Porto di Gioia Tauro: da gigante in ginocchio a molo d’Europa

Dom, 16/02/2020 - 11:30

Dopo un decennio di crisi il Porto di Gioia Tauro torna a crescere. A darne notizia, all’inizio della settimana, i colleghi di “Buongiorno Regione”, autori di un ampio servizio sullo scalo commerciale in cui è stato definito decisivo l’investimento del patron di MSC Gianluigi Aponte.
Il Porto di Gioia Tauro, lo sappiamo, è l’area industriale più importante della Calabria e uno dei più grandi scali d’Europa. Un primato che, fino a pochi mesi fa, non impediva al gigante di essere sull’orlo del collasso: oltre 300 dei 1.000 addetti, infatti, erano in mobilità e la movimentazione merci risultava in costante calo da quasi un decennio a causa di varie inadempienze pubbliche e della concorrenza dei più piccoli ma efficienti porti africani e spagnoli.
Lo scorso aprile, tuttavia, l’armatore ginevrino Gianluigi Aponte ha deciso di puntare sullo scalo acquisendo le quote del terminalisfta MTC, senza esitare a investire 130 milioni in macchinari e attrezzature che rendano Gioia Tauro il più importante punto di approdo della rotta asiatica, con buona pace del progetto relativo alla Nuova Via della Seta varato dal governo Renzi che, invece, del porto calabrese, non teneva conto.
«Stiamo per fare di Gioia Tauro il primo porto del Mediterraneo - ha dichiarato l’amministratore delegato MTC Antonio Testi ai colleghi della Rai. - Rispetto al 2018/2019 abbiamo già segnato un aumento dell’attività e nel 2020 contiamo di aumentarla di un ulteriore 50%».
Un obiettivo ambizioso, ma reso possibile anche dall’acquisto di quaranta nuovi carrelli gommati ad alimentazione ibrida e delle tre più grandi gru da carico esistenti sul mercato, con uno sbraccio di 66 metri, che permetteranno di servire le navi più grandi del mondo, in grado di trasportare fino a 23mila container.
Rilanciato il porto, tuttavia, è ancora tortuoso il percorso per la creazione dell’area industriale prospiciente dedicata alla lavorazione delle merci da smistare in tutta Europa, un moltiplicatore di ricchezze e occupazione che ha bisogno di un efficace collegamento dell’area portuale alla Rete Ferroviaria Nazionale per funzionare a dovere.
Il nuovo punto di accesso al porto, dal quale passeranno i treni destinati al nord Europa, è già abbozzato, ma resta il problema di superare il collo di bottiglia rappresentato dalla strada ferrata che collega San Ferdinando a Rosarno, pochi chilometri che la burocrazia ha finora fermato. L’Autorità portuale, negli ultimi mesi, ha lavorato alacremente per superare l’impasse e il governo ha garantito l’inizio dei lavori per l’alta capacità ferroviaria sulla Salerno-Reggio Calabria entro marzo, una promessa che rende più che mai concreta la possibilità che la Calabria diventi davvero il molo d’Europa.
«Passare dal transhipment al porto gateway - dichiara il Commissario dell’Autorità Portuale Andrea Agostinelli, - è il nostro impegno delle prossime settimane e non dei prossimi mesi. Il perfezionamento della gestione del terminal ferroviario ci permetterà di far uscire una certa percentuale di merci che giungono in banchina su strada ferrata, diversificando le attività e facendoci in definitiva compiere il primo passo verso l’apertura dei container direttamente in porto».

Autore: 
Jacopo Giuca
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