Quanto conteranno i calabresi dopo il taglio del parlamentari?

Dom, 27/09/2020 - 12:30

Conteranno di più i cittadini calabresi dopo il referendum sul taglio dei parlamentari?
Prima di rispondere a questa domanda occorre porsi un'altro quesito: hanno contato qualcosa nelle elezioni politiche del 2018 o del 2013?
La verità è che nulla contavano e meno conteranno. La capacità dell'attuale "classe politica" è quella di convincerci che si stiano combattendo lotte epiche e che noi siamo chiamati a scelte fondamentali per la democrazia. E invece ci troviamo sempre più dinanzi a un “Palazzo" che sbarra porte e finestre e lascia fuori la gente.
I talk show, i “grandi" giornali, i "partiti" hanno il compito di stordirci in modo di farci dimenticare che viviamo una fase storica in cui, a livello planetario, il potere reale va concentrandosi in poche mani e la "politica" (questa politica) rappresenta un allucinogeno modo di farci vedere una realtà diversa da quella che è.
Non è mai stato il numero dei parlamentari il problema. Cento, i parlamentari potrebbero rappresentare un popolo e, invece, un assemblea di tremila deputati potrebbe essere espressione solo di sé stessa. E solo parzialmente il problema è rappresentato da una legge elettorale golpista, come quella attuale.
Probabilmente il problema vero è la mancanza di un "luogo" di partecipazione del cittadino alla formazione della volontà collettiva e ciò inficia il dettato costituzionale che afferma: "tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Guardatevi intorno: esistono nella Locride o in Calabria "strumenti di determinazione della politica nazionale", regionale o locale?
No!
Partiti, sindacati e corpi intermedi sono stati svuotati. Probabilmente perché hanno fatto il loro tempo ma il dramma è che non si sono formati i luoghi in cui il singolo, confrontandosi con gli altri, diventa protagonista della vita politica e sociale della propria comunità, della Regione e di quella nazionale.
Così il voto perde valore.
E il cittadino viene degradato a semplice elettore orientato dalla televisione o dalla rete inondata da bugie e imposture.
Faccio un esempio: De Luca porta al governo della Campania la storia, le passioni, un progetto del popolo della Sinistra?
È stato il PD a far vincere il presidente campano?
A entrambe le domande la risposta è "no"!
Mi sembra che in Campania la politica sia stata aggirata presentando una quindicina di liste dove capi e capetti portano in dote un gruzzolo di voti grazie al quale si siederanno al tavolo dei vincitori.
La stessa identica cosa è successa in Puglia o a Reggio Calabria.
Non grido allo scandalo, ma tento di capire i fatti.
Se facessimo un confronto sereno, probabilmente scopriremmo che Zaia, governatore del Veneto, è realmente di "destra" perché portatore di una visione del mondo che appartiene a quella storia, oltre che di egoismi territoriali e di classe. In quest’ottica farà approvare la legge sulla "autonomia differenziata”, che sarà un duro colpo per l'Unità nazionale e il Sud.
Stento invece a veder tracce di Sinistra nella politica di De Luca.
Ciò detto, non intendo dire che Zingaretti sia la stessa cosa di Salvini o che De Luca sia un poco di buono. Oppure che Zaia sia una persona insensibile.
Non sono le persone in discussione.
Il problema è che la politica è diventata arte e mestiere di pochi. Capi e non dirigenti.
Eppure della politica, finché gli uomini vivranno in società, non se ne può fare a meno. Così come non si può fare a meno dell'aria o dell'acqua.
Il problema è cambiarla. Trasformandola da parassita a linfa vitale per la società".
Il popolo è chiuso in gabbie dalle sbarre invisibili, a ogni elezione sbatte goffamente le ali provocando inutile vento.
Manca un soggetto collettivo che abolisca le gabbie e ci consenta di dispiegare le ali, come fossimo Albatros.
Così com'è la politica appartiene a pochi. Conta poco e vale niente schiacciata com'è dagli altri poteri che la sottomettono e dalle ferree leggi di mercato che la rendono un esercizio inutile.
Dalla Locride a Roma, da Reggio a Milano. E ben oltre.
Bisogna distruggere la "gabbia". Cambiare gabbia non serve a nulla.
Credetemi, dirlo mi fa male. Molto male.
Anch'io, come molti di voi, ho tirato un sospiro di sollievo per il risultato della Toscana, come un anno fa per l'Emilia.
Eppure, al di là della comprensibile nostalgia, so che per questa strada ci infileremo nel tunnel della dittatura del terzo millennio. E le elezioni o i referendum passeranno senza lasciar traccia. Prima ne prenderemo atto e prima si troverà una soluzione.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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