Palazzo Zappia una caserma? Perché no?!

Dom, 29/04/2018 - 16:20

Piero Schirripa è stato il penultimo presidente della. Fondazione Zappia. Lo abbiamo intervistato per avere un suo parere in merito alla trasformazione di Palazzo Zappia in una caserma.

Palazzo Zappia potrebbe diventare la nuova sede del gruppo Guardia di Finanza di Locri che avrebbe individuato un finanziamento di 5 milioni di euro. Cosa pensa di questa nuova destinazione del Palazzo, nato per dare assistenza agli orfani?
Intanto è impossibile prendere una decisione del genere perché manca il presidente e il consiglio di amministrazione, pertanto il sindaco di Locri sta abusando del suo incarico. Nello Statuto all’art. 2 si legge: “La Fondazione ha lo scopo di riconoscere, assistere e istruire gratuitamente orfani, e di promuovere la loro sistemazione”. È chiaro che orfani ormai non ce ne sono come un tempo, però ci sono famiglie disagiate. Non si può fare a meno di perseguire lo scopo.
Quindi cosa suggerisce?
C’è nello Statuto un altro articolo altrettanto importante, l’art.13, in cui si specifica che l’istituto provvede al proprio scopo con le rendite del patrimonio. Le rendite del patrimonio possono anche essere costituite dall’affitto alla Guardia di Finanza, la quale con i 5 milioni, che pare abbia a disposizione, provvede a sistemare il manufatto preservandolo dal degrado e rispettandone ovviamente i vincoli architettonici, senza snaturarlo. Non sono per l’Italia del No ma per l’Italia del Sì: alla Guardia di Finanza si richiede un congruo affitto da destinare alla fondazione Zappia.
Con il ricavato che uso se ne potrebbe fare?
Io propongo di pagare a tutti i ragazzi delle scuole medie superiori di Locri un viaggio all’estero di un mese perché vedano che cos’è il mondo. Un viaggio possibilmente in paesi come la Corea, Singapore, la Cina... Rientrando capirebbero che il mondo non è quello che hanno visto finora e che cambiare si può. La mia cooperativa, la Valle del Bonamico, è nata proprio così, con un viaggio in cui abbiamo portato i figli dei mafiosi in Val di Non dove hanno visto che cambiare è possibile.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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