Progetto Locride: Cercasi idea vincente

Sab, 15/12/2012 - 11:18
A pochi mesi dalle elezioni politiche il nostro territorio (casa nostra) non sa dove andare. ''E-lettorì' dite la vostra ai futuri parlamentari
Progetto Locride: Cercasi idea vincente

Siamo a fine legislatura, credo che la deputazione parlamentare calabrese abbia molto risentito della mancanza di un Progetto Calabria vivo e radicato tra la gente.
Senza un progetto la stessa capacità e l’intelligenza individuale dei singoli parlamentari non è sufficiente.
Nella Locride è nato un primo tentativo dal basso.
Nella primavera del 2011 i consigli comunali della Locride si riunirono a Siderno presso l’hotel President. Accanto a loro il mondo del’impresa, delle cooperative, le forze politiche e sociali, la Chiesa.
Si è vissuto un momento molto alto nella vita politica nel nostro comprensorio.
Il tentativo è stato quello di superare un arcaico municipalismo per mettere un decisivo mattone nel “Progetto Locride”. Una Terra trattata sempre nell’ottica dell’emergenza criminale, recuperava per intero la propria dignità e la propria voce, e poneva il problema di uno sviluppo alternativo.
Il progetto d’urto della Locride non voleva essere una panacea per tutti i mali, ma solo indicare una strada diversa per affrontare problemi storici del nostro comprensorio, in tempi rapidi e con metodi nuovi.
è stato un momento di grande fermento e partecipazione che non si è limitato a elencare i problemi. Una Locride in piedi e con la testa alta.
La reazione non s’è fatta attendere. Da noi la politica, quasi mai, coincide con la realizzazione di un Progetto, e il terreno, quasi mai, è quello del confronto costruttivo. Tutto si riduce a scontro personale, umiliando la dialettica e derubricando la politica a insulti, sottile maldicenza, demonizzazione dell’avversario.
Progetto è una parola che fa paura, perché richiede idee, passione, capacità, invece della ripetizione di uno stanco rito con parole d’ordine consunte con cui i piccoli politicanti di paese riescono a vivacchiare.
Comunque per circa un biennio,  s’è operato un tentativo alto: liberare la Locride dalla ’ndrangheta senza nulla concedere alle parate, alla criminalizzazione di massa, alla sospensione delle garanzie costituzionali.
Antimafia intesa come lotta per una società giusta, capace di prosciugare la fonte in cui la ’ndrangheta naviga e veleggia verso prosperi lidi.
Bisognerebbe rileggere il comunicato dell’associazione dei Comuni, in occasione della riunione di Platì, per capire il tentativo di coniugare la lotta alla ’ndrangheta con una politica di sviluppo e di bonifica sociale.
La collocazione decisa e netta accanto al sindaco di Monasterace, Maria Carmela Lanzetta è stata l’occasione per ribadire una scelta di campo. Cosa che è stata fatta in sede istituzionale dinanzi al Ministro Cancellieri,  oppure a Gerace in occasione della firma del protocollo per il Pon sicurezza. In sede politica dinanzi al segretario nazionale del PD, Pier Luigi Bersani.
La politica dell’accoglienza praticata da alcuni Comuni del comprensorio, ha fatto parlare della Locride non come terra di criminalità ma come luogo di grande civiltà.
I principali giornali nazionali ed internazionali hanno portato alla ribalta il “modello Riace”, ben sintetizzato da Wim Wenders nel cortometraggio Il Volo.
Da quanto abbiamo fugacemente detto, ci sembra evidente che, tra tutti i comprensori della Calabria, la Locride è stata quella più ricca di fermenti.
Le elezioni debbono e possono essere il momento per rilanciare con forza il Progetto Locride, come parte di un più ampio progetto Calabria di cui le forze vive della Regione dovranno dotarsi.
Esiste una specificità di questo comprensorio, e questa deve trovare spazio anche nel Parlamento della Repubblica.
Badate bene non penso che la cosa si risolva eleggendo qualcuno della Locride.
Noi invece dobbiamo chiedere di più.
Dobbiamo chiedere che la politica si faccia garante di una legislazione che affronti la specificità calabrese all’interno dello Stato italiano.
Chiediamo che accanto alle primarie dei candidati si svolgano le “primarie” delle idee.
Non è uno sforzo da poco.
La crisi può determinare lo sganciamento di fatto della vettura calabrese e meridionale dal treno europeo oppure, con una forte inversione di marcia, fissare un nuovo aggancio, facendo forza sul ruolo strategico che il Sud potrebbe avere nell’area del Mediterraneo. Non più assistenza, non solo opere pubbliche, non un pacchetto per la tutela dell’ordine costituito. Un progetto serio, non demagogico che delinei un possibile sviluppo del nostro comprensorio.
La “questione meridionale” all’interno di cui bisogna collocare la questione calabrese e la specificità della Locride, è stata sempre un terreno naturale per la Sinistra.
Il tempo è poco ed è tiranno. Tuttavia un tentativo va fatto nel solo interesse della Locride.

 

 Ilario Ammendolia

 

 

 

 

 

Primarie anche per scegliere gli elettori di Fernando Sagado

 

 

Quale Locride ci propongono quelli che aspirano a un seggio parlamentare, e quale Locride vogliono gli elettori? Le primarie che si propongono a sinistra sono una buona cosa, ma per fare cosa oltre a scegliere le persone? Quali progetti hanno questi per la specificità del nostro territorio? L’idea sui trasporti, la viabilità, il lavoro, turismo, scuola, acqua? E la coincidenza di queste idee col programma dello schieramento nel quale si presenteranno. Le elezioni nazionali sono a un tiro di schioppo, due o tre mesi, ma programmi legati al nostro territorio non se ne vedono. E idee non ne producono né i candidabili né i votanti. Un vuoto che satura la Locride e che, come al solito, rischierà di produrre la stessa classe politica di sempre con solo, di nuovo, qualche prestanome con dietro i soliti marpioni. E mentre la destra tace fragorosamente e muove le solite leve dei grandi elettori senza badare al popolo. A sinistra della politica si strepita tanto senza trar fuori un progetto concreto. Il nuovo di Grillo è già impelagato in polemiche vecchissime e si divide i seggi che ancora dovrà conquistare. I sudici di De Magistris e Aprile, per quanto dovrebbero rappresentare specificamente le istanze territoriali, sul territorio sono ancora poco presenti. E la gente? Il popolo urla che così non si può andare avanti, ma una proposta definita da portare in parlamento, affidandola ai nuovi eletti, ancora non si vede e forse non la si farà in tempo a vedere. E allora la verità che sempre più emerge è che le primarie bisognerebbe farle su tutto. E sarebbe bene farle per scegliere gli elettori che poi dovranno scegliere i candidati. E’ un paradosso, lo so. Ma affinché qualcosa di buono accada veramente, le proposte politiche andrebbero ideate e discusse dalla base elettorale, affidate a chi si vuol candidare, scegliendo e poi votando chi le condivide e si impegna a realizzarle, per un nuovo e rivoluzionario patto ad personam. Un territorio che esprime i suoi bisogni e li definisce in un progetto al quale chi si vuol candidare aderisce. Sarebbe bello, e non è impossibile se si tornasse nelle sezioni a parlare, facendo si che il potere non fosse alienato ma semplicemente delegato a chi poi sarà eletto, il quale dovrebbe esercitarlo nel rispetto di un mandato progettuale ricevuto. Non è colpa della politica se nulla cambia. La colpa è nostra, che ci adattiamo ad aderire alle poche offerte progettuali fatte da altri. Non adempiamo a un dovere civico andando solo a votare. Il dovere lo si assolve in pieno se si partecipa alla produzione di un progetto politico, non se lo si accetta, spesso, quale il modello meno peggiore.

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