Porto delle Grazie: potenzialità inespressa?

Dom, 21/06/2020 - 13:00

Ciò che conta di fronte alla libertà del mare non è avere un natante, ma un posto dove andare, un porto, un sogno, che valga tutta quell’acqua da attraversare.
Già dall’antichità greca e poi romana tra Monasterace e Roccella Jonica non esisteva un solo porto. La zona commerciava in legname e in materie prime come pietra, magnesia, sale, oro e piombo, ed era anche centro per la produzione di manufatti in metallo e vasellame.
Per alcuni studiosi, nella zona, vi erano almeno tre approdi: due più commerciali e militari posti alla foce delle fiumare di Assi (Monasterace) e Allaro (Caulonia), e uno minore, più che altro per attività di pesca e piccolo scambio, posto in contrada Camillari (Roccella Jonica). Il maggiore fondale era ad Allaro, a seguire Assi e infine a Camillari.
Per molti ingegneri l’insediamento del Porto delle Grazie, con il suo fondale di pochi metri, non è stato dei più felici. Bisognevole di periodici dragaggi per insabbiamenti ricorrenti, che non permettevano ai natanti di entrare e uscire, avrebbe altresì alterato le correnti, provocando una massiva erosione della costa tanto da costringere i tre comuni del litorale a numerose opere di riparazione e contenimento per salvaguardare la spiaggia in poco tempo rimpicciolitasi.
Ma la scelta fu politico - amministrativa e privilegiava la collocazione strategica ottimale nella Locride, permettendo da un lato di intercettare le rotte nautiche Adriatico-Sicilia e Tirreno-Grecia, dall’altro consentire al diportista di esplorare i dintorni ricchi di natura e cultura.
Con una ricaduta positiva per tutto il comprensorio, Roccella e i paesi limitrofi della Locride hanno molte abitazioni vuote capaci di accogliere i turisti che vogliono permanere in una zona da scoprire e florida di manifestazioni: l’occasione sarà propizia per fare scoprire il bello e il positivo che ruota intorno al territorio.
Per l’Associazione “Benessere per la Jonica” l’implementazione però avrà bisogno di un miglioramento del pacchetto dei servizi turistici che offre il territorio, avviando tutti i necessari passaggi strategici in termini di comunicazione e di marketing che collaborino con la società che gestisce il Porto nella consapevolezza che la struttura possa offrire un’immensa opportunità di sviluppo. A tal uopo saranno necessarie tutte le iniziative pubbliche e private di supporto per una rinnovata fase di spinta costruttiva che la posizione strategica del porto ha la fortuna di concedere, immerso com’è in un contesto naturalistico e culturale che, unitamente ai servizi autoctoni forniti dagli Enti Locali costituiscono quel valore aggiuntivo non indifferente agli occhi dei diportisti.
Il Porto delle Grazie, circondato da paesi con bianche spiagge di sabbia finissima ancora non deturpati dalla speculazione edilizia, rappresenta una sosta tranquilla per chi naviga il sud del Mediterraneo e offre il lusso di potersi addormentare col canto dei grilli della vicina pineta. Negli ultimi anni ha avviato un percorso virtuoso che lo ha reso scalo d’avanguardia e un laboratorio di sviluppo per un territorio depresso che ha tuttavia ancora l’ambizione di misurarsi con le migliori esperienze nazionali e internazionali. Con i suoi 450 posti barca, rappresenta il 50% della capienza dei porti turistici dell’Area Metropolitana di Reggio Calabria, che non sono tuttavia attualmente serviti da una viabilità adeguata e da mezzi di comunicazione sufficienti da e per i paesi limitrofi, servizi per i quali si sollecitano i gli Enti di competenza a intervenire tempestivamente.
Ciò che conta di fronte alla libertà del mare non è avere una nave, ma un posto dove andare, un porto, un sogno, che valga tutta quell’acqua da attraversare, una realtà già ben rappresentata dal Porto delle Grazie, ma che può essere sfruttata decisamente meglio di quanto non accada oggi.

Autore: 
Franco Napoli
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