In ricordo di Pasquino Crupi, che oggi avrebbe compiuto 80 anni

Mar, 24/03/2020 - 13:00

Guai a l’uomo che dimentica i suoi maestri, guai a chi non mantiene viva la memoria delle feste dei suoi formatori.
Mi sono segnato questa frase di una di quelle lezioni di storia che oggi si possono guardare online, perché mi trasmetteva un senso di rispetto dal sapore antico. Mi piace sentire o leggere i testi del passato perché vi ritrovo all’interno una lingua più ricca, più melodica e ricca di significati. Certo, la modernità porta con sé molti vantaggi, ma ritengo che la sintesi, talvolta, sia uno degli svantaggi.
In ogni caso ritengo necessario ricordare il mio caro maestro Pasquino Crupi, che avrebbe compiuto 80 anni oggi perché, come afferma lui stesso nella propria biografia, venne registrato il 24 marzo del 1940.

Sesto io no, e nemmeno ottavo - scriveva di sé Pasquino. - Postremo, cioè nono, di un’affollata famiglia plebea che non sapeva mettere d’accordo il pranzo con la cena. Il mio arrivo, non contrastato, in quest’aiuola, che ci fa tanto feroci, non rappresentò un evento eccezionale. Erano Distratti. Non mia madre, ma per lei vale l’attenuante dell’invasione delle doglie del parto liberatore, non i miei fratelli e le mie sorelle (mio padre è morto nel 1964) ricordano l’ora in cui nacqui. Ma, poiché a casa mia nell’albeggiante notte in cui venni al mondo mancava il petrolio, c’è da immaginare che era del tutto improbabile l’esistenza di una sveglia. Al municipio di Bova Marina la data della mia nascita è registrata al 24 marzo 1940.
A casa mia non smisero di distrarsi, e mio padre mi registrò con il nome di Pasquino. Niente da spartire con l’umanista trecentesco Pasquino Cappelli, niente da spartire vieppiù, con il celebre compagno di Marforio.

Fu una distrazione. Gli dovette inciampare la lingua, a mio padre, in quel marzo 1940, e invece di Pasquale, gli uscì l’inusitato diminutivo.

Di Pasquino ho scritto molto in questi anni, anche perché è stata una delle guide più importanti della mia vita oltre a essere un amico di mio padre e il compagno di tante battaglie. Ma non voglio che questa ricorrenza, che se lui fosse stato vivo sarebbe stata una festa, passi nel dimenticatoio per tutte le persone che lo hanno conosciuto e che gli volevano bene.
Chissà cosa avrebbe scritto, Pasquino, di questa pandemia, e se avrebbe resistito allo slogan #iorestoacasa? Io penso che si sarebbe ribellato in qualche modo e, oggi avrebbe messo in evidenza come l’Italia sia stata aiutata solo dai compagni Russi, Cubani e Cinesi. Ieri, in tutta Italia sono stati celebrati gli 80 anni di Mina, la tigre di Cremona. Sono sicuro che lui sarebbe stato contento di essere accostato a questo mito della canzone italiana.
Ciao Professore, dovunque tu sia.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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