Ospedale di Locri, nonostante tutto, sempre peggio

Ven, 09/05/2014 - 10:27

Come Atlante reggeva la volta celeste sulle sue spalle, così il Titano Francesco Adamo sorregge le sorti dell'ospedale di Locri con il suo reparto, Anestesia e Rianimazione. L'ultimo baluardo che rende la struttura ancora degna di essere chiamata ospedale. E la dimostrazione l'abbiamo avuta tutti questa settimana. Un'epidemia ha colpito gli anestesisti di Locri e l'ospedale si è bloccato. È diventato un mucchio di ambulatori, niente di più. Altro che spoke, è stato il nulla. Con tutto il rispetto per chi ogni giorno cerca di mandare avanti una struttura che, mentre doveva essere all'avanguardia, tiene salda la retroguardia.Ma torniamo al caos in cui è caduto l'ospedale. Tre anestesisti malati e il “nonostante tutto”, mantra che permette di sopravvivere al nosocomio, non vale più. Niente operazioni ordinarie, né d'urgenza. Come se già non ci fossero abbastanza problemi in un a struttura di provincia che non ci invidierebbero neanche nelle zone di guerra. Anche se Adamo sì che lo vorrebbero anche Medici senza frontiere. È un missionario, si arrangia con quello che ha e fa funzionare un reparto con mezzi e personale limitati. Lui è uno dei primari che portano avanti i loro reparti e li fanno filare, nonostante le carenze e la desolazione che li circondano. Forse anche la sua sarà una punizione divina, come per Atlante, magari in una vita precedente avrà commesso qualche crimine. Anche piuttosto grave per reincarnarsi in un primario di Locri. L'ospedale sta perdendo la fiducia dei cittadini del territorio. In molti piuttosto che ricoverare i propri cari a Locri preferiscono prendersi la responsabilità, firmare per portarli a casa o fuori regione. L'attuale situazione secondo il sindaco Calabrese è da imputare a entrambe le fazioni politiche (chissà se è un’opinione dettata da fedeltà per la casacca o dal detto mal comune mezzo gaudio). Secondo lui le giunte Loiero e Scopelliti avrebbero contribuito all'attuale abbandono e alla desolazione dell'ospedale. Eppure, checché ne dica Calabrese, nel 2010, la Locride registra tutt'altro. Dopo anni di inefficienze e malasanità a go go, Giustino Ranieri, predecessore della Squillacioti e degli accorpamenti fallimentari, aveva convinto primari invidiati dall'Italia progredita a venire a Locri. Aveva costruito una squadra con tre punte: Macrì, ortopedia; Bertucci, radiologia; Pavone, chirurgia.  Anche i conti stavano tornando a quadrare, Ranieri aveva portato da 12 a 4 milioni il deficit dell'Asp 9. E ottenne questi risultati in due anni, dal maggio 2008 al luglio 2010. E poi siamo tornati indietro. Nel giro di 4 anni, dal 2010 al 2014 l'ospedale è diventato un luogo in cui si sa quando si entra e non si sa quando si esce. I primari sono migrati quasi tutti verso lidi più soleggiati, tranne qualche missionario che crede ancora nel suo lavoro di buon samaritano.

Autore: 
Eleonora Aragona
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