Polsi: destini inghiottiti, maschere nere e un vescovo 2.0

Dom, 06/09/2015 - 09:56
Nel grande frullatore di anime che è il Santuario della Madonna della Montagna la fede non basta da sola a spiegare il forte richiamo che tale luogo esercita nella tradizionale festa solenne del due settembre

Le suggestioni del mondo virtuale mi portano a pensare che il web abbia vischiosamente trasfigurato il concetto di “essere” e che non conti più tanto il chi sei, quanto il dove sei. Il poter dire e testimoniare con immagini edulcorate dai nuovi dispositivi “io mi trovo qui” (e magari tu no) rappresenta un agente discriminante tra i più perseguiti, anche perché con la irriguardosa spinta pervasiva dei social network tutti oggi arrivano a conoscere e far conoscere accidenti e amenità di tutti. Se dunque più che l’essere conta ormai il dove essere, allora credo che il senso dell’esistenza si stia sedimentando nei luoghi e in ciò che essi rappresentano, come stiamo imparando dalla tragica lezione patita dai moderni migranti, che per conquistare un dove diverso dal loro impegnano la vita stessa.
Credo pure che esistano dei luoghi speciali, nei quali il senso dell’essere si condensa fino a toccare i significati più profondi, specialmente se vi risiede un potente fattore coagulante, in grado di livellare la moltitudine eterogenea di individui che riescono a richiamare.
Nel grande frullatore di anime che è il Santuario della Madonna di Polsi il fattore coagulante della fede forse non basta da solo a spiegare il forte richiamo che tale luogo esercita nella tradizionale festa solenne del due settembre. Grande parte del suo fascino magnetico infatti se la prende la montagna, e che montagna! Una montagna aspra e a tratti impenetrabile, dal cuore selvaggio e brigante, che ti succhia il respiro mentre ti bacia e ti ubriaca di vento. Solo la fede in una Madonna così speciale e generosa poteva infondere nell’uomo il coraggio incosciente necessario per sfidare il poderoso gigante Aspromonte, fino a pensare di annidarne il tempio in un remoto alveolo del suo titanico polmone verde.
Polsi è un posto unico al mondo, che unisce il fascino oscuro della montagna al misticismo della fede, un luogo in cui l’orografia detta impietosa le sue leggi e obbliga il pellegrino a piegarsi in un viaggio che racchiude nel suo tormentato sentiero il senso profondo del sacrificio e della devozione.
Ma nessun luogo è lontano, e può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici? Se desideri essere accanto a qualcuno che ami, non ci sei forse già?
Le parole di Richard Bach si adattano allo spirito guardiano che accompagna la fede nella Madonna della Montagna, quello che spinge molti devoti ad attraversare il pianeta per non mancare all’appuntamento del due settembre con la Madre della terra.
Polsi rappresenta un grande patrimonio dell’umanità, e come tale riesce a incarnare le diverse facce contraddittorie della natura umana, facce sulle quali si poggiano tante maschere, anche quelle nere di chi con la fede non dovrebbe mai interferire, perché Polsi è anche questo.
Per il secondo anno la celebrazione del due settembre si carica di un valore aggiunto: quello del nostro vescovo Francesco Oliva, che, con il “prete portiere” don Pino Strangio, dall’altare si rivolge senza intermediari ai criminali, esortandoli a cambiare vita, e poi chiede l’intercessione di Maria perché giunga il perdono ai suoi tanti figli inghiottiti dal destino.
Il vescovo Oliva conferma di essere un grande testimone di fede e di impegno sociale, dopo che dallo stesso altare l’anno scorso aveva chiesto a Maria di liberare la Calabria dalla negatività di una immagine infelicemente distorta dagli stereotipi.
È un vescovo che comunica dinamicamente, che si porta l’Ipad ai tanti appuntamenti socio-culturali che gonfiano la sua agenda, che non si tira indietro neanche di fronte alle insidie di un incontro in diretta sulle adozioni per le coppie di fatto; è un vescovo con un profilo da 5.000 amici su Facebook, che si fa un selfie a spaccasorriso abbracciato a ‘U Priuri (visitare la sua pagina per credere), che non ha paura di tirare un calcio di rigore e di sbagliarlo.
È un vescovo coccoloso e attento, che ti riesce subito simpatico con la sua figura minuta e il viso sanguigno, ma che sa alzare la voce quando si tratta di censurare il malaffare e la criminalità.
Un chiaro segnale di questa rinnovata attenzione verso la sua gente il vescovo lo ha dato qualche giorno fa, facendo trovare sui banchi della chiesa di Polsi un accorato messaggio con il quale ha invitato i fedeli e i pellegrini ad affrontare “sentieri irti e scoscesi, dritti e tortuosi” per incontrare la Madonna della montagna, donna del “sì”, Madre di Misericordia che ama e accoglie i devoti nel suo cuore materno, alla vigilia del Giubileo straordinario della misericordia, fortemente voluto e indetto da Papa Francesco, che inizierà il prossimo 8 dicembre.
È quindi nel segno di questo imminente Giubileo, di questa tiepida ventata di misericordia, ma anche di questo piccolo grande Vescovo, che si chiude quest’anno il consueto bagno di fede di balli e di canti a Polsi, così lontano dai sudati e asfittici balli ottenebranti della movida estiva, contrappuntati da ipnotici scatti essenziali, testimoni di un dove che, ahimè, conquista sempre più spazio nel vuoto che gira intorno.

Autore: 
Antonio Milicia
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