Referendum: nessun parlamentare ha sentito il bisogno di recarsi nei paesi sciolti per mafia per capire la gente

Mer, 11/09/2013 - 12:51
A Platì, sabato, è stata scritta una timida pagina, ma per comporre il libro c’è ancora tanto da lavorare.

Giovedì si raccoglieranno le firme dei referendum radicali a Siderno. Noi riteniamo sia civilmente importante partecipare.

Si parla spesso dell’abisso che separa la gente comune dalla politica e dalle Istituzioni  In Calabria la frattura è particolarmente evidente per l’incapacità della “classe dirigente” di sincronizzarsi con la gente .

Sabato scorso i radicali, con l’onorevole Rita Bernardini, erano a Platì, piccolo paese dell’Aspromonte , per raccogliere le firme per i 12 referendum proposti dal partito radicale. Giovedì la raccolta di firme sarà a Siderno.

A Platì la raccolta inizia alle ore 11,30.

La gente si mette in fila per firmare, sono uomini, donne, ragazze e giovani. Le firme sinora raccolte a Platì sono circa cinquecento, sabato, in una sola ora, hanno firmato in 118, due per ogni minuto.

Si dirà: Platì è un paese di ndrangheta ed hanno firmato perché sei dei dodici referendum riguardano la giustizia.

Analisi sbagliata e fuorviante.

Ieri la gente di Platì si è armata della sola carta d’identità rilasciata dalla Repubblica Italiana, ha raggiunto la piazza centrale del Paese e, alla luce del sole , ha esercitato un diritto costituzionale.

Io non so quanti tra coloro che hanno firmato sono uomini di ndrangheta, né mi interessa saperlo, so per certo che ho assistito ad una pagina di democrazia partecipata.

So  che ieri le persone di Platì si sono sentiti cittadini della Repubblica , orgogliosi di esercitare un loro diritto mentre, per decenni, la politica a Platì si è presentata a fari spenti e solo per chiedere il voto . So che hanno deciso di essere protagonisti del proprio destino riappropriandosi di una “sovranità” che non sono più disponibili a delegare.

E’ comodo fare politica nel Palazzo, è ancora più comodo presentare qualche stupida interrogazione parlamentare quando si procede ad un ulteriore taglio di quattordici treni nella nostra Regione. E’ confortevole esser presenti al taglio del nastro di una opera pubblica costruita con qualche decennio di ritardo così com’è facile fare annunci che non avranno alcun seguito.

Se questa è la politica perché sorprendersi che la gente ne prenda le distanze?

Possibile che si è così ciechi da scambiare la politica con le vicende personali di Berlusconi, o con i destini di Renzi, Bersani, o Cuperlo ?

Sono passati sette mesi dalle ultime elezioni,non un solo parlamentare della Repubblica, eletto in Calabria, ha sentito il bisogno di recarsi nei paesi con i consigli comunali sciolti per mafia per discutere con la gente e capire,innanzitutto da loro, cosa sta succedendo.

La gente ha tanto bisogno di riprendersi la propria sovranità.

Se degradiamo questa gente nei nuovi lebbrosi, negli appestati del nostro tempo, perché sorprenderci se odiano lo Stato, le istituzioni, la politica?

Eppure questi Paesi sono nostri, più sono ammalati più li dobbiamo sentire nostri. Se oggi una sola persona viene lasciata al suo destino, domani un’intero popolo sarà in pericolo.

Certo, qualcuno dirà che nei paesi d’Aspromonte si possono fare brutti incontri., (mi verrebbe da dire non peggiori di quelli che si fanno nei palazzi del “Potere”), ma la democrazia si costruisce giorno per giorno tra la gente, partendo dai luoghi in cui la sofferenza è più acuta .

Rifugiarsi nell’antimafia di maniera è vile prima che inutile, e non è un caso che il vescovo di Locri, monsignor Morosini, nel momento in cui s’è congedato da quello che per cinque anni è stato il “suo” popolo, abbia sentito il bisogno di ammonire “ non fatevi ammaliare dall’antimafia di professione”.

Se oggi qualcuno pensa di fare dei paesi dell’Aspromonte una riserva indiana, affidata e vigilata dalle forze dell’ordine, sappia che passeranno pochi anni è lo stesso destino avrà l’intera Calabria e progressivamente l’intero Sud.

Storicamente la nostre classi dirigenti hanno avuto come tratto distintivo la viltà che si sostanzia con la “fuga” dalla linea del fronte ed il comodo attendarsi nelle retrovie  a curarsi dei loro interessi particolari, indifferenti al destino di coloro di cui dovrebbero essere l’espressione..

Oggi più che mai la “questione calabrese” è soprattutto questione di classe dirigente che non può essere nominata e legittimata da Roma bensì espressione della sofferenza e della voglia di riscatto del nostro popolo. A Platì, sabato, è stata scritta una timida pagina, ma per comporre il libro c’è ancora tanto da lavorare.

 

Autore: 
Ilario Ammendolia
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