Regalare scatti di fascino agli “Scemi più Scemi” d’Italia è arte sprecata

Lun, 27/07/2020 - 19:30

Caro direttore,
il Pontile d’Agostino, monumentale struttura sollevata sullo Jonio sidernese, la settimana scorsa è stato segnalato da EasyJet attraverso uno scatto della travel blogger Federica Di Nardo come uno dei tratti più suggestivi della Costa Jonica e dell’intera Calabria.
Evviva, avrebbero gridato ovunque.
Eppure, non ci crederà, sono bastate solo poche ore per consegnare alla storia l’ennesimo gran successo della sagra dei mediocri sulla solita piazza ammantata d’odio e di scienziati alla Corte d’Assise: “Ecomostro”.
Ma veramente sia quelli che smanettano in modo maniacale sui social sia decine giornalisti di ruga di una terra arretrata, in estremo ritardo di sviluppo e formazione, sarebbero gonfiati al tal punto da voler indicare a EasyJet quale posto della nostra regione sorride e attrae i visitatori, il punto G della Cala dei Gelsomini, nove settimane e mezzo da Punta Pellaro a Roseto Capo Spulico e da Praia a Mare a Punta Pellaro?
Un po’ di decenza.
Chi ha a cuore il futuro della Calabria, di come la regione, il comprensorio, la città in cui si agisce si trasformeranno nel medio e lungo periodo, ha il dovere di chiedersi perché una delle regine dei voli Low Cost, e non il Comitato Feste del Tichititì né il Circolo serale del Tichitità, abbia guardato e visto lo Jonio di Siderno, il vecchio e affascinante Titanoboa di ferro che entra stremato dall’incuria e dallo sguardo nano nell’autentico mare del mito e delle civiltà greca.
Bisogna documentarsi prima di far fermentare a caldo, e sui social, scemenza non filtrata, dove appunto frotte di scemi più scemi e mute di ignoranti sottovuoto comandano h24 nell’era dell’amuchina.
Serve testa, anima e studi, più che bile, fegato e scemenza, perché solo così si può scoprire che altrove, con testa, anima e studi, hanno realizzato meraviglie sui pontili, permettendo a molte città balneari di divenire vere e proprie mete turistiche, epicentri di vacanzieri che da quei pontili ripensati si tuffano su cozze e pepe e nei cartocci anti olio di calamari scongelati e fritti.
Molti calabresi, immagino, siano stati a Mondello, la spiaggia dei palermitani, e nessuno di questi calabresi ha certamente ignorato la splendida costruzione decò sorta nel 1912 (stabilimento balneare e ristorante di alto livello) oggi di proprietà di una Immobiliare Italo-Belga.
Ma basta andare su Google alla voce La Rosa Nautica Restaurante Lima, Perù, all’Eemshotel di Delfzijl/Groningen, in Olanda, al Casinò di Nizza. Tutti questi locali e tantissimi altri hanno una cosa in comune, l’essere sul mare e costruiti su palafitte. Come il pontile di Brighton, città sulla Manica di 160.000 abitanti, capitale turistica della Gran Bretagna.
Un’assoluta meraviglia.
Siderno, la mia città, nell’opinione diffusa dei sidernesi è a vocazione turistica, ma finora non ha dimostrato nei fatti di possedere quest’inclinazione e addirittura, oggi, tantissimi vorrebbero smantellare senza pietà quel molo con enormi potenzialità che merita di essere salvato nelle parti in cui è ancora salvabile, fosse solo come simbolo di centinaia d’albe pitagoriche, dove il nuovo sole ogni mattina spunta e si reincarna con più sfumature di rosso nei pali arrugginiti dai lamenti locali e da un’arretratezza, per spazio e tempo, giurassica.
È paradossale come a Siderno s’infervora il disfattismo quando c’è un passaggio di grande portata pubblicitaria e, invece, si abbassano i toni, per esempio, sul degrado ambientale o sul pericoloso inquinamento che è stato riscontrato a più riprese, grazie all’impegno dell’amministrazione Fuda di cui facevo parte, a poche decine di metri dal pontile immortalato magnificamente dagli specialisti. Sopra, alle spalle dell’esclusivo e suggestivo molo in questione, all’imbrunire, lì nelle faglie acquifere di contrada Pantanizzi qualcuno continua a miscelare nel silenzio e con mestiere un cocktail cancerogeno a base di Trielina, Cloroformio, e Tetracloroetilene.

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