Partito Democratico: è il momento della verità

Dom, 03/03/2019 - 11:40

Quella di oggi sarà una giornata elettorale particolare per tantissimi cittadini italiani. I sostenitori del Partito Democratico sono infatti chiamati alle urne per eleggere il nuovo segretario nazionale, che potranno selezionare tra Maurizio Martina, Nicola Zingaretti e Roberto Giachetti. I circa settemila seggi in cui si potrà andare a votare saranno aperti dalle 8 alle 20 presso le sedi dei circoli locali del Partito Democratico di tutta Italia e, versando un contributo di 2 Euro, richiesto ai non iscritti per sostenere le spese elettorali, potranno votare tutti i cittadini italiani di almeno 16 anni o i residenti con permesso di soggiorno valido (nel caso di minori e stranieri, tuttavia, deve essere stata effettuata entro il 25 febbraio un’iscrizione al sito aperto dal PD in occasione di queste primarie, presso il quale gli elettori potranno inoltre verificare in quale seggio dovranno recarsi per esprimere il proprio voto inserendo il numero di sezione presente sulla propria tessera elettorale). Come nelle tradizionali elezioni, poi, i votanti dovranno recarsi ai seggi muniti di Carta d’Identità e tessera elettorale, in questo caso utile proprio a verificare che ci si trovi nel seggio giusto e, sulla scheda che verrà consegnata loro, dovranno tracciare un unico segno su una delle liste collegate ai tre candidati. Votando il candidato segretario si vota automaticamente anche la lista a lui collegata con i delegati che entreranno nell’Assemblea nazionale composta da mille membri. La proclamazione ufficiale a segretario avverrà durante l’Assemblea nazionale prevista per il prossimo 17 marzo e potrebbe essere determinata da un ballottaggio deciso dal voto dei delegati effettuato nella medesima occasione.
Benché sulla carta il meccanismo sembri semplice, non sono pochi gli ostacoli che il popolo Dem dovrà superare per raggiungere più o meno indenne la selezione del nuovo segretario nazionale. Il primo di questi blocchi sarà rappresentato anzitutto dall’affluenza che, per quanto dichiarato nei giorni scorsi, farebbe gongolare il PD se si assestasse anche solo sul milione di votanti. In un periodo in cui l’apprezzamento per la grande famiglia del centrosinistra tocca probabilmente il minimo storico, pare infatti un miraggio avvicinarsi anche solo di poco a cifre vicine ai dati fatti registrare in occasione delle ultime primarie del 2017, durante le quali si recarono alle urne quasi 3 milioni di simpatizzanti.
Altro scoglio da superare, una volta avute le preferenze, sarà poi trovare un accordo all’interno del partito. Le aspirazioni di unitarietà espresse da Martina e Zingaretti pare infatti debbano scontrarsi con la ferrea filosofia “antiniciucio” sbandierata da Giachetti.
«Se vinco - avrebbe infatti dichiarato Martina, - faccio una segreteria unitaria un minuto dopo, anche con Zingaretti e Giachetti. Qui non c'è da dividere ma da unire. È importante che domenica si apra la nuova stagione del PD. Se tocca a me fare il segretario io lavoro seriamente a una lista unitaria per provare a unire le forze di tanti che hanno voglia di far battaglia alle elezioni europee contro l'idea folle che la sovranità la si garantisce con il confine, il dazio, la rottura dall'Europa. Io rovescio questo argomento».
Una mano tesa alla quale Giachetti avrebbe risposto in maniera piuttosto diretta: “Nessuna segreteria unitaria, ma per una semplice ragione: noi siamo in una dimensione di confronto di idee e proposte diametralmente opposte e io non credo agli inciuci. Né nella grande politica, né nella piccola… Se non dovessi vincere rimango dentro il partito a fare una battaglia di minoranza perché la mia posizione politica durante queste primarie è distinta, differente e molto distante da quella di Martina». Una dichiarazione di rottura che evidenzia tutti gli attriti che ci sono tra tra le correnti interne al partito in merito alle politiche future di Matteo Renzi e del resto della compagine.
Più squisitamente “Dem”, invece, Zingaretti, che avrebbe affermato quanto segue: «Io credo che costruire le condizioni dell'unità sia un fatto molto positivo, perché nei congressi si confrontano delle idee, poi ci si confronta, le persone decidono e si cercherà di trovare una linea che penso dovrà essere sostenuta da tutti, offrendo la possibilità di farlo». E proprio la ricerca di una sinergia è per il candidato la strada migliore da seguire per dare rinnovate chance di crescita all’Italia, una nazione secondo lui del tutto bloccatasi dalle politiche varate dal governo negli ultimi 9 mesi. «C’è un approccio sbagliato su tanti temi - avrebbe infatti dichiarato Zingaretti. - Penso che ci sia la necessità di rappresentare in maniera giusta temi che il Movimento 5 Stelle ha cavalcato in maniera solo strumentale. Non c'è un problema di alleanze, c'è il problema di capire quale altra strada indicare al Paese».
Posizioni difficilmente amalgamabili, dalle quali, nel bene e nel male, il PD post primarie dovrà cercare di ripartire per costruire il proprio futuro e tornare ad essere un’alternativa credibile alle altre forze politiche attualmente dominanti. Parte di questo rinnovamento sarà determinato dagli elettori proprio nella giornata di oggi.
Se poi la direzione presa dal partito determinerà la sua rinascita o la sua definitiva morte sarà solo il tempo a stabilirlo…

Autore: 
Jacopo Giuca
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