Pero Garofano e Cannella di Ferruzzano

Lun, 17/04/2017 - 14:52

Tale denominazione, ossia Garofano e Cannella, dà adito a delle contraddizioni in quanto in alcuni territori essa si riferisce alla varietà chiamata Moscatello, che fra l’altro da un posto a un altro si presenta in modi diversi, per cui sicuramente esistono tipi diversi di Moscatelli.
Una riprova di ciò è stata constatata di recente a Motticella di Bruzzano dove denominano Garofano e Cannella una varietà di pero che altrove, in svariati territori, specie del catanzarese, viene chiamata Moscatello, mentre a Motticella stessa, Moscatello viene chiamato un pero, in fase d’estinzione, che dà delle pere medio-piccole interamente gialle che maturano tra la fine di giugno e i primi di luglio.
Per quanto riguarda la varietà Garofano e Cannella essa è diventata un mito nel ricordo dei pochi anziani che avevano assaggiato l’ultima volta i suoi frutti una cinquantina d’anni addietro, prima che fossero abbandonate le vigne, dove poi con l’abbandono, crebbe rigogliosa l’erba a cui fu appiccato sistematicamente il fuoco per alcuni anni, per cui restò solo il deserto.
Infatti i peri di “sorta" ossia quelli speciali, degni dei signori, venivano piantati nelle vigne, contemporaneamente alle viti, dopo lo scasso del terreno, a via di zappa, badile e piccone in profondità di rilievo; si pensi che a Bova lo “scugno” o scasso avveniva da un minimo di 120 cm a un massimo di un metro e mezzo.
Durante quest’operazione faticosissima venivano tolte tutte le pietre e le rocce piccole e medie, ma quelle molto grandi venivano risparmiate in quanto potevano servire per scavare dei palmenti o ricavare dei ripiani su cui far appassire fichi o uva.
Pertanto assieme alle viti potevano essere messia a dimora solo peri particolari, che in pochissimi anni crescevano, essi però non venivano innestati sui robustissimi perastri, ma su portainnesti meno rudi, una varietà di peri selvatici, chiamati “peri nati soli", del tutto identici ai peri tranne che nei frutti, che risultavano sgradevoli.
L’uso di tale portinnesto era motivato dal fatto che i frutti delle piante innestati su di esso risultavano più ingentiliti, mentre viceversa potevano avere un retrogusto meno delicato i frutti nati dalle piante innestate sul perastro, ma le conseguenze furono tragiche in quanto con la scomparsa delle vigne, vennero meno le varietà di pero più delicate, mentre le più rustiche, innestate sui perastri, sopravvissero con meno difficoltà in quanto nei campi dove erano presenti, ogni anno l’erba veniva letteralmente rasata dalle pecore o capre, per cui i campi stessi, furono meno devastati quando furono attraversati dagli incendi.
Non esistendo ormai più una riprova gli anziani mitizzarono le pere della varietà Garofano e Cannella e raccontavano che quando i loro padri ai primi di luglio le portavano dalla vigna, venivano riposte su incannicciate o “prazzine” nei bassi o catoi ed emanavano una fraganza particolare percepita anche da coloro che passavano nei pressi.
Seguendo tali indicazioni, derivanti da persone diverse, ma identiche nel contenuto celebrativo, anni addietro lo scrivente, che non aveva mai assaggiato le pere così tanto esaltate, cominciò a portare avanti una ricerca sistematica sul territorio di Ferruzzano, Motticella e Samo.
Aveva sentito che il periodo della maturazione di tale pera avveniva ai primi di luglio, per cui già alla fine di Giugno cominciò a girare nel territorio dei suddetti paesi, osservando, assaggiando e cogliendo piccole quantità di pere che si avvicinassero alla descrizione delle pere mitizzate, portandone alcune a coloro che mantenevano il ricordo: Orsolina Dieni di Motticella di Bruzzano, Gianni Moio di Samo, le sorelle Aronne, le sorelle Spanò e Francesca Cristiano a Ferruzzano.
Secondo il loro racconto, le pere dei loro ricordi erano piuttosto piccole, campaniformi, gialle a maturazione, ma soffuse di un tenue rosa sulla parte più a lungo offerta ai raggi del sole, profumate in maniera soave.
Ormai il tempo utile per la ricerca stava passando in quanto era trascorso quasi la metà di luglio, quando Francesca Aronne si ricordò che nel terreno dove c’era una delle vigne del pastore protestante Domenico Gullace, nei pressi di un lentisco a dimensione arborea e sul limite con la proprietà della defunta Rosa Violi, esisteva una pianta di pero Garofano e Cannella.
Con tanta trepidazione, lo scrivente, accompagnato dal suo amico Santino Panzera , si recò in contrada Trapani del comune di Ferruzzano , dove fu individuato il pero che sulle cime più alte custodiva, in parte beccate dai merli, una decina di pere, di cui si tentò inutilmente il recupero scuotendo i rami, ma alla fine esse furono colte abbassando i rami con un virgulto di oleastro, in cima al quale era stato adattato un grosso fil di ferro a forma di uncino.
In tutto furono recuperate dodici pere, di cui due beccate dai merli e di esse due furono portate in dono a Samo a Gianni Moio che non riconobbe la varietà, poi a Ferruzzano due alle sorelle Spanò, che rimasero nel dubbio, due alle sorelle Aronne e due a Francesca Cristiano che riconobbero nel gusto le pere Garofano e Cannella, mentre le ultime due furono portate a Motticella ad Orsolina Dieni che riconobbe in esse le pere così tanto desiderate.
Nel frattempo i due che avevano individuato la pianta, avevano assaggiato le due pere beccate dai merli e furono un pò delusi nelle aspettative, anche se i frutti risultarono leggermente aromatici, dalla polpa candida e soda, perfettamente sani, senza interventi antiparassitari.
La primavera successiva la varietà è stata messa in sicurezza dall’estinzione in quanto sono stati effettuati degli innesti.

Autore: 
Orlando Sculli e Antonino Sigilli
Rubrica: 

Notizie correlate