Platì: sogno infranto

Dom, 05/01/2020 - 12:30

Abbiamo sottolineato in più occasioni che il riscatto della società calabrese passa obbligatoriamente dalle infrastrutture e dalle strutture aggregative. Quale migliore anticorpo al germe della criminalità organizzata può esserci, infatti, se non la presenza di servizi che tolgono i ragazzi dalle strade e di istituzioni che dialogano alla pari con le comunità? Nella stessa Locride abbiamo avuto esempi di quanto efficace possa rivelarsi seguire questa via e se ancora oggi risulta attuale il dibattito sull’utilità dei commissariamenti per infiltrazioni mafiose, è proprio perché lo Stato che si comporta da carceriere adducendo la scusa del ripristino delle condizioni di legalità raramente è riuscito a riqualificare centri marchiati a fuoco con l’appellativo di roccaforti della ‘ndrangheta.
Che Platì sia una delle comunità più bisognose di riscatto non siamo certo noi a dovervelo raccontare ma, proprio in virtù della sua delicatissima posizione, quanto sta accadendo a quelle latitudini in questi mesi potrebbe avere ripercussioni gravissime sulla sua comunità.
A denunciare i fatti e a presentarci la documentazione che ripercorre questa storia che si protrae ormai da più di tre anni, è stato il parroco Giuseppe Svanera, indiretto protagonista di un contenzioso con la Commissione Straordinaria che ha raggiunto il suo apice proprio nelle scorse settimane.
Andando con ordine, il 25 ottobre del 2016, con una delibera di giunta, l’Amministrazione Comunale allora guidata dal sindaco Rosario Sergi aveva affidato alla parrocchia Maria Santissima di Loreto in comodato d’uso gratuito il campo di calcio in terra battuta fatto realizzare in località Arsanello dal Commissario Salvatore Gullì e il terreno ad esso adiacente. La sottoscrizione della convenzione, siglata nell’agosto dell’anno successivo, prevedeva un affido di cinque anni durante i quali, terminati i lavori di adeguamento del campo e del terreno, la parrocchia avrebbe realizzato un’area di aggregazione sociale con la collaborazione di tecnici e operai del Comune e del Consorzio di Bonifica. La non ottimale realizzazione del campo, infatti, lo rendeva e lo rende ancora oggi di fatto inutilizzabile, tanto che sarebbe trascorso ancora del tempo, fino al 4 gennaio 2018, prima che venisse presentato il progetto stilato dalla parrocchia. La collaborazione con il Consorzio di Bonifica prevedeva la realizzazione di un orto didattico, di un vivaio e di un’area della biodiversità aspromontana, alla quale si sarebbe presto aggiunta un’area giochi finanziata con 15mila Euro dalla Caritas Diocesana. Nel frattempo, proprio un dipendente del Consorzio che abitava nelle vicinanze del terreno se ne sarebbe occupato a titolo gratuito, curando le piante donate dalla ditta per riqualificare l’area.
Il sopravvenuto commissariamento dell’Amministrazione Sergi, risalente al 21 febbraio di quello stesso 2018, avrebbe ovviamente obbligato la parrocchia a ridiscutere le condizioni di utilizzo del terreno, a cominciare dalla realizzazione dell’area giochi con il finanziamento della Caritas, che per i commissari, come si legge in un documento risalente all’11 giugno del 2019, sarebbe stato più opportuno realizzare nei pressi della scuola elementare. Il trasferimento dell’area giochi da una zona concessa in comodato d’uso alla parrocchia a una sotto l’egida del Comune di Platì avrebbe tuttavia creato non pochi grattacapi burocratici alla Caritas che stava concedendo il finanziamento, ragion per cui la parrocchia si sarebbe opposta a questa decisione convincendo così la commissione straordinaria a sospendere il comodato d’uso del campo.
La delibera in questione risale al 30 luglio scorso e giustifica il provvedimento con la mancata conclusione dei lavori di adeguamento del campo di calcio e la scoperta di manufatti abusivi o non più agibili nell’area in questione, decisione di cui la parrocchia sarebbe venuta a conoscenza solo l’11 settembre, in seguito a un burrascoso confronto presso il comune. A nulla sarebbe servito il tentativo di dialogo dei sacerdoti con i commissari che, il 14 novembre avrebbero anzi avviato i lavori di demolizione dei manufatti abusivi (uno dei quali solo da riqualificare ed edificato dal Comune) denunciando anche l’operaio del Consorzio di Bonifica che si occupava del terreno per aver realizzato un allevamento e una piantagione abusivi su suolo comunale e un allaccio abusivo alla rete idrica dell’Ente (questo al netto, ci è stato riferito, di un regolare pagamento delle bollette). La rimozione delle recinzioni del terreno, lasciato alla mercé degli animali al pascolo, ha cancellato ogni speranza di salvare il salvabile spazzando via in un solo pomeriggio un lavoro di tre anni che avrebbe permesso la realizzazione di qualcosa che sarebbe rimasto alla comunità e al Comune stesso. Tanto più che in tutta l’area circostante i luoghi di aggregazione e gli impianti sportivi restano rari come oasi nel deserto: a Careri e Natile, infatti, i campi di calcio non sono mai stati terminati e anche a Bovalino il campo è oggetto di un contenzioso che si protrae da così tanto tempo che al suo posto adesso è possibile ammirare un boschetto di eucalipti.
Ovviamente, l’intento di don Giuseppe nel raccontarci questa storia non era entrare in polemica, ma sottolineare che l’atteggiamento (troppo rigido?) dei commissari ha tolto a Platì l’ennesima occasione di riscatto, facendo precipitare nuovamente i giovani che cominciavano a sognare di avere un luogo di ritrovo nel proprio paese nella disperazione di dover rimettere mano ai motorini, di oziare in piazza tutto il giorno, di farsi ammaliare dalle parole di chi vuole sfruttare la loro solitudine per il proprio personalissimo e lurido tornaconto…
Dal canto nostro, ci domandiamo come si possa pretendere che una comunità accetti di chiamare legalità un provvedimento che cancella anziché correggere e chiediamo ai commissari di parlare con i cittadini per spiegare loro le ragioni del provvedimento e rassicurarli sul fatto che un nuovo progetto, meglio redatto e portato a termine in tempi brevi, sia pronto al varo.

Autore: 
Jacopo Giuca
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