Occhio al futuro

Mer, 24/02/2021 - 10:00

Il telefonino si blocca, oh! Dio mio...ora come si fa? Restiamo fuori dal mondo, persi: niente più selfie in riva al mare o whatsapp chilometrici per dirsi sempre le stesse cose. Addio fanciulla con la quale si chattava a spron battuto per scoprire, alla fine, che era la nostra dirimpettaia; anni di virtuale comunicabilità e il mondo, nel frattempo, ci è ruotato accanto e non ce ne siamo accorti. La lavatrice perde acqua: presto, presto chiamate l’omino blu delle riparazioni. Avverto nostalgia per quelle foto in bianco e nero raffiguranti massaie intente a lavare panni in torrenti limpidi e il bianco delle lenzuola risultava più candido di gigli volitivi, altro che due fustini in cambio di uno. Il televisore non si accende più, resta inutile orpello alle pareti del salotto. Che ne pensate di un buon libro, vi fa viaggiare gratis e vi porta ovunque comodamente seduti in poltrona. Nessun novello Savonarola, non basta il contrario allo sviluppo, al progresso, solo lieve nostalgia, piacevole ricordo di intere famiglie piacevolmente sedute in cerchio attorno a un braciere. Fuori infuriava un forte temporale ma non ci si preoccupava di semaforizzare i territori a seconda della pericolosità dei fenomeni atmosferici. Nessuna esondazione o frane, allora, come quelle frequenti di oggi. Vi era un perfetto equilibrio (tacito patto di rispetto) fra l’uomo e la natura. Le case, mattone dopo mattone, venivano su solide (non si risparmiava sui materiali) e venivano costruite dove si poteva edificare e non come oggi che vengono erette ovunque, persino negli alvei dei fiumi. Si comunicava, si parlava vis a vis e si raccontavano favole per i più piccini. Furbescamente per noi scolari il temporale diveniva l’alibi di non fare i compiti scolastici per il giorno dopo giustificando tale mancanza col fatto che, per il brutto tempo, la corrente elettrica era venuta a mancare. Ora tutto è chimica, plastica. Un elettrodomestico si guasta facilmente e conviene acquistarlo nuovo, invece che ripararlo. Il prezzo d’acquisto è di gran lunga inferiore al costo per farlo riparare. E la legge del mercato, baby. Calcolato marketing. Un bombardamento perseverante di pubblicità che c’invita, in maniera suadente e subdola, a un consumo sempre più sfrenato. Basta! Riprendiamoci la vita a nostra misura Addentiamo con gusto la zolla di terra, rinfreschiamoci la bocca con la rugiada dell’erba. Rinverghiamo, ripiantiamo, piantumiamo, rifoltiamo. Mangiamo pane, olio e pomodoro. Stop al cibo spazzatura che sa tanto di chimica. Non anticipiamo, con la nostra scellerata condotta, il giudizio universale sciogliendo ghiacciai e deturpando il territorio. Non assistiamo impotenti alla scena del figlio, che col padre scendono in spiaggia per bagnarsi nel mare e guardando l’orizzonte il babbo dice ’’Guarda, tutto questo un giorno sarà pulito’’. Domanda finale da un fantastiliardo di sterline : “Che vita lasceremo ai posteri”?

Autore: 
Giuseppe Roma
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