Quando il senso di giustizia impallidì...

Ven, 21/11/2014 - 10:02
Non si può puntare il dito dinanzi a una tragedia

Ho riflettuto su questa tremenda tragedia e sono arrivata ad una conclusione: la vita è crudele. È crudele con chi aspetta che i suoi sogni si realizzino e con chi, dopo averli realizzati, si trova catapultato improvvisamente in un incubo. Ho letto molti commenti sulla vicenda: commenti di disperazione, di indignazione per condotte illecite che sarebbero state tenute, di accusa nei confronti di Autorità che avrebbero fatto poco o nulla per evitare che un’altra tremenda tragedia si verificasse. Devo essere sincera e anche io, in altri contesti e in altre situazioni, ho puntato il dito contro chi, in quel momento, appariva come il responsabile dell’ennesima disgrazia. Questa volta, però, non ci sono riuscita. Forse perché fin dall’inizio ho provato uno strazio tremendo nell’apprendere l’accaduto e più notizie trapelavano, maggiore era angoscia. Lo so, le perdite sono sempre dolorose e ognuno di noi ha sofferto almeno una volta per la morte di un proprio caro, ma queste morti sono una tragedia troppo grande, che dovrebbe spingerci  tutti a riflettere: dei bambini, piccolissimi, hanno perso il loro padre, delle donne hanno perso i propri compagni e dei genitori hanno perso i loro figli. Di fronte a questo, qualsiasi commento è superfluo: ognuno di noi è stato figlio e sa cosa i propri genitori rappresentino, qualcun altro sarà moglie (o marito) e saprà cosa può voler dire scegliere di condividere una vita insieme a un’altra persona e all’improvviso scoprire che questo non sarà più possibile e qualcun altro ancora sarà anche genitore e saprà che di fronte al dolore di perdere un figlio non vi è ragione che tenga. I concetti di colpa e di responsabilità, quindi, perdono di significato e il termine stesso di giustizia impallidisce. Non ha senso cercare un responsabile a tutti i costi visto che, se avvenimenti del genere non hanno spiegazione, tanto meno ce l’avranno le condotte che gli hanno cagionati. Resta solo il fatto che in  frazioni di secondo è stata posta fine alla vita di sei persone, provocando una sofferenza senza fine.  All’inizio ho detto che la vita è crudele.
È vero, la vita è crudele ma è l’unica cosa che abbiamo e che vale la pena difendere. Di sicuro, però, non ci appartiene; questa vicenda dimostra che ci può essere tolta in qualsiasi momento. Per questo l’unica cosa che possiamo fare, per non tradire chi da questo mondo è stato strappato troppo presto, è non mollare mai, non arrenderci mai. Neanche di fronte alla sofferenza. Neanche di fronte al dolore.

Cristina Alì
 

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