza femminile di Nosside, appartenente a una nobile famiglia locrese che ebbe l’onore di portare doni al tempio di Era. Si tratta evidentemente d’un pellegrinaggio in un tempio pantalico e non un’offerta a una divinità cittadina. La protettrice di Locri era Persefone, la dea della vita e della morte, del bene e del male, la cui statua trovata occasionalmente da contadini, in contrada Perciante di Locri, è stata trafugata, e oggi giganteggia nel museo di Berlino. Molto bello il distico su Melinna, che assomiglia alla madre. “Come davvero la figlia alla madre in tutto s’assembra./ Com’è bello che i figli sian pari ai genitori”. Corrado Alvaro, ritornando al suo paese, in occasione della morte del padre, osserva che la generazione che aveva conosciuto da ragazzo non c’era più, ma erano rimasti i figli tanto simili ai padri. Il culto di Artemide, divinità panellenica, è presente anche a Locri. Invoca Nosside: “Artemide, che regni su Delo e sull’amabile Ortigia,/riponi in grembo alle Cariti l’arco e le frecce intatte,/purifica il tuo corpo nelle acque dell’Inopo e vieni/nella casa d’Alceti, a liberarla dalle difficili doglie”. Non manca un riferimento alle lotte condotte dai Locresi contro i Brezii, abitanti del territorio collinare e delle zone interne, allontanati con le armi. “Via dalle grame spalle questi scudi gettarono i Bruzii/percorsi nella mischia dai Locresi veloci alla lotta.” Negli ultimi anni l’interesse per Nosside, in Italia, è cresciuto: sono apparsi gli studi magistrali di Ignazio Cazzaniga e di Marcello Gigante, per citare i più importanti. In questo processo di rinascita di Nosside e della Calabria, Locri non è stata assente. Per opera di tanti studiosi, come la Preside Maria Macrì, che ha dato un grande contributo alla conoscenza di Locri antica e della cultura greca, specialmente nel periodo in cui ha diretto la scuola d’arte. In questo clima culturale è nato il monumento a Nosside, opera dell’insigne artista Tony Custureri, che svetta in via Marina e sembra rivolgere ancora oggi ai naviganti la preghiera di Nosside: “Straniero, se la tua nave salpa verso la bella Mitilene,/per cogliervi il fiore delle grazie di Saffo,/dì laggiù ch’ero cara alle muse, e la terra locrese/mi diede i natali. Il mio nome, sappi, è Nosside. Va!”

Autore: 
Bruno Chinè
Rubrica: 

Notizie correlate