Ovale di Caulonia

Sab, 16/05/2020 - 13:00
I frutti dimenticati

Con gioia amo ritornare a Caulonia a visitare il mio carissimo amico Santo Strati, che adora il paese che lo ospita ormai da quarant’anni più dei Cauloniati (il termine è del periodo classico), e che cerca di evidenziare attraverso la sua grande esperienza nel settore dei funghi, di cui è ricco il territorio, che è splendido, con quella sua curiosità pratica nel mondo della botanica.
Il suo podere che cura sulla destra idrografica della fiumara Amusa, è un esempio chiaro di amore e rispetto per la natura e la biodiversità, prevalentemente del territorio.
Nel suo campo sono presenti delle piante particolari, tra cui il Melo delle Vigne, tipico di Stignano, Placanica e Riace, ma non mancano le curiosità provenienti da mondi lontani, che Santo ogni tanto cerca di offrirmi, ma io decisamente rifiuto perché non sono del territorio.
Tre o quattro anni fa mi fece vedere con orgoglio un gelso originario del Bengala che produce more enormi; ha voluto misurarne una in mia presenza ed è risultata lunga circa nove centimetri.
Naturalmente il suo campo contiene di tutto e, specie d’estate, si riempie di colori. L’anno scorso fotografai uno stranissimo peperoncino piccante grande e contorto, chiamato Corno di Bue, introdotto nel territorio di Caulonia da un paese vicino da Santo stesso.
Fino a circa trent’anni addietro Santo viveva in una casa vicino a un giardino mediterraneo (agrumeto) appartenente a un medico, dov'erano concentrate tantissime varietà di aranci, limoni, mandarini, pompelmi e cedri e non mancavano tanti alberi da frutto; un vero e proprio giardino delle meraviglie, che volli visitare in ogni suo recesso.
Presi le marze di una decina di varietà di agrumi per praticare degli innesti in un campo appartenente alla mia famiglia, ora abbandonato.
Santo mi guidava nell’agrumeto e mi evidenziava delle particolarità di cui è ricca Caulonia, specie nel settore agrumicolo, ma anche in quello viticolo, aggiungeva.
Infatti, nel mio percorso sui vitigni autoctoni della Locride, Caulonia è stata fondamentale per la mia ricerca nell’ambito della quale indispensabile è stata Emilia Maiolo che, attraverso la sua vigna, mi ha fatto conoscere la viticoltura di Caulonia, dispersa nelle sue numerose frazioni e tra le case sparse da Ursini a Crochi, da Agromastelli a San Nicola, in paesaggi sempre cangianti e tra tanta acqua; infatti il suo territorio è percorso da tre belle fiumare.
Mi aveva indirizzato a Emilia, nel 2001, suo fratello, a cui avevo dato un passaggio in un giorno in cui non viaggiavano i mezzi pubblici per via di uno sciopero.
Emilia mi studiava e restava perplessa quando io fotografavo i grappoli in fiore, oppure le foglie delle viti nella pagina superiore e in quella inferiore, e addirittura i germogli apicali.
Al secondo incontro arrivai di fronte alla sua casa scampagnata e si affacciò la nuora che, vedendo uno sconosciuto, si era un po' preoccupata, ma poi Emilia la rassicurò dicendo a voce alta, dopo avermi guardato: “Sta tranquilla, è lo scemo di un mese fa, che fotografa le foglie e i grappoli in fiore, dato che mancano più di tre mesi alla maturazione dell’uva”.
Nella sua vigna aveva almeno una decina di varietà di viti allora, che ora sono in sicurezza nella mia vigna a Ferruzzano.
Invece Santo è esperto di tante cose ed era un piacere, tanto tempo fa, seguire i suoi racconti. Mi ricordo le sue puntualizzazioni sulle due varietà del Giallo Di Caulonia, i cui frutti maturano già ad aprile-maggio, ma riescono a resistere sulla pianta fino a tutto giugno, quando sono deliziosi.
Aggiungeva che, all’interno del territorio di Caulonia, le arance migliori sono quelle prodotte sulle rive dell’Amusa.
Naturalmente a Caulonia sono presenti i limoncelli e i limoni rossi, da sempre e se ne trovano di molto vetusti nell’area di Ursini.
Nel giardino mediterraneo del medico, più di trent’anni fa, Santo mi consigliò degli innesti e, tra gli altri, ebbi quelli dell’ovale di Caulonia, che innestai nel campo del mio defunto fratello, abbandonato.
Le piante ormai sono allo stremo, quasi tutte secche, ma alcune resistono da anni senza essere irrigate. Tra queste vicine una Gialla di Caulonia e un’ovale della stessa cittadina, prossima a scomparire.
Di frutti dalla forma ovale, abbelliti da un bel colore, ce n’erano quattro. Volli assaggiarne uno, restando stupefatto e ricordai cosa diceva Santo più di trent’anni fa affermando che le arance ovali calabresi non sono paragonabili alle arance ovali di Caulonia.
Infatti le prime sono dotate di un albedo (parte interna e bianca della buccia) spesso, e gli spicchi sono contenuti in pellicina non delicata, pieni di semi; invece le seconde hanno l’albedo sottile, delicata è la pellicina che ricopre gli spicchi, che fra l’altro contengono sporadicamente dei semi. In questo periodo i frutti cominciano a maturare e gli spicchi cominciano a diventare rosati e, alla fine di maggio, quando la maturazione è completa, gli spicchi diventano completamente rosati e i frutti deliziosi.

Autore: 
Orlando Sculli
Rubrica: 
Tags: 

Notizie correlate