Raffaele Sainato: “La Calabria deve riprendersi ciò che le compete”

Mar, 21/01/2020 - 19:30

L'idea di un programma politico per la Calabria muove dalla basilare premessa del pieno rispetto e della difesa dei diritti e delle libertà individuali e collettivi, della cultura come base ed essenza dell'agire politico, dello sviluppo di un modello economico, sociale e territoriale capace di valorizzare i borghi storici, le tradizioni secolari e le peculiarità locali.
Un programma che sappia attribuire valore sovrano all'azione programmatica, in conformità ai principi democratici e costituzionali, per la difesa e l'affermazione dei diritti fondamentali.
Tutela effettiva del diritto costituzionalmente garantito alla salute, attraverso la creazione di un tavolo tecnico a livello regionale che ripristini uno stato di normalità gestionale.
Il sistema socio sanitario in Calabria è ormai al collasso non da sempre, i Calabresi, e la Locride in particolare, sono stati privati del privilegio di un'efficiente sanità pubblica.
In tempi non troppo lontani, il comprensorio visse proprio qui, presso il presidio ospedaliero di Locri, la magnificenza di illustri primariati, per poi attraversare l'era della vacche sacre e ridursi, oggi, a un'inarrestabile e scolorita spirale di malasanità e spreco di denaro pubblico.
La sanità è una partita fondamentale per ogni paese, lo è ancor di più per la Calabria, dove deve rappresentare il gioco di squadra per antonomasia. La politica gioca un ruolo decisivo, a tutti i livelli, dal governo centrale, a quello regionale, per la definizione delle linee di indirizzo, la formazione, l'arruolamento dei dirigenti medici; i bandi di concorso e gli iter di assegnazione, la dotazione organica e quella strumentale; la ricerca scientifica; l'aggiornamento e il confronto sui casi difficili.
La Calabria è in piano di rientro dal dicembre 2009 e, dal luglio 2010, è commissariata.
Il primo passo da fare consiste nell'abrogazione del Decreto Salva Calabria. L'esperienza commissariale era già risultata disastrosa, ma tale decreto ha definitivamente mandato in tilt gli ospedali calabresi, compreso il nostro, con reparti condotti al limite dello sfinimento, revoche e rinunce di incarichi, vacatio direzionali, mancata stesura del piano dei fabbisogni. Le strutture ospedaliere sono rimaste senza guida poiché il decreto ha “licenziato” tutti i commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere calabresi nominati dalla Regione, sostituiti - alla meno peggio - dai dirigenti più anziani nella qualità di reggenti temporanei da sostituire in poco tempo con nuovi commissari di nomina ministeriale.
In due parole, paralisi gestionale. E non si tratta di un eufemismo.
La Calabria deve riprendersi ciò che le compete e noi calabresi dobbiamo riprenderci la Calabria. Una Calabria nuova, diversa, da costruire.
Attraverso la dotazione di ospedali efficienti, con dirigenti selezionati attraverso bandi pubblici trasparenti, con una rete sanitaria territoriale capace di connettere, ad esempio, l'ospedale di Locri o di Reggio Calabria con i più importanti centri diagnostici e ospedalieri d'Italia.
Non è utopia. È realtà. Tangibile, concreta. Che forse in pochi conoscono ma alla quale guardiamo con fiducia e che stiamo sostenendo da circa un anno.
Avere la consapevolezza che curarsi a Locri, Polistena, Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Crotone possa essere la stessa cosa (o quasi) che affidarsi a un centro di Milano, Pisa, Bologna, Modena potrebbe sembrare un sogno. Invece è una realtà in costruzione. Professionisti di fama internazionale stanno cercando di realizzare una rete regionale per le patologie reumatologiche, un incipit che ha già consentito il contenimento della migrazione sanitaria - pesantissima voce passiva del bilancio calabrese - verso ospedali del nord, di ben 60 casi gravi di pazienti.
Una goccia nell'oceano, che ci riempie di speranza e traccia la via maestra.
L'unica modalità per affiancare le regioni in difficoltà è data dal risanamento finanziario e dalla garanzia dei livelli essenziali di assistenza (lea), questi i due strumenti capaci di garantire la compiutezza di un piano di rientro regionale serio. Avallato dalle posizioni della Conferenza delle Regioni.
Migrazione sanitaria e occupazionale rappresentano la più grande ferita aperta della regione, negli ultimi dieci anni.
Altro punto essenziale di indiscusso valore sociale e rilevanza costituzionale, nell'ambito di un progetto politico adeguato, è dato dalla tutela delle risorse naturalistiche e ambientali, strettamente connessa alla garanzia di un'assistenza sanitaria pubblica adeguata.
Salvaguardia, da intendersi come contrasto a qualsiasi forma di degrado e abusivismo in materia ambientale, abbandono indiscriminato dei rifiuti e, parallelamente, come monitoraggio degli scarichi finalizzato alla protezione dei fondali marini, risorsa naturalistica e antropologica per eccellenza.
Un progetto connesso, ovviamente, alla realizzazione di micro e macrozone protette e di parchi ecosostenibili territoriali.
Sottostante al progetto, un piano significativo di realizzazione delle infrastrutture stradali (in primis il rifacimento e la messa in sicurezza della SS 106), autostradali e ferroviari, che colleghino i punti di arrivo e partenza cittadini, il potenziamento aeroportuale, la garanzia del trasporto pubblico locale.
Senza infrastrutture, non esiste sviluppo.
E neppure crescita urbana e turistica. Attuabile attraverso azioni mirate e concrete di accesso ai fondi europei e tramite il potenziamento dell'autonomia dei Comuni. Gli enti locali rappresentano le istituzioni più vicine in linea diretta con i Cittadini di un territorio e possiedono elevata consapevolezza strategica per le potenzialità di sviluppo locale, per tale è auspicabile una maggiore forza in scelte e priorità decisionali.
Solo con l'azione concreta e la collaborazione costruttiva sarà possibile attuare un percorso di cambiamento.
Cresciamo. Crediamoci.

Raffaele Sainato

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