Nuove spese sanitarie sulle spalle dei pazienti

Dom, 17/06/2018 - 17:00

Carissimo Direttore,
Scura tempora currunt.
E Lei che mi fa? Lei mi si distrae e, piuttosto che starmi sul pezzo, Lei mi pubblica la foto di Geppo Femia e me lo insignisce della qualifica di ideologo del M5S.
Disvelamento che farà certamente il paio con il terzo segreto di Fatima e che avrà serie ricadute su contemporanei e pòsteri (bisdrucciola, mi raccomando, o Geppino – che saluto- mi farà le pulci) ma che, mi viene da pensare, lascerà sgomenti l'uno e gli altri.
Dicevamo, il Commissario alla Sanità della Regione Calabria, Scura (nomen omen et libarandis domine), nominato per rimettere in sesto i conti disastrati del Servizio Sanitario Regionale, ha emanato un provvedimento in base al quale, dal 4 giugno ultimo scorso, viene ridotto del venti per cento il budget per analisi e diagnostica per immagini da destinare ai centri privati.
Per la qual cosa molte indagini, non di poca importanza, che prima afferivano alle casse della Sanità regionale, a far data dallo stesso giorno graveranno sulle tasche dei pazienti (quousque tandem!) calabresi.
Apprendere la notizia e ricordare il monologo di Petrolini che parodiava Nerone dopo che aveva incendiato Roma (- E noi ricostruiremo Roma più bella e più gloriosa che pria. - Nerone con la cetra in mano. - Bene, bravo. - Il popolo bue osannante. - Grazie. - Il piromane, tronfio. - Prego. - Quelli.) è stato un tutt'uno. Perché, noi brava gente di Calabria, oggi siamo messi, ogni eccezione rimossa, alla stessa maniera di quei Romani terrorizzati dalla crudeltà di un mentecatto che decideva con un like della vita e della morte dei cittadini. Non che con questo io voglia attribuire a Scura intenzioni analoghe a quelle dell'imperatore in questione - sarebbe davvero troppo - fatto è, però, che alla resa dei conti, il risultato rischia di non essere molto dissimile: a morte nelle arene venivano mandati quelli, accompagnati a prematura fine saremo noi d'ora in poi dato che non so quanti di noi reietti Calabresi potranno permettersi il lusso di non dovere scegliere tra mangiare e curarci. Non dirò, per non essere tacciato di populismo (termine, ormai, sinonimo di prezzemolo), che stiamo chiudendo la stalla dopo che i buoi - cornuti! - sono scappati. Nel senso che prima hanno permesso che se la divorassero, la Sanità intendo.
Questa Terra non ha mai brillato in fatto di sanità pubblica.
Non solo e non tanto per qualità dell'offerta ma, ancor più, per gamma di servizi.
Nelle epoche, un reparto di ginecologia a Siderno, uno a Locri, uno a Melito, uno a Cinquefrondi, e nessuno o quasi di ortopedia degno del nome o, che so?, di oncologia. Per dire.
La chirurgia ha conosciuto solo saltuariamente intervalli aurei ora qua ora là; gastro e colonscopie sono acquisizioni degli ultimi lustri (prima toccava bere litri di una impossibile soluzione di bario) così come la risonanza magnetica.
Della PET – qualcuno spieghi a chi di dovere che non si tratta della plastica per alimenti - attendo di avere notizie.
Prevenzione? ZERO VIRGOLA ZERO UNO!
Per una mammografia (non ammicchi, non parlo per me!) o ti rassegni a sottoporti al supplizio dei rinvii perché ora l'organico non è coperto, ora non è stato nominato il sostituto dell'incaricato temporaneo assente, ora si è bruciata la presa a parete, o non sai mai dove ti toccherà sbatterti.
Mentre per una cataratta devi passare prima per lo studio privato del tale oculista collegato col tale primario che opera (non so se intra o extra moenia) nel tale ospedale pubblico privo della maggior parte degli altri reparti.
Se, d'altra parte, esiste la locuzione “viaggi della speranza” un motivo dovrà pure esserci.
Non crede?
Tornando a Roma più che a Nerone, l'Impero Romano cadde non perché i cives si ribellarono e imbracciarono le armi ma perché una forza nuova (non quella di Destra), i Cristiani, che seguivano l'insegnamento di Gesù di porgere l'altra guancia, lo minò alle basi.
A furia di prendere schiaffi in faccia, infatti, fecero stancare quelli che glieli davano.
Se è vero, perciò, che la Storia è magistra vitae, caro Direttore, Lei ha il dovere di far sapere attraverso le colonne del Suo giornale ai nostri conterranei che non occorre minimamente prendere i forconi e andare sotto Palazzo della Regione a Catanzaro per riappropriarci del diritto alla salute e che è assolutamente fuori luogo che il Governatore Oliverio si incateni, sempre sotto quel Palazzo, per protesta. Noi ce ne stiamo tranquillamente seduti sulla sponda del fiume ad aspettare forti della verità affermata da Fra' Cristoforo: Giorno verrà!
Quando, dice?
Ma, benedetto giovine, cosa vuole che ne sappia io?
Io il capostazione facevo. Non sono né medico né speziale io!
Sergio M. Salomone

PS: mi è giunta notizia nel frattempo che, in fatto di colonscopie ed esplorazioni rettali, per portarsi avanti col lavoro, il Commissario Scura sta elaborando alcuni provvedimenti più idonei a soddisfare i bisogni.

Risposta
Gentile Sergio,
mi fa davvero piacere sapere che si sarebbe aspettato che Riviera trattasse la nuova mortificante trovata del commissario Massimo Scura. Vuol dire che ha un'alta considerazione di noi: sa che siamo attenti alla difesa dei diritti dei cittadini. E infatti lo siamo stati anche stavolta. A quanto pare le sarà sfuggito, ma il nostro direttore editoriale Ilario Ammendolia ha parlato della diavoleria di Scura la scorsa settimana nel suo articolo di pagina 11. La questione, in ogni caso, sarà maggiormente approfondita nei numeri succesivi: siamo, infatti, in attesa di informazioni più dettagliate sull'argomento così da fornire ai nostri lettori un quadro che sia il più completo possibile. Continui a leggerci, magari con più attenzione, e a credere in noi.
Maria Giovanna Cogliandro
P.s. quanto a Geppo Femia, Fatima non c’entra nulla: si trattava di Satira!

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