Ricorda di un Natale di tanti anni fa ...

Mer, 26/12/2012 - 12:00
Con questo spirito, auguri a tutti per un mondo migliore.
Ricorda di un Natale di tanti anni fa ...

La stanza in cui trascorrevamo gran parte della nostra vita era piccolissima. Noi eravamo in quindici. A mezzanotte la famiglia aumentava diventando il centro di un nucleo allargato di almeno trenta persone. Eppure cedevamo spazio prezioso al presepe. Gesù Bambino si collocava al centro. Preghiere, canti, mentre il braciere passava da un colore rosso a quello azzurrognolo per poi spegnersi lentamente durante la notte. Era un Natale di altri tempi, quando ancora non c’era il panettone, non si conosceva lo spumante, non si poteva sprecare nulla. Dovevamo mangiare tredici “cose” e per raggiungere il traguardo contavamo le olive nere, la cipolla, le arance, l’olio, il pane ecc.. Dopo la Messa di mezzanotte, nelle strade semibuie, passavano le zampogne e le ciaramelle e, quando le stelle brillavano, il Paese era un presepe vivente.
Un Natale che si ripeteva da secoli. Non bello, non brutto ma l’unico Natale possibile in quei tempi cos’ vicini eppure così lontani.
Ieri sera ciò che resta di quel numeroso nido eravamo ancora insieme, come tutti gli anni. Molti sono mancati , altri si sono aggiunti. Tra questi quattro ragazzini extracomunitari come succede ormai da tanti anni. Non è stata una nostra generosità! E’ stato un dono che ci viene dato per salvare una parte di quel Natale che il consumismo rischia di travolgere.
Con questo spirito, auguri a tutti per un mondo migliore.La stanza in cui trascorrevamo gran parte della nostra vita era piccolissima. Noi eravamo in quindici. A mezzanotte la famiglia aumentava diventando il centro di un nucleo allargato di almeno trenta persone. Eppure cedevamo spazio prezioso al presepe. Gesù Bambino si collocava al centro. Preghiere, canti, mentre il braciere passava da un colore rosso a quello azzurrognolo per poi spegnersi lentamente durante la notte. Era un Natale di altri tempi, quando ancora non c’era il panettone, non si conosceva lo spumante, non si poteva sprecare nulla. Dovevamo mangiare tredici “cose” e per raggiungere il traguardo contavamo le olive nere, la cipolla, le arance, l’olio, il pane ecc.. Dopo la Messa di mezzanotte, nelle strade semibuie, passavano le zampogne e le ciaramelle e, quando le stelle brillavano, il Paese era un presepe vivente.
Un Natale che si ripeteva da secoli. Non bello, non brutto ma l’unico Natale possibile in quei tempi cos’ vicini eppure così lontani.
Ieri sera ciò che resta di quel numeroso nido eravamo ancora insieme, come tutti gli anni. Molti sono mancati , altri si sono aggiunti. Tra questi quattro ragazzini extracomunitari come succede ormai da tanti anni. Non è stata una nostra generosità! E’ stato un dono che ci viene dato per salvare una parte di quel Natale che il consumismo rischia di travolgere.
Con questo spirito, auguri a tutti per un mondo migliore.

Autore: 
Ilario Ammendolia
Rubrica: