Quel luogo in cui si pratica la sofferenza

Dom, 09/08/2020 - 10:30

Signor Procuratore della Repubblica,
Pur avendo 75 anni questa è la prima volta in vita mia che presento una denuncia alla Procura della Repubblica.
Lo faccio perché credo sia inutile scrivere oltre a una classe dirigente deputata a risolvere il drammatico problema che sto per introdurre ma assolutamente non all'altezza della situazione.
Intendo denunciare che nella Locride esiste un luogo in cui si pratica un livello di sofferenza tale da sconfinare nel reato di tortura e dove la “legge” dello Stato è una parola priva di significato.
Mi riferisco all'ospedale di Locri, iniziando dal suo Pronto Soccorso.
Il “Covid-19” è stato ed è l'occasione per intensificare la pratica di “oggettiva tortura” e di grandi sofferenze a cui sono sottoposti gli ammalati della Locride.
Posso testimoniare di aver visto con i miei occhi anziani in carrozzella, contusi, ammalati soffrire sotto il sole di agosto aspettando il loro turno, come se fossero ragazzi in visita a un museo o degli spensierati avventori d'una trattoria. Personalmente non ho dubbio alcuno che un tale trattamento possa essere catalogato come “tortura” in oltraggio ai diritti costituzionali.
Non conosco i singoli nomi degli ammalati che ho visto sofferenti dinanzi al Pronto Soccorso nella giornata di martedì 4 agosto, (mi dicono che la situazione non sia stata migliore nei giorni precedenti o in quelli successivi) comunque sarebbe facile identificarli dai moduli che sono stati “costretti” a compilare prima dell’ingresso nel Pronto Soccorso, mentre dall’orario delle dimissioni o del ricovero in reparto si potrebbero verificare gli “inumani” tempi di attesa a cui vengono sottoposti.
Presumo che il personale ospedaliero, (a parte gli imboscati, che pur ci sono), in quegli stessi momenti, fosse impegnato a dare risposte ad altri pazienti più gravi. E infatti non è questo il “livello” che intendo denunciare, a meno che non si individuino precise responsabilità personali.
So bene e ho memoria che, quando una Procura della Repubblica vuole, può raggiungere livelli molto alti di accertamento della verità.
Signor Procuratore,
assumendomi tutte le responsabilità, ho ricordato all’inizio che ci troviamo dinanzi a una   presunta classe dirigente non in grado di dare adeguate risposte alla gente e, soprattutto, ai più deboli. Aggiungo che, sotto il profilo storico, a tale inadeguatezza non è estranea la Procura della Repubblica di Locri, sia per le vistose omissioni in anni passati, che ho più volte denunciato sulla stampa, ma soprattutto per sospetti interventi, come quello del 1993, che ha colpito duramente quanti si erano spesi, esponendosi a seri pericoli, sino a quel momento, nel tentativo di razionalizzare la Sanità nella Locride.
Concludo, Signor Procuratore,
ricordando a me stesso che, molto più spesso di quanto sarebbe necessario, si dice che la nostra è terra di ‘ndrangheta.
Concordo, anche se aggiungerei che alla ‘ndrangheta si aggiungono poteri occulti o palesi non meno pericolosi e spregiudicati.
Quello che mi sembra certo è che non si sconfigge la mafia se la gente, e soprattutto i più deboli, sono costretti a subire dallo “Stato” umiliazioni e sofferenze non meno gravi e crudeli di quelli causate dalla mafia.
Pertanto, e dichiarandomi disponibile a testimoniare su persone e cose che ho direttamente visto o sentito, sporgo formale denuncia contro i responsabili di tale stato di cose ad ogni livello.
Disponibile ad esser sentito, distinti saluti.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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