Perché è giusto prestare il mosaico del drago a Reggio Calabria

Dom, 29/07/2018 - 18:00

Il caldo pomeriggio di mercoledì 25 luglio è stato reso ancora più infuocato dall’indignazione del sindaco di Monasterace Cesare De Leo, che ha affidato ai social una riflessione relativa alla possibilità di dare in prestito al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria il mosaico del drago dell’Antica Kaulon. “È una decisione assurda” ha tuonato dalla sua bacheca Facebook il primo cittadino, che sostiene inaccettabile privare l’area archeologica di Monasterace del suo più importante reperto nel mese di agosto e non nasconde di temere che il prestito per una mostra possa essere il pretesto per trattenere il pezzo nella Città Metropolitana. Dati i precedenti tra il direttore del Museo di Reggio Calabria Carmelo Malacrino e i poli archeologici locridei (ogni riferimento alle vetrine ancora vuote del Museo di Palazzo Nieddu del Rio a Locri è puramente voluto) non ci sentiamo di tacciare di infondatezza i timori di De Leo, ma riteniamo che il suo intento di mobilitare la popolazione civile per tentare di bloccare la decisione del Polo Museale sia esagerato.
Per cercare di analizzare meglio questa situazione indubbiamente delicata, è bene anzitutto ricordare che la pratica del prestito intermuseale è quotidiana nell’ambito dei rapporti tra musei e anzi utile a far girare il patrimonio e valorizzare il territorio di appartenenza.
Proprio ricordando di quando il Museo Archeologico di Locri ha potuto ospitare il Cavaliere di Marafioti, conservato a Reggio Calabria, non abbiamo potuto dimenticare che a sovrintendere a questo passaggio di consegne ci siano la direttrice del Polo Museale della Calabria Angela Acordon, professionista che certo non ha alcun interesse a soddisfare eventuali capricci di Malacrino, e Rossella Agostino, direttrice del Museo e Polo Archeologico di Locri più volte contraddistintasi per una salvaguardia feroce dei reperti del nostro comprensorio.
«In virtù dell’importanza del pezzo e del periodo dell’anno in cui è stato richiesto - ci ha spiegato la Agostino, che abbiamo contattato per avere la sua versione dei fatti, - la dottoressa Acordon ha chiesto a Malacrino di attendere qualche settimana e di concedere al Museo dell’antica Kaulon di ospitare nello stesso periodo la testa della Passoliera, un pezzo forse meno conosciuto dal grande pubblico, ma comunque di grande importanza e del quale il Museo già conserva altri elementi».
Un modo elegante, quello utilizzato dalla Agostino, per spiegarci che lei e la Acordon sanno bene con chi hanno a che fare e che non hanno la benché minima intenzione di scendere al livello dimostrato dal loro collega di Reggio rifiutandogli un favore istituzionale. Lo scambio tra i due reperti, ci ha anzi assicurato la direttrice del Museo di Locri, sarebbe già stato certificato come prestito a breve termine da un’adeguata documentazione e verrà anticipato da un’iniziativa che garantirà l’apertura al pubblico del mosaico anche a Monasterace nei giorni dell’1 e 2 agosto.
Non solo. In risposta alle proteste della cooperativa ViviKaulon che, alla notizia del prestito intermuseale ha reagito affermando che, a questo punto, non vale la pena continuare a tenere aperto il sito, la Agostino risponde illustrando il piano di valorizzazione del sito già messo in cantiere.
«È già stato completato e consegnato un progetto che dovrà essere finanziato con i fondi europei - ci spiega la direttrice del Museo di Locri, - che prevede di rendere l’area archeologica un vero e proprio Parco, corredato di illuminazione, recinzioni, pannellistica e copertura adeguata dei mosaici, che potranno così essere sempre a disposizione del pubblico. Un lavoro complesso, non ancora avviato per evitare che la mancanza di fondi in corso d’opera lo rendesse vano lasciando i nuovi impianti in balia dei vandali. Inoltre si afferma che il Museo non possa fare a meno del mosaico dimenticando tuttavia che il nostro sito vanta tante altre opere straordinarie, tra cui la tabula bronzea scritta in alfabeto acheo e risalente al V secolo a.C., un elmo, lo spallaccio di bronzo… A proposito di quest’ultimo reperto, non certo di secondaria importanza per il sito, non ho ricevuto lamentele quando, la scorsa primavera, lo abbiamo fatto esporre per due mesi al Planetario di Roma per promuovere il territorio e le sue meraviglie archeologiche anche nella Capitale».
Una riflessione che ci fa notare quanto assordante sia stato il silenzio delle istituzioni locali in merito al Museo Archeologico dell’Antica Kaulon negli ultimi anni e che ci fa credere sarebbe stato assai difficile tornare a parlarne se non si fosse verificato un evento eclatante come la conferma del prestito avvenuta in settimana.
Insomma, la volontà di porre l’accento sulla delicatezza della questione e di voler seguire ogni millimetro di spostamento del mosaico da parte del sindaco De Leo è sacrosanta, ma riteniamo anche che sarebbe stato meglio accompagnare questa protesta a una più stretta collaborazione con il Polo Museale della Calabria non solo nel confronto utile a organizzare (o meno) questo prestito, ma anche durante tutto il resto dell’anno. Di area archeologica dell’antica Kaulon, infatti, si continua a parlare solo per scandali e intoppi burocratici, mentre di promozione e valorizzazione del sito (e di tutti i suoi reperti) non si ha mai notizia.
Qualora non ci fosse stato il prestito intermuseale, infatti, quali sarebbero state le iniziative legate all’area archeologica promosse dal comune?
Perché, a stagione ormai inoltrata, non sappiamo della diffusione di programmi in merito…

Autore: 
Jacopo Giuca
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