In picciol vaso gran virtù risiede

Mar, 13/01/2009 - 00:00

La coltivazione in vasi e contenitori è esistita quasi fin dall’inizio della storia del giardino, appena la tecnologia antica riuscì a mettere a punto la tecnica della realizzazione di contenitori di argilla cotta, più leggera della pietra e più durevole del legno. La coltivazione in vaso era già molto nota in epoca romana, soprattutto della Roma imperiale. Alcune ville patrizie avevano balconi e terrazzini arredati con quello che oggi viene chiamato “sistema del giardino pensile”, cioè il fare ricadere giù, mediante tralicci e pergolati sospesi, piante rampicanti e decombenti (non sia mai che se ne vedano, se non per caso, nei nostri paesini di provincia!). I tralicci erano così numerosi e lunghi che i ladri avevano agio di arrampicarsi fino ai tetti e derubare le case. Gli affreschi di Ercolano della Villa di Livia, ci raccontano come vasi ornati con sbalzi e decorazioni, fossero ben noti ai Latini. La diffusione capillare, anche tra i non patrizi, avvenne dopo la penetrazione del culto di Adone o Attis, già ben noto ai Greci (anche ai magno-greci Locridei). Il culto di Adone era di orgigine pre-ellenica ed era un culto solare. E’ la base storica sulla quale si sono innestate le ritualità cristiane, e lo stesso culto cristiano non ne sembra che una copia “modernizzata”. In prossimità di quella che oggi è la festa pasquale, quando Adone risorgeva (…) venivano seminate delle lenticchie in un vaso di coccio rotto, e si aspettavano i germogli. Fino a qualche anno fa questo rito era ancora compiuto anche in paesi grandi come Siderno, ora non so se a parte i vecchi se lo ricordi più nessuno. Dopo la rivoluzione industriale e l’aumento demografico del secondo Dopoguerra, le case si sono sempre più ristrette e lo spazio per i giardini è diminuito. Il balcone o la terrazza hanno così acquistato un’importanza fondamentale nella pratica del giardinaggio, tanto che ci sono interi volumi (in Italia sono solo volumetti) che trattano della coltivazione delle piante in vaso e dell’arredo del terrazzo e dei balconi con cestini pensili. Le necessità di chi ha un balcone o una terrazza hanno determinato uno scatenarsi dell’ibridazione a favore di miniaturizzazione e rimpicciolimento di piante, dimodoché fosse possibile coltivarle in vaso, con risultati a volte apprezzabili, a volte ridicoli. La cosa più importante per la coltivazione in vaso è il drenaggio. Uno strato di fondo di almeno dieci cm (in un vaso grande), di ghiaia lavata o di argilla espansa. E buttate via il terriccio universale, sempre consigliato da libri e riviste. Quello è buono appena per la lettiera del gatto. Andate in campagna e prendete il terriccio che risiede sotto le querce o sotto gli ulivi, se deve essere argilloso. E’ pesante, è faticoso, lo so, ma ne vale la pena.

Autore: 
Lidia Zitara
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