Recovery Fund: occasione unica per cambiare la SS 106?

Dom, 01/11/2020 - 10:00
Abbiamo posto ai rappresentanti calabresi dei sindacati una domanda relativa a come i fondi stanziati dall’Europa per fare fronte alla crisi innescata dalla pandemia possano migliorare la realtà sociale della nostra regione. Vista la natura del finanziamento, la risposta di impiegarli nel miglioramento delle infrastrutture è stata univoca: per i sindacati terminare la nuova SS 106 (e ampliare la ferrovia jonica) è la chiave di volta dello sviluppo della Calabria.

I soldi del Recovery Fund potrebbero essere impegnati anche per realizzare - finalmente, e ci sembra un’occasione unica, forse l’ultimo treno per una infrastruttura così importante per lo sviluppo della regione - la nuova Strada Statale 106 Reggio-Taranto: il sindacato si sente o è già pronto, magari col supporto delle sue organizzazioni centrali, ad avviare una grande e incisiva vertenza nazionale?

Il tema del Recovery Fund, così come quello dei fondi europei associati ai provvedimenti del Governo sulla fiscalità di vantaggio, alla decontribuzione e ad altri aiuti alle imprese che assumono, sono centrali nel dibattito economico e politico. A livello centrale è ripreso un confronto con il Governo sull’emergenza Covid, ma non ancora sulle strategie di sviluppo economico nel Paese e nel Mezzogiorno. Cosa, questa, che il sindacato unitario sta richiedendo con forza anche attraverso forme di mobilitazione. In questo contesto nazionale, il tema di come si affrontano le strategie per il Sud e, quindi, per la Calabria, è diventato centrale nel dibattito nazionale di CGIL, CISL e UIL. In Calabria, come CGIL, siamo molto preoccupati perché, a oggi, nonostante sia stata istituita una task force a livello regionale su economia, sviluppo e lavoro, nessun dibattito è stato avviato sui grandi temi del Recovery Fund. La prematura scomparsa della Presidente della Regione Jole Santelli, che ha suscitato in tutti noi profonda commozione, consegnerà questi temi alla prossima giunta regionale. Vi sono scelte che vanno affrontate con il contributo di tutte le parti sociali e la Calabria non può farne a meno. Anche il tentativo da parte di questa giunta e del vicepresidente facente funzioni di rimodulare 500 miliardi di Euro di spesa dei fondi previsti nel POR, senza un confronto con il partenariato economico-sociale è un atto grave che rischia di ingenerare un clima da campagna elettorale di cui la Calabria, in questo momento, non avverte il bisogno.
Infrastrutture, mobilità, sanità, ambiente, territorio, legalità, istruzione, sono i grandi temi che qualunque politica seria dovrebbe affrontare con le parti sociali e il sindacato.
La CGIL Calabria, che recente ha presentato un programma di 11 interventi in 40 cartelle alla regione, a tutto il partenariato economico e sociale, alle amministrazioni locali, è pronta al confronto.

Angelo Sposato
Segretario Generale CGIL Calabria

 

La valorizzazione delle potenzialità inespresse della Calabria e la sua crescita passano anche per il superamento del gap infrastrutturale dell’area ionica. La SS 106 costituisce nel sistema viario un asse fondamentale e il suo completamento per l’intero percorso, l’adeguamento, la messa in sicurezza sono da molto, troppo tempo all’ordine del giorno. Gli interventi previsti sono tanti e consistenti. Purtroppo, si fatica a vedere i cantieri aperti. Per fare un solo esempio, dopo decenni di attesa, il 19 maggio scorso, alla presenza del Ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli e dell’Amministratore Delegato di ANAS è stato formalmente aperto il cantiere per un’opera fondamentale come la realizzazione del Terzo Megalotto, essenziale per lo sviluppo, per rompere l’isolamento di un vasto territorio, per garantire la sicurezza grazie alla realizzazione del tracciato a due corsie per senso di marcia, in un tratto che è fra i più pericolosi d’Italia. Si tratta di un investimento da 1,3 miliardi per un tracciato di 39 km, che darà occupazione a regime a circa 3mila lavoratori, indotto compreso, con una previsione di sette anni per il completamento.
Sulla questione delle infrastrutture viarie, ferroviarie e portuali, la CISL si sta impegnando molto. Per la 106, in particolare, sono state diverse le mobilitazioni che hanno visto presente anche il sindacato nazionale: da ultimo, lo sciopero di Trebisacce nel 2018 con una grande manifestazione conclusa dal Segretario Generale aggiunto Luigi Sbarra. Su questo e su altri temi il sindacato non mollerà. Si tratta, tra l’altro, di creare lavoro attraverso la realizzazione di opere fondamentali.
Riguardo alle risorse del Recovery Fund, dico innanzitutto che devono essere aggiuntive e non sostitutive rispetto a quelle già previste nei progetti approvati e nel Piano per il Sud 2030 presentato dal Governo a Gioia Tauro nel febbraio scorso, prima dell’esplosione della pandemia da Covid-19.
Detto ciò, sicuramente, i fondi provenienti dall’UE per la ripartenza dovranno essere destinati, nel Sud e in Calabria, alle infrastrutture materiali e immateriali. Tra queste, il completamento dell’intero tracciato Reggio-Taranto della SS 106 è certamente prioritario, senza dimenticare l’elettrificazione dell’intera linea ferroviaria ionica. Le infrastrutture che possono collegare la Calabria con il resto del Paese sono un terreno su cui dialogare e confrontarsi con il Governo.

Tonino Russo
Segretario Generale CISL Calabria

 

Siamo, come Organizzazione sindacale, da sempre impegnati per il miglioramento infrastrutturale della Calabria e lo facciamo senza steccati ideologici; il nostro impegno è determinato dal convincimento che l’infrastrutturazione materiale e immateriale del territorio rappresenti un fattore fondamentale per la crescita regionale e lo sviluppo economico e sociale della nostra Calabria.
In queste ultime settimane si è tornato a parlare di Ponte sullo Stretto, un’opera che aprirebbe il territorio verso dinamiche di sviluppo europee e mondiali ma, accanto a questa opera strategica, siamo convinti che la Calabria, come sostenuto dal nostro Segretario Generale Pierpaolo Bombardieri, abbia bisogno di sviluppare concretamente il progetto di una moderna, sicura ed efficiente SS 106, per ciò che concerne le grandi opere pubbliche.
Per noi questa arteria viaria, la sua completa costruzione verso la dorsale adriatica, rappresenta un obiettivo dichiarato e, con il supporto della nostra Segreteria nazionale, da tempo abbiamo portato all’attenzione dei vari governi che si sono succeduti la necessità di assecondare le richieste di mobilità che arrivano dal territorio.
È importante la realizzazione del terzo Megalotto della nuova 106, ma è altrettanto importante la costruzione dell’intera dorsale Jonica e del suo prolungamento verso la Basilicata e la Puglia. Anche il crotonese e la fascia ionica catanzarese e reggina hanno il bisogno vitale di riconnettersi al resto del territorio regionale e al resto del Paese.
Riteniamo che, in tema di grandi opere pubbliche, lo Stato nel progettarle e nel realizzarle debba saper ascoltare la domanda che proviene dalle comunità, dai territori, dal mondo dell’associazionismo.
E, sotto questo aspetto, la realizzazione della SS 106 è un bisogno collettivo rivendicato dai calabresi e non solo, che vivono nella parte ionica della nostra regione.
Siamo inoltre convinti che solo realizzando questa infrastruttura la Calabria potrà entrare concretamente all’interno dei corridoi europei di movimentazione delle merci e delle persone, potrà ricercare quello sviluppo delle potenzialità turistiche ancora in parte inespresse e rimettere in moto la macchina occupazionale e lavorativa.
Ma non solo. La realizzazione della nuova SS 106 rappresenterebbe una valvola di sfogo viaria determinante, un’alternativa all’Autostrada del Mediterraneo, anche dal punto di vista della sicurezza pubblica.
In quest’ottica, poi, riteniamo indispensabile la corretta programmazione del Recovery Fund che, come tu sottolinei, è un’occasione unica per la nostra regione, al fine di rimediare ai ritardi atavici sull’infrastrutturazione di questo territorio, ma crediamo sia importante non dimenticare anche il giusto indirizzo dei fondi legati alle politiche di coesione europee e al fondo nazionale di sviluppo e coesione. Risorse che, in questi anni, sono state per una parte importante non spese e, in una parte minima, spese male.
La totale realizzazione della SS 106, deve essere intesa anche come una forma di risarcimento infrastrutturale da parte dello Stato nei confronti della Calabria e del Sud.
Infatti, dagli anni ’70, si è bloccata la leva degli investimenti a favore del Mezzogiorno e della Calabria sia per quanto riguarda rete stradale sia per quanto riguarda quella ferroviaria. Ne è palese dimostrazione la tratta ferrata che da Melito Porto Salvo porta verso la Locride, ferma al disegno borbonico, priva di una rete elettrificata, sviluppata ancora oggi su di un unico binario.
Attualmente solo il 24% delle linee ferroviarie al sud sono a doppio binario a fronte del 69% del centro nord. E solo il 45% è elettrificata al sud a fronte dell’80% del centro nord.
Se a questo aggiungiamo il fatto che lo striminzito nastro di asfalto della vecchia SS 106, segnata in questi anni da decine di edicole funerarie poste a ricordo di chi su quella strada ci ha perso la vita, sia ancora l’unico canale di comunicazione viaria di una fetta enorme del territorio calabrese, che ricomprende un terzo della nostra popolazione, allora emerge con chiarezza la necessità di fare di questi ritardi una vertenza nazionale.
Una vertenza che abbia al centro della sua piattaforma rivendicativa non solo la realizzazione di queste infrastrutture in tempi rapidi ma, anche, il corretto utilizzo dei fondi messi a disposizione. È giunto il tempo, infatti, di chiudere con le vecchie pratiche di parcellizzazione dei finanziamenti, della loro dilapidazione in mille e inutili rivoli; è invece giunto il momento di concentrare le risorse su pochi progetti e fare sì che questi si trasformino, in tempi rapidissimi, in opere concrete. Opere che siano in grado, come riteniamo possa esserlo la nuova 106, di cambiare il volto economico, sociale e produttivo della nostra regione.

Santo Biondo
Segretario Generale UIL Calabria

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