Pasquino Crupi, nel ricordo di un amico

Mar, 19/08/2014 - 17:52
Un altro ricordo per Pasquino, amici e colleghi lo ricordano con affetto e stima

Ebbi la fortuna di conoscere, nei primi anni settanta, viaggiando giornalmente sul treno per Reggio Calabria, al ritorno dal mio“esilio”milanese durato quindici anni,un gruppo di persone, ciascuna delle quali ha lasciato nel mio animo e nel mio cuore un segno della propria spiccata personalità umana e culturale e molti gradevoli ricordi di allegri convivi e animati dibattiti politici. Mi riferisco a Virgilio Condarcuri, maestro di vita e cattedra di moralità e coerenza politica e civile, a Peppe Falcone, che ci ha lasciati di recente, uomo di grande sapienza, dalla conversazione densa di sapida e sobria ironia, a Totò Furfaro, uomo di grande intelligenza capace di tenere sempre allegra la comitiva con i suoi lazzi e le sue trovate poetiche, a Ilario Placanica avvocato, dalla razionalità spiccata con un eloquio semplice e brillante e a Pasquino Crupi, una persona speciale, di molteplici talenti, un grande calabrese, un intellettuale di profonda e variegata cultura, un giornalista e scrittore forte e incisivo, un oratore possente ed affascinante che dedicò la sua intera esistenza alla  difesa di noi tutti calabresi, troppo spesso bistrattati da una stampa nazionale prevenuta e ingiustamente oltraggiosa contro la nostra Regione.

Pasquino fu uomo di cultura a tutto tondo. A soli 20 anni non compiuti, nel febbraio del 1960, ancora studente universitario, sulla rivista Rinascita n.2 di quell'anno, opponeva, ad affermati critici letterari e a giornalisti del calibro di Mario Montagnana, il suo libero pensiero critico su autori emergenti, quasi sconosciuti al grande pubblico, come P. P. Pasolini  (a proposito del romanzo Una vita violenta).

 A sedici anni già faceva comizi in piazza in difesa dei lavoratori e per l'affermazione dei principi di uguaglianza e giustizia, e della libertà. La sua forte passione civile ed il suo amore per la letteratura nazionale e regionale lo portarono ad occuparsi, con la pubblicazione di decine di volumi e centinaia di articoli, di entrambi questi aspetti della cultura. Sin da giovanissimo ebbe come obiettivo principale la valorizzazione della cultura regionale calabrese dedicando all'argomento molti libri e centinaia di articoli, fino alla sua opera capolavoro:Storia della letteratura calabrese, autori e testi, in sette volumi, che rappresenta la “summa” di ogni studio fatto sull'argomento, da sempre, in cui hanno trovato posto sia i massimi esponenti che i minori della letteratura calabrese di tutti i secoli. Ma la sua voce possente e tagliente si è alzata  anche ogni qualvolta venivano intaccati o conculcati i diritti del popolo e specialmente dei calabresi. Con coraggio e decisione  denunciò, senza tentennamenti, i soprusi e le violenze del potere e dei potentati;  molti di noi ricordano la sua presa di posizione  decisa e coraggiosa dopo la Strage di Luino nel gennaio del 1990. Con il libro Il giallo color sangue di Luino denunciò, senza esitazione, l'esecuzione sommaria di quattro calabresi a Germignana di Luino in Lombardia, rei di aver pensato di sequestrare una persona.

Altro capitolo dei suoi interessi di studioso fu la questione meridionale, argomento sempre e ovunque presente nei suoi studi, nelle sue opere e nei suoi interventi oratori. Ricordo di una volta che l'accompagnai ad Olten in Svizzera, dove era stato chiamato da una organizzazione di emigrati calabresi che,conoscendo la sua preparazione sui fatti di Melissa, lo invitarono a tenervi una conferenza sull'argomento. Era inverno. Dappertutto c'era neve. La sala dell'albergo in cui si tenne la conferenza era strapiena e non solo di calabresi,ma anche di altri italiani e alcuni svizzeri, Pasquino sbalordì tutti con la sua oratoria sapiente ed efficace, ancorché un po' tribunizia. Alla fine della conferenza molti dei presenti avevano le lacrime agli occhi.

Poco prima di morire volle lasciare su questo argomento la sua opera, forse più meditata e matura: La questione meridionale.

Ma ora lo voglio ricordare anche come uomo devoto alla Madonna di Polsi. Pasquino teneva nel cuore, come una sacra reliquia, la fiammella della fede trasmessogli  dalla amatissima madre e rafforzata dalla conoscenza e dalla  frequentazione di tre grandi sacerdoti: Padre Stefano De Fiores che fu forse colui che influì di più  sul suo carattere fortemente realista e laico. Don Giosafatto Trimboli di cui il Prof. Crupi ammirò molto la profonda fede e la grande cultura e considerò suo maestro di saggezza. Don Pino Strangio, attuale Superiore del Santuario mariano, del quale disse: “...viene dal popolo, e al  popolo sa parlare, sciogliendo i dogmi della Chiesa con l'arte difficile del parlare facile, dolcemente, soavemente, come zolletta di zucchero in un bichiere d'acqua...” , tra i due correva una grande stima e una profonda amicizia, sentimenti molto apprezzati e condivisi da entrambi. L'attaccamento a questo sacro luogo, che definì ...Capolavoro del sentimento cristiano...  lo condusse a scrivere libri ed intervenire con dei forti articoli, quando qualche pennivendolo ha cercato di infangare il nome di questo venerabile Santuario.

Durante il viaggio, in mia compagnia, per dare l'ultimo saluto alla Madonna, poche settimane prima della morte, mi ha confidato di voler fondare una rivista che avesse come argomento principale il Santuario della Madonna della Montagna. La morte non gli ha dato il tempo per attuare il progetto.

Addio mio caro Zarfò, avrei voluto scrivere per te, nella ricorrenza di questo  triste anniversario, tante altre cose che mi urgono nel cuore. Ma non ho né la capacità, né la bravura che erano le tue caratteristiche. Sappi però che sei sempre nei pensieri di chi ti ha stimato ed amato come un fratello e che hai lasciato in tutti noi un vuoto incolmabile.

Fortunato Nocera

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