Ospedale di Locri: La posta in gioco è la salvezza di Ortopedia

Dom, 01/09/2019 - 11:40

L’infuocata estate della sanità reggina è purtroppo culminata, ancora una volta, in quel di Locri.
Le condizioni sempre più preoccupanti dell’ospedale Spoke del nostro comprensorio si sono rese evidenti una volta di più in prossimità del Ferragosto, quando, in seguito a una frattura alla testa del femore, la signora Raffaella si è sentita dire che non sarebbe stata operata prima di una settimana.
Nell’apprendere la notizia è stata immediata l’indignata reazione del sindaco di Locri Giovanni Calabrese che, venuto a conoscenza delle precarie condizioni di salute dell’anziana signora, ha annunciato sui social che un ulteriore aggravamento dello stato della paziente o il suo decesso avrebbero prodotto da parte sua un esposto alla Procura di Reggio Calabria per chiarire le responsabilità di quella che si stava profilando come l’ennesima tragedia annunciata. Infatti, l’assurda notizia del differimento dell’intervento di ben otto giorni, aveva seguito di non troppe ore la comunicazione che proprio il reparto di ortopedia dell’ospedale di Locri, nelle ultime settimane di agosto, sarebbe rimasto aperto solo durante il giorno per la sempre più lampante carenza di personale, un problema al quale il tanto decantato Decreto Calabria, come tanti altri provvedimenti atti a sistemare le condizioni della nostra sanità, non era riuscito a fare fronte.
Come purtroppo si temeva, a meno di quarantotto ore dal ricovero, la signora Raffaella è stata strappata all’affetto dei suoi cari, che hanno affrontato la situazione con un ammirevole, dignitosissimo silenzio, mentre la macchina dell’indignazione si attivava tra le mura della residenza municipale.
Il 16 agosto, infatti, come aveva promesso, Calabrese ha inviato l’esposto cui aveva fatto riferimento sui social chiedendo alla Procura di disporre “gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti […], valutando gli eventuali profili di illiceità penale degli stessi e, nel caso, procedere nei confronti dei diretti responsabili - facilmente individuabili nel Ministero della Salute, nella Regione Calabria, nella Struttura del Commissario di Governo, nella Direzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria e nella Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Locri - per i numerosi reati perpetrati e tra questi quelli di omicidio colposo e associazione a delinquere”. Un atto d’accusa pesantissimo, dettato dall’esasperazione di vedere, giorno dopo giorno, una struttura chiamata a servire un bacino immenso di utenti sempre più impossibilitata a svolgere il proprio lavoro come dovrebbe avvenire in un Paese industrializzato come il nostro.
Non si è fatta attendere molto la replica dei Commissari dell’ASP di Reggio Calabria che, vedendo seguire i fatti alle minacce, hanno cercato (un po’ goffamente, in verità) di declinare ogni responsabilità. Come spesso accade in queste situazioni, infatti, la replica a mezzo stampa è stato un concentrato dei più classici luoghi comuni: le condizioni della paziente erano più gravi di quanto non sia stato affermato; a causa delle precarie condizioni di salute della signora anche avendo personale a disposizione l’intervento non sarebbe potuto avvenire in tempi più rapidi; la paziente è stata dimessa contro il parere medico… fino ad arrivare allo sforzo quotidiano della commissione per cercare di migliorare le condizioni dell’Azienda Sanitaria Provinciale che, tuttavia, prima del suo insediamento versava in uno stato così drammatico da non poter pretendere di più.
“In tale contesto - conclude il comunicato diffuso dalla commissione, - le accuse gravi ed infamanti sull’operato di questa Azienda Sanitaria, oltre a distorcere la percezione da parte della cittadinanza nel valore della sanità pubblica, infangano la dignità personale e professionale di quanti lavorano in questo settore con competenza, serietà e dedizione, anche con sacrifici personali. Certo è che simili irragionevoli ed emotivi interventi appaiono ancor più inopportuni e gravi, atteso l’importante ruolo istituzionale dell’autore [Giovanni Calabrese, ndr.] e, aspetto di non secondaria importanza, sono particolarmente dannosi e ostacolano l’azione messa in atto per il conseguimento delle finalità organizzative dei servizi sanitari sul territorio”. Come a dire: “È vero, è successo un casino, ma se almeno il sindaco si fosse stato zitto i medici sarebbero più disposti a darci una mano e i residenti si sentirebbero meno abbandonati”.
Un atteggiamento sconcertante che Calabrese, con una lettera rivolta direttamente ai Commissari dell’ASP alcuni giorni dopo, ha definito una “difesa d'ufficio del governo nazionale e regionale e del Ministero della salute, che sono i principali responsabili della grave situazione in cui versa l’ospedale della Locride…”.
“Il Vostro stupore e risentimento - scrive nella missiva il sindaco di Locri - sarebbe stato più che legittimo se fossimo stati in condizioni di normalità ed in presenza di una struttura sanitaria pubblica funzionante e davanti ad utenti soddisfatti per le giuste e dignitose prestazioni sanitarie erogate. […] Purtroppo non è così. […] Provate a mettervi nei panni di giovani creature o di una giovane vedova o di un padre o di una madre che hanno visto morire in simili circostanze il proprio padre e il proprio coniuge, il proprio figlio. Prima di Raffaela sono morti Alfonso, Gianfranco, Bruno, Jenny, Rocco, Giuseppe e tanti altri […]. Sono morti, non per colpa dei medici, ma perché qualcuno aveva stabilito di creare volutamente disagio nel nostro Ospedale spesso abbandonando alla deriva il povero personale ospedaliero”.
La paura di Calabrese è che, adducendo la scusa della poca funzionalità di certi reparti e del presunto spreco di denaro pubblico che deriverebbe dal mantenerli aperti, si spinga sempre più verso un accorpamento con l’ospedale di Polistena, lasciando di fatto il nostro comprensorio completamente sguarnito di reparti, anche di emergenza, che dovrebbero essere fondamentali per il benessere e la tranquillità della popolazione residente.
Nel prosieguo della propria lettera Calabrese ammette di aver talvolta usato, nella sua quinquennale lotta per la sanità nella Locride, toni non esattamente “istituzionali”, ma ribadisce anche con forza che puntare il dito contro un presunto allarmismo da lui alimentato in questa occasione non risolva il problema. Non è credibile che tanti professionisti abbiano rifiutato l’incarico perché “scoraggiati” dalle parole del primo cittadino e dall’immagine distorta che avrebbe diffuso del nosocomio, perché parliamo di situazioni che si protraggono da troppo tempo e sono ormai evidenti a tutti.
Del resto, continua Calabrese, “il sindaco di Locri agisce su mandato del popolo e cerca con l'unico strumento che gli appartiene, la parola, di far capire l'importanza dell'ospedale, però un ospedale vero, organizzato e funzionante”.
“Invertite la rotta - conclude il primo cittadino. - Trovate delle soluzioni serie, valide e concrete. I reparti si potenziano, non si chiudono. Venite più spesso a Locri. La Vostra presenza congiuntamente a quella del Vostro delegato che sta cercando di svolgere un ottimo lavoro, è gradita e, soprattutto, utile alla causa”.
Un invito che, fino ad ora, non è stato accolto ma che sarà certamente determinate per lo sviluppo futuro di questa delicata vicenda.

Autore: 
Jacopo Giuca
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