A quale prezzo usciremo dall’epidemia?

Mer, 25/03/2020 - 11:30

Non ho alcun dubbio che Jole Santelli sia animata dalla volontà di preservare il più possibile la nostra Regione dell’epidemia. Quindi rispetto i suoi provvedimenti ,ma contesto alla radice il metodo e le finalità che si propone, anzi ritengo una tale differenza di vedute come frutto di una visione antitetica della realtà. Facciamo un esempio: la Presidente, dopo aver nominato “Capitano Ultimo” assessore regionale, invoca la presenza dell’esercito nelle strade. Contro chi? Le nostre strade sono deserte e i cittadini chiusi nelle case. La misura servirebbe solo a spianare la strada a una concezione autoritaria dello Stato. Obiettivo ancora più evidente quando, con apposita ordinanza, viene “chiuso” il territorio regionale. Non sono un giurista, ma credo si tratti di una misura di dubbia costituzionalità.
L’epidemia mi preoccupa, e non poco. Le decisioni della Santelli, del presidente della Sicilia Nello Musumeci e ancor più i comportamenti sguaiati e irrazionali del Sindaco di Messina, li trovo inquietanti. I passeggeri in sosta forzata presso il molo di Reggio credo rappresentino una vergogna tanto per chi li ha bloccati quanto per chi ciò ha permesso.
Detto sommessamente non è questo il mio “Sud” e non è questa la mia idea di Calabria. Non è questa la mia idea d’Italia. Qui non si sta bloccando l’epidemia, ma si sta facendo a pezzi l’Unità Nazionale ,mentre si consumano atti di autentico cannibalismo contro altri calabresi, altri siciliani, altri italiani e, soprattutto, contro altri uomini e donne che non possono essere umiliati in questo modo.
L’epidemia deve essere combattuta con serietà e determinazione. Non c’è dubbio che gli arrivi, in tempi di epidemia, debbano essere filtrati e monitorati. Chi arriva dalle zone che sono l’epicentro del contagio, nel loro stesso interesse e per rispetto verso tutti noi, deve mettersi in rigorosa quarantena. Su questo punto si possono e si devono effettuare controlli severi mentre già nelle settimane passate si sarebbero potuti requisire alberghi e strutture ricettive da mettere a disposizione dei nuovi arrivati. Non s’è fatto, privilegiando così la forma alla sostanza.
Non sono patriottardo o nazionalista, ma ho il senso di Patria, che non è il semplice portarsi la mano al petto quando suona l’Inno Nazionale, ma una memoria collettiva e un sentire comune che ci rende “Comunità Nazionale” e parte dell’Umanità. Sono stato d’accordo quando gli aerei sono andati a recuperare i nostri connazionali in Cina e anche quando un aereo militare è partito per recuperare un solo diciottenne italiano rimasto a Wuhan.
Oggi non ci sono gli untori alle porte e una cosa non si può e non si deve fare: sbattere la porta in faccia a chi torna alla sua famiglia, a chi ha perso il lavoro, a quanti non possono pagare il fitto nelle città in cui erano emigrati, a chi rientra nella propria terra, a chi chiede ospitalità, a chi scappa del pericolo. Con tutta la prudenza e gli accorgimenti del mondo, ma non c’è altra strada. Noi dobbiamo salvare quante più persone è possibile e a qualsiasi costo, ma restando umani.
Dall’epidemia, prima o poi, ne usciremo, dalla disumanità, una volta dentro, non ne usciremo più. E una volta imboccata una tale strada i “forti” e i tutelati faranno strazio dei deboli e degli indifesi. Il Coronavirus in pochi giorni ha messo in discussione le nostre certezze e il nostro domani. Dinanzi a un oscuro pericolo che ci minaccia fin nelle nostre case e contro cui non servono certamente porte blindate, ma neanche carri armati, aerei invisibili e sommergibili nucleari, ho pensato che gli uomini avrebbero teso le braccia verso gli altri esseri umani, comprendendo la loro fragilità e debolezza.
Ho pensato che l’Utopia potesse riacquistare forza e attualità. Sono andato a rileggermi “La Ginestra” di Leopardi, che fa tanto riflettere anche se non ci fornisce l’antidoto contro il virus. Personalmente non sono affatto coraggioso. Al pari di tutti temo la malattia e la morte, ma l’ultima invocazione che vorrei esalasse dalla mia bocca è: “Fai che la morte mi colga Uomo”!
Senza umanità la vita non è degna di esser vissuta.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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