Piazza: “Gli interessi venali non rientrano nelle logiche di Morabito”

Dom, 08/03/2020 - 17:30

Nel clima avvelenato di voglia di giustizialismo, abbiamo assistito, nei mesi scorsi, a un attacco mediatico contro l'ambasciatore Antonio Morabito, un ambasciatore che ha sempre goduto di grande stima e considerazione negli ambienti diplomatici, ecclesiastici, culturali, accademici, militari, istituzionali, politici e del mondo dei media.
Trent'anni di onorata carriera con incarichi in cui ha sempre dimostrato una scrupolosa attenzione al rispetto degli interessi pubblici e un altissimo senso dello Stato, che lo hanno reso “Ambasciatore del Made in Italy” presso il Principato di Monaco, non hanno impedito, tuttavia, che, al suo rientro a Roma, gli venisse recapitato un avviso di conclusione delle indagini preliminari della Procura che lo indicava come "un corrotto”.
Il nome di Morabito veniva infatti abbinato artatamente alle ingenti somme che la Cina intende investire in Italia, cifre da capogiro - sei miliardi di dollari, senza specificarne natura e provenienza. Affermazioni azzardate che hanno provocato reazioni di sbigottimento e sconcerto visto il ruolo che Morabito ricopre di funzionario diplomatico lontano anni luce da quelle realtà.
Tra i più sconcertati dinanzi a queste accuse Antonino Piazza, Vicepresidente di “Italia Nostra”, Onlus senza scopi di lucro di Reggio Calabria e amico di Morabito, che abbiamo intervistato per chiarire meglio la posizione dell’ambasciatore. Sebbene ottantenne, Piazza è impegnato da sempre nel mondo dell'associazionismo cattolico e ci ha rilasciato questa testimonianza.
Da quando conosce l'ambasciatore Antonio Morabito?
Da quando studiava al Ginnasio. Conosco bene la sua famiglia e abbiamo negli anni avuto percorsi in comune nel mondo cattolico locale. Egli, con grandi sacrifici, ha potuto raggiungere  posizioni insperate nella diplomazia, mantenendosi sempre fedele ai suoi ideali di fede, onestà, legame alla terra natale, ai famigliari, ai tanti amici.
Qual è stata la sua reazione quando ha letto sui giornali che l'ambasciatore Antonio Morabito è indagatore i suoi rapporti con la Cina?
Grande sorpresa! Cerco di spiegare come sono andate davvero le cose. Il diuturno impegno di “Italia Nostra” ha consentito di pervenire, il 28 giugno 2011, alla stipula d’un “Protocollo preliminare d’intesa per la salvaguardia, la riqualificazione e il potenziamento delle linee ferroviarie taurensi”, auspicato nel convegno tenutosi a Palmi il 6 marzo 2010, che ha visto la partecipazione del Presidente del Parco Nazionale Aspromonte e dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, nonché di Sindaci e rappresentanti del Comuni interessati dalle linee taurensi, la Direzione regionale per i beni culturali, la Soprintendenza ai beni paesaggistici e architettonici di Reggio e Vibo Valentia e la Soprintendenza ai beni archeologici della Calabria. Nell'aprile 2016 sono state recepite le audizioni di rappresentanti istituzionali che hanno portato la questione all’attenzione della Commissione della Camera dei Deputati al fine di promuovere le ferrovie turistiche. Nel contempo si è appreso dai servizi televisivi e online che si trovava in Italia una delegazione di rappresentanti della provincia cinese di Hubei interessata a intraprendere rapporti per lo sviluppo di un turismo culturale con le regioni del sud Italia, a cominciare dalla Campania, dove avevano visitato le officine borboniche di Pietrarsa, ora adibite a museo, con l’esposizione delle storiche locomotive a vapore. Ne restammo gradevolmente sorpresi e, per capire meglio la situazione, con la speranza di poter sostenere le nostre forze per convogliare un turismo culturale cinese anche nella nostra Regione e contribuire alla rivitalizzazione dei treni d'epoca, pensammo di poterne parlare con due nostri amici, particolarmente qualificati per le loro funzioni pubbliche e vicini alle questioni di nostro interesse che, se la via fosse stata percorribile, avrebbero potuto venirci incontro. Fu così che scrivemmo all'ambasciatore Antonio Morabito e alla dottoressa Martino, sinologa e costituzionalista, responsabile Ufficio Affari Generali dell’INdAM.
Cosa avete ottenuto grazie a quei contatti?
Apprendemmo che vi fu un iniziale apprezzamento per le nostre idee programmatiche, ma i funzionari cinesi della Provincia di Hubei richiedevano, per valutare, “uno studio di fattibilità” e uno schema più dettagliato, anche con immagini dei posti descritti e le concrete possibilità di turismo (logistica, offerte alberghiere e così via), oltre all’ indispensabile coinvolgimento delle Istituzioni pubbliche (Regione e Ferrovie). Poiché, a parte l’ovvio e scontato “coinvolgimento delle Istituzioni”, sapevamo già che le Ferrovie della Calabria non avevano predisposto alcuno studio di fattibilità, né potevamo redigere studi e indagini del genere, l’idea è stata lasciata cadere come non praticabile, senza pensarci più.
Quindi esclude ruoli affaristici dell'ambasciatore Morabito in questa vicenda?
Nel modo più assoluto! Conosco Antonio Morabito da cinquant’anni. Dico senza ombra di dubbio che gli interessi venali e particolari non rientrano nelle sue logiche. È persona generosa e onesta, ha sempre sostenuto i progetti di volontariato con quella sua capacità di mettere insieme realtà e persone con un amore per la sua terra, sempre ispirato al servizio al suo Paese con onestà e trasparenza.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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