Perché la decisione dei Commissari di Africo sarebbe un abuso di potere

Dom, 05/04/2020 - 12:00

Come abbiamo sentito in questi giorni, la Protezione Civile ha assegnato e destinato a tutti i Comuni d’Italia un contributo per i cittadini in stato di bisogno economico attraverso l’emissione di buoni spesa da utilizzare per l’attivazione di misure urgenti di solidarietà alimentare.
Il Dipartimento della Protezione Civile ha inoltre stabilito che “l'ufficio dei servizi sociali di ciascun comune individua la platea dei beneficiari e il relativo contributo tra i nuclei familiari più esposti  agli effetti economici derivanti dall'emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e tra quelli in stato di bisogno, per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali con priorità per quelli non già assegnatari di sostegno pubblico”.
Con provvedimento nº 2.686 del 31 marzo, il Comune di Africo, rappresentato da una terna commissariale ha stabilito che: “il dichiarante dovrà inoltre riportare il numero dei familiari conviventi all’interno del proprio nucleo familiare e che rispetto a ciascuno di essi non sussistono condanne definitive ai sensi dell’art. 416 bis c.p. né condanne per reati contestati con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa (art. 7 L. 203/91) né carichi pendenti per gli stessi reati”.
Sembra essere giunti all’assurdo!
Il citato provvedimento è illegittimo e/o nullo e/o annullabile e/o inefficace e/o illogico e/o immotivato per i motivi che sono a spiegarvi:
Eccesso e/o abuso di potere;
Eccesso di motivazione;
Violazione dell'art. 3 L. 241/90;
Violazione dell'art. 27 della Costituzione;
Violazione dell'art. 3 della Costituzione.
Come si può in un momento così delicato adottare provvedimenti così assurdi, illogici, aberranti, assolutamente destituiti di qualsivoglia fondamento, spingendosi sino al punto di escludere e giudicare anche una persona sottoposta ad indagine? Sol perché il Dipartimento della Protezione Civile ha stabilito che “l’ufficio dei servizi sociali di ciascun comune individua la platea dei beneficiari…”?
Ma veniamo ai motivi.
Eccesso e/o abuso di potere: la terna commissariale non può arrogarsi il potere di escludere solo una categoria di soggetti (nel caso in esame 416 bis associazione mafiosa o reati aggravati dall'art 7 L. 203/91 aggravante mafiosa) poiché in netto contrasto con l’art. 32 quater del Codice Penale, il quale, nell’individuare i reati che importano l’incapacità a contrattare con la Pubblica Amministrazione, annovera non solo il citato art. 416 bis, ma altresì: peculato, malversazione, indebita percezione, concussione, corruzione, peculato, traffico di influenze illecite, frode nelle pubbliche forniture, rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, delitti colposi contro la salute pubblica, inquinamento ambientale, truffa ed altri. Trattasi, dunque, di un vero e proprio abuso e/o eccesso di potere posto in essere dalla terna commissariale.
Eccesso di motivazione: nel caso in esame, la terna commissariale non spiega il motivo per il quale ha deciso di estromettere quei soggetti sui quali grava l’accusa di cui all’art. 416 bis e i reati di cui all’art. 7 L. 203/91, ossia reati con “aggravante mafiosa”, dal momento che non esclude anche tutti quei soggetti che hanno compiuto o che sono nel nucleo familiare, i reati menzionati prima, i quali importano l'incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione. Anche questo motivo è mancante.
Da ciò deriva la violazione dell'art 3 L. 241/90 (obbligo di motivazione; per eccellenza ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato altrimenti è nullo) e la violazione dell'art. 3 della Costituzione, ossia se i reati precedentemente elencati importano l'incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione, perché la terna commissariale ha menzionato solo chi ha commesso reati 416 bis e reati con art. 7 L. 203/91? Anche questa manca, pertanto il provvedimento è nullo e/o annullabile e/o illogico e/o immotivato e/o inesistente.
Violazione dell'art. 27 della Costituzione: la terna commissariale ha stabilito anche "né carichi pendenti per i reati 416 bis e reati con art. 7 L. 203/91". Palese violazione. Poiché l’imputato, sino a sentenza definitiva di condanna non è colpevole. Facciamo un esempio pratico: se un soggetto indagato si reca presso la Procura della Repubblica a richiedere i carichi pendenti, dal momento che è indagato (quindi al momento già delle indagini) è normale che risulti essere sotto indagine e viene anche menzionato il presunto reato commesso. Però la terna commissariale scrive “che non hai diritto poiché sei sottoposto a indagine”. Poniamoci una domanda, e se la sentenza sarà di assoluzione? Intanto i bambini di questi “soggetti esclusi” rimangono senza i buoni pasto!
Ovviamente non giustifico chi commette azioni ingiuste e vari reati. Però non è altrettanto giusto inserire delle postille riguardo alcuni reati ed escludere altri contro la Pubblica Amministrazione, per non parlare di reati contro la persona, abusi sessuali, femminicidio, violenza carnale e affini.
Così facendo si etichettano alcuni e altri no.
In ogni caso ricordiamo bene che la responsabilità penale è personale (principio cardine del nostro ordinamento).
Pertanto auspico che la terna commissariale del Comune di Africo possa modificare la citata postilla in quanto il tema dell’iniziativa del dipartimento di Protezione Civile è quello di consentire a chi si trova in uno stato di bisogno economico di poter almeno accedere ai beni di prima necessità.

Lorenzo Strangio
Avvocato

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