Progetto Gheorgheos, la provocazione: una nuova campagna di scavi sui resti della Sinagoga di Bova Marina, perche no?

Sab, 26/07/2014 - 10:27
L’appuntamento per domenica 27 luglio ore 19,00 al centro Documentazione “Archeo Deri”, con Roque Piugliese e Agazio Fraietta della Comunità Ebraica di Napoli

Reggio Calabria - Prosegue il progetto “Gheorgheos” con il ciclo di convegni finalizzati alla riqualificazione culturale del parco archeologico  di S. Pasquale in Bova Marina. Ad ospitare gli eventi è la meravigliosa cornice del Centro Documentazione “Archeo Deri”, dove, come da programma, sul tema “Vitulìa, Italìa, Italjha”si sono susseguiti gli interventi dei relatori Natale Zappalà, Saverio Verduci e Felice Delfino, coadiuvati da Salvatore Bellantone, scrittore ed editore della “Disoblio edizioni”.   A fare gli onori di casa per il Comune di Bova Marina sono stati il Sindaco, avvocato Vincenzo Crupi, che ha salutato il numeroso pubblico intervenuto ponendo in evidenza l’alto spessore culturale del Progetto Gheorgheos, voluto fortemente dalla associazione culturale San Giorgio e sostenuto dalla Amministrazione Provinciale, e l’Assessore alla Cultura, Prof.ssa Marialuisa Ollio, anch’ella soddisfatta per la bella manifestazione con la  quale si offrirà l’opportunità di mettere in evidenza le peculiarità artistiche e culturali del territorio bovese in particolare e della Provincia reggina in generale.

L’avvocato Giuseppe Mazzetti, presidente della associazione culturale San Giorgio, rifacendosi al significato dell’Hava Nagila, l’inno alla gioia del popolo ebraico, ha evidenziato altresì come uno degli obiettivi del progetto è proprio quello di valorizzare quelle risorse umane del nostro territorio che, quanto a preparazione e competenza tecnica, non hanno nulla da inviare  ai più noti studiosi di fama internazionale. «Questo è l’esempio della Calabria che vorremmo vedere prosegue Mazzetti indicando i giovani relatori ed i componenti della amministrazione comunale di Bova Marina - giovani studiosi e giovani amministratori pubblici che offrono le loro competenze al servizio della collettività». «Questa è la strada che percorrere se vogliamo definitivamente uscire dal pantano culturale ed istituzionale nel quale ci troviamo, se vogliamo davvero vivere la nostra storia da protagonisti. Dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e cominciare a lavorare insieme per il bene e l’interesse della collettività, senza egoismi, sopraffazioni o secondi fini». L’editore Salvatore Bellantone, nell’introdurre i relatori, ha quindi parlato delle attuali prospettive di crescita del territorio nel campo culturale sempre all’insegna dei due imperativi categorici del ricordare e del conoscere, quali obiettivi cui mirare per diffondere una nuova coscienza e una rinnovata sensibilità sulle peculiarità che caratterizzano la nostra storia e la nostra realtà, appunto accettando anche le “provocazioni culturali” quali appunto quelle proposte dal Progetto Gheorgheos.

La serata si è dunque articolata con i pregevoli interventi dei relatori nella gremita sala convegni del Centro Documentazione di Bova Marina. Natale Zappalà che ha offerto ai presenti una prolusione incentrata sul tema della centralità perduta dal punto di vista geografico, culturale e socio - politico di Reggio Calabria e della sua provincia dal punto di vista storiografico.   Quindi Saverio Verduci che ha ripercorso le specificità del patrimonio linguistico della Bovesia, evidenziando in particolare il pregio ed il valore dei reperti e dei siti archeologici disseminati sul territorio di Reggio Calabria e zone limitrofe in riferimento alla cultura dell’era romana. Suggestiva a tal proposito la descrizione dei particolari mosaici policromatici riferibili a tale epoca rinvenuti ad esempio presso la villa di Casignana oltre che nell’area archeologica del Parco Archeo Deri di San Pasquale in Bova Marina, nonché i resti delle necropoli e delle anfore Keay52 rinvenute presso i territori di Lazzaro e Pellaro, tracce evidenti di un fervore culturale e socio economico di particolare rilievo riferibili al periodo romano quale chiara testimonianza di un momento storico in cui Reggio Calabria e la sua provincia hanno vissuto un notevole splendore, segni di una storia da conoscere ed amare, per riscoprire chi eravamo, per comprendere chi siamo oggi.

A Felice Delfino il compito di segnare un excursus sulla presenza ebraica in Calabria e segnatamente nel territorio della Bovesia. Presenza, secondo quanto illustrato, già nota e viva fino al tardo post medioevo. Una storia – quella illustrata dal Delfino -  forse meno conosciuta ma molto importante, che affonda le proprie radici sin dal quarto secolo D.C. nella nostra terra allora definita appunto “Italjha”  letteralmente “isola della rugiada divina” ovvero terra simbolo di benedizione che viene dall’alto. Una definizione riferita alla nostra terra e intesa come tale dal popolo ebraico presente a queste latitudini geografici sin dai tempi della diaspora che vide nel 70 D.C. dopo la seconda e definitiva distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera dell’Imperatore romano Tito, figlio di Vespasiano l’esistenza di notevoli flussi migratori di famiglie di origini ebraiche di cui si hanno tracce che hanno inevitabilmente interessato anche il nostro territorio. Per giungere a Roma, infatti, bisogna percorrere obbligatoriamente le stesse tappe dell’Apostolo Paolo, itinerario che interessò una moltitudine di Giudei schiavizzati giunti anch’essi a Reggio Calabria e che vide la Comunità Ebraica romana riscattare la libertà per i propri fratelli schiavi in Calabria. Ed è proprio ripercorrendo la storia della via consiliare che congiunge Capua a Reggio Calabria che è possibile ricostruire le origini e gli esiti di questa storia antica. Reggio Calabria in quel periodo è già una città cosmopolita, sede di un importante porto commerciale, quindi al centro di rilevanti interessi economici dunque luogo ideale per il popolo ebraico da sempre dedito a tali pratiche. Reggio Calabria in quel periodo presenta peraltro dal punto di vista sociale e culturale tutte le caratteristiche di un ambiente sincretico e tollerante dal punto di vista religioso. Ed è proprio a tale contesto storico – geografico che si riferiscono tre principali reperti che testimoniano questa particolare identità del nostro territorio. Il primo reperto consiste nelle “tavoletta epigrafica” datata quarto secolo D.C. che reca l’inscrizione “ioudaion” appunto ad intendersi quale luogo “dei giudei”. Altro reperto importante consiste in una lucerna funebre nella quale è impresso il simbolo della Menorah Ebraica ritrovata a Lazzaro, l’antica Leucopetra, all’interno di quella che fu una necropoli  di chiaro richiamo alla tradizione ebraico – giudaica e probabilmente riferita a genti cristianizzate. Ed infine, appunto, il mosaico policromo, costituito da sedici tasselli a motivo di doppia treccia, raffigurante il tradizionale “Nodo di Salomone” e la “Rosetta”, rinvenuto presso i resti di quella Sinagoga di pianta rettangolare atipica, sicuramente configurabile quantomeno quale aula di preghiera di chiaro riferimento al culto ebraico praticato sin dai tempi antichi a Reggio Calabria e provincia presso tale località di San Pasquale in Bova Marina. Una storia infine interrotta da due editti di proscrizione. Il primo nel 1511 con ordinanza di Re Ferdinando ed il secondo nel 1541 con altro editto di Carlo V  che decretarono la espulsione del popolo ebraico dall’Italia Meridionale e quindi dalla memoria storica dei nostri territori. Una storia “scomparsa” sebbene ancora viva e presente, spesse volte anche in modo inconsapevole, in usi e tradizioni molto diffuse in Calabria come ad esempio le usanze funebri diffuse in località Serra Stretta (Cs) oppure laddove il venerdì Santo si usa ancora accendere le candele chiaro particolare rituale di riferimento ebraico.  Come diceva Melanie Klein «noi siamo il nostro passato, da reinterpretare al presente, per proiettarlo al futuro».  Ed è dello stesso tenore il senso della provocazione del Presidente Mazzetti partendo dalla sostanziale incertezza circa la datazione esatta dei reperti rinvenuti in località San Pasquale da cui nasce spontaneo l’interrogativo forse più suggestivo di tutto il progetto Gheorgheos: ma perché le amministrazioni locali interessate non iniziano a chiedere alla Sovrintendenza di dare vita ad una nuova campagna di scavi a San Pasquale in Bova Marina?

Una istanza cui ha subito prontamente risposto positivamente il Sindaco Crupi, presente all’incontro, indicando quale possibile soluzione l’utilizzo del finanziamento di seicento mila euro già destinato al Comune di Bova Marina e finalizzato alla promozione del Parco Archeologico Archeo Deri di località San Pasquale, un sito - come ricordato dallo stesso Sindaco Crupi – che è il frutto dell’attenzione e della lungimiranza politica dell’onorevole Saverio Zavettieri a cui va il merito negli anni in cui è stato Assessore Regionale alla Cultura di aver inteso valorizzare questo importante patrimonio garantendo un importante sostegno economico da parte della Regione. Quanto al Progetto Gheorgheos – sempre il Sindaco Crupi – ha rimarcato come questa sia la Calabria migliore, la vera Calabria, quella a cui Noi come Amministrazione abbiamo intenzione di sostenere nel tentare di dare anche il nostro piccolo contributo e sostegno per premiare iniziative come queste.

Il progetto Gheorgheos prosegue domenica 27 luglio alle ore 19,00, sempre presso il centro Documentazione “Archeo Deri”, con gli interventi di Roque Piugliese e d Agazio Fraietta, appartenenti alla comunità ebraica, sul tema “Panoramica storico culturale della Calabria Ebraica”. Un appuntamento da non perdere e che sicuramente troverà vasto eco di consensi, quanto a partecipazione di pubblico.

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