Riccardo Ritorto: la macchia infernale è cancellata, rimane la traccia dell’ingiustizia

Dom, 27/10/2019 - 16:30

Questa settimana Riccardo Ritorto, dopo otto anni di tortura mentale e fisica, sia per un problema grave di salute sia per un infame dito contro, è stato assolto totalmente dall’accusa di mafia.
I giudici reggini hanno infatti ribaltato la sentenza emessa dal Tribunale di Locri nel 2017 che aveva condannato Ritorto a 3 anni di reclusione con contestuale sospensione dal diritto elettorale e dai pubblici uffici per la durata di 5 anni. L’accusa era delle più infamanti, per un uomo che, come lui, è da sempre attivamente coinvolto nella politica: durante le elezioni comunali del 2011 Riccardo si sarebbe incontrato e avrebbe confabulato con alcuni esponenti della cosca Commisso per assicurarsi una sicura vittoria alle elezioni. La gogna mediatica, come sempre in queste occasioni, è stata puntuale e metodica, almeno fino a quando la decisione della Corte d’Appello Reggina di accogliere il ricorso dell’avvocato Antonio Mazzone non ha aperto sulla diga del pregiudizio quella breccia in grado di liberare una volta per tutte il fiume dell’onestà.
Otto anni dopo Riccardo non è mafioso, né intimo, né leggermente esterno alla ‘ndrangheta. Il figlio di Rocco Ritorto, il più autentico antifascista della storia di Siderno, ha cuore e ha fegato, non l’anello sul mignolo tipico dei compari. Sotto sotto, lo sapevamo tutti, ma in questi anni, mentre soffriva, ha dovuto mangiarsi la vita per dimostrarsi più forte del fango e del signor morte. Se ne facciano una ragione i robot, riflettano, queste sono tracce d’ingiustizia, e le tracce non si cancellano.
Si facciano una ragione anche tutti quelli che, all’interno delle istituzioni, sono stati eletti democraticamente e non esprimono neppure la più timida solidarietà per paura o per accordi sotto banco, per ordini, contrordini e porcherie di ogni genere che stanno amplificando l’arretratezza di un territorio.
Nel mondo intero si combatte per i diritti e la ribellione di Hong Kong contro il più potente impero della mondo ne è una prova, ma non basta amare la propria terra per vincere questa battaglia, bisogna lottare con il cuore e con il fegato. Con le palle di Riccardo Ritorto. E con l’intelligenza che ci deve far restare sull’attenti, ci deve far guardare, ma anche vedere. È mantenendo questo atteggiamento che si comincia a sospettare che l’Amministrazione Fuda non sia stata sciolta l’8 agosto 2018, ma solo tre mesi dopo l’elezione, per la precisione in occasione dell’anniversario dell’omicidio Fortugno, quando il Prefetto di Reggio rifiutò di stringere la mano al neo eletto sindaco di Siderno.
Un atteggiamento che, come i recenti sviluppi della vicenda di cronaca che ha coinvolto Riccardo, mostra come quel carro armato infernale che avanza su Siderno e si lascia dietro solo macerie abbia fatto rifornimento presso quegli avamposti dello Stato che provano un ribrezzo sempre meno nascosto nei confronti di un’intera cittadina. Un atteggiamento che, proprio sulla base dei recenti sviluppi della vicenda di cronaca che ha coinvolto Riccardo, ci fa affermare con sdegno che i conti, che non tornano, offendono la giustizia.
Da qualche tempo a questa parte il comune di Siderno non è né vivo né morto, ma “squagliato” per volontà di uno Stato che, in alcuni paesi del reggino, sembra troppo spesso ispirato da congiunture pericolose.
Quanto ancora pretenderanno di lasciarci in queste condizioni, non è dato saperlo. Forse è arrivato il momento anche per noi, come a Hong Kong, di fare qualcosa per sovvertire le cose.

Autore: 
Diavolo Nero
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