Officina dell’Arte: l’essenza stessa della cultura reggina

Dom, 09/10/2016 - 15:05

L’Officina dell’Arte si ripresenta al grande pubblico con un calendario prestigioso e ricco di eventi. Abbiamo contattato Giuseppe Piromalli, direttore artistico della compagnia, per sapere che cosa si aspetta da questa nuova stagione, se agli esordi credeva che il gruppo potesse riscuotere tanto successo in appena quattro anno e se, oggi che Reggio è diventata Città Metropolitana, cambierà l’approccio al proprio lavoro.
È ormai giunto l’esordio di una nuova stagione teatrale per l’Officina dell’Arte. secondo quale criterio avete stilato il calendario e cosa sperate di lasciare al pubblico?
Stilare il cartellone è un’attività che ormai portiamo avanti da tre anni. Come Officina dell’Arte abbiamo un nostro modo di interpretare il teatro, grazie al quale prediligiamo da sempre l’inserimento in calendario di commedie brillanti e spettacoli di cabaret. Pur riconoscendo l’importanza della prosa e della lirica, amiamo far ridere la gente e per questo inseriamo in cartellone compagnie teatrali o singoli attori che abbiano una predisposizione al sorriso. Da qui si evince la presenza di grandi nomi come Gennaro Calabrese, Pino Insegno e Ale & Franz, dei quali siamo riusciti a portare lo spettacolo a Reggio Calabria per la loro unica tappa al sud Italia e che, certamente, costituiscono la punta di diamante della stagione, per la quale già ci stiamo preparando nonostante manchi ancora molto al 18 e 19 febbraio, date in cui si esibiranno. Far ridere la gente, in questi nostri anni di attività, è diventata quasi una missione: chi assiste a uno spettacolo da noi organizzato, deve tornare a casa consapevole di aver fatto una riflessione senza perdere il sorriso.
Com’è evoluta, in questi anni, l’attività della vostra compagnia e quali sono i suoi obiettivi a lungo termine?
Siamo una compagnia tutta reggina, composta da persone che hanno avuto le proprie esperienze personali altrove per poi riunirsi in un unico gruppo, nato quattro anni fa. Come succede per tutte le belle cose, anche l’Officina dell’Arte è emersa per caso, sulla base dell’amicizia trentennale dei suoi componenti. L’esperienza maturata da ognuno di noi prima di imbarcarsi in questa avventura collettiva ci ha permesso di collaborare fin da subito con il Politeama Siracusa di Reggio Calabria e, già allora, alla base del nostro progetto, c’era il divertimento scaturito dallo stare assieme. Non so cosa accadrà a lungo termine, ma di una cosa sono certo: continueremo a lavorare al fine di lasciare la compagnia in eredità a qualcuno anche se, negli anni, i singoli membri si allontaneranno dalla scene per ragioni professionali o di età. Per questo abbiamo costituito un gruppo di giovani dai 16 a i 25 anni che vivono il palco e le commedie con noi, dando loro le basi utili a produrre lavori che possano andare in scena negli anni a venire e consentano loro, un domani, persino prendere le redini della compagnia. È un progetto al quale crediamo moltissimo e dal quale vorremmo far nascere una vera e propria accademia di teatro, in modo che questi giovani possano essere formati da veri docenti e istruttori che permettano loro di allargare il proprio panorama artistico e professionale.
Secondo il sindaco Falcomatà siete la dimostrazione vivente che Reggio può produrre cultura. Adesso che Reggio Calabria è diventata una Città Metropolitana sono cambiate le vostre prospettive o il vostro modo di approcciarvi al lavoro?
Partiamo da un dato di fatto: siamo un associazione teatrale e culturale che è sta creata grazie ai fondi dei propri componenti. Certo, il Comune di Reggio Calabria e la Provincia ci sono stati vicini e sono venuti incontro alle nostre esigenze, mettendoci nelle condizioni di entrare in luoghi di cultura come possono essere il Teatro Siracusa e, oggi, il Cilea. Ciò che è nato da quando siamo partiti, tuttavia, è il solo frutto della nostra passione e di qualche sacrificio economico, perché abbiamo sempre prodotto in prima persona i nostri spettacoli. Certo, oggi possiamo contare su una fruttuosa campagna abbonamenti, ma le spese da affrontare restano importanti. Fatta questa premessa, la Città Metropolitana non ci obbligherà a cambiare il nostro approccio, piuttosto mi auguro che sia l’approccio dei cittadini metropolitani a cambiare nei nostri confronti. Nonostante la crisi, resto convinto che Reggio possa creare cultura, ma dobbiamo renderci conto che, nonostante siamo sulla buona strada, il cammino da affrontare è ancora lungo e complesso per arrivare a livelli raggiunti, per fare un esempio non troppo lontano da noi, dalla Sicilia. Ci vogliono persone disposte a sacrificarsi pur di raggiungere i propri obiettivi, che abbiano visione del futuro e siano disposte a investire tempo e denaro nei propri sogni. La Città Metropolitana, adesso, dovrebbe riconoscere quanto, queste nuove realtà, possano contribuire a elevare la sua immagine, oltre che quella dell’intera Calabria, perché noi dell’Officina siamo riusciti ad arrivare fino a Roma con la nostra programmazione e, oggi, per questa ragione, possiamo contare sul contributo finanziario di Confindustria e su spettacoli unici come, lo dicevo prima, quello di Ale & Franz. Se noi, senza il supporto attivo delle istituzioni, siamo riusciti a realizzare tutto questo, una collaborazione stretta con compagnie emergenti farà aumentare esponenzialmente le possibilità di avere successo. Quando la Città Metropolitana comincerà a ragionare in questi termini, faremo tutti un grande salto in avanti.

Autore: 
Jacopo Giuca
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