Ridatemi la mia città…

Mar, 04/08/2020 - 09:00

C’era una volta Siderno… lo splendore della Calabria. Adesso, per colpa della politica sbagliata o di interesse, purtroppo non c’è più.
Tutto questo si nota facilmente mentre cammini per le vie della Città, che peggiorano anno per anno, buca per buca.
Tutti – e sottolineo tutti – dobbiamo metterci una mano sulla coscienza e cambiare registro. In primis noi cittadini, che non siamo immuni da un declino che in parte è colpa nostra… dobbiamo voltare pagina.
Per quanto mi riguarda, non siamo solo ingiustizia e illegalità.
Io mi ricordo, non essendo più un ragazzino, che la politica ieri era unione, fratellanza anche fra maggioranza e minoranza e ognuno coi propri ideali politici, anche giovani, passava ore e ore nelle sedi politiche. Lettura, cultura, come delle vere biblioteche.
L’opposizione dava consigli costruttivi, spesso accettati dalla maggioranza; non c’era odio e invidia.
Cosa più importante: tutti si remava nella stessa direzione: vero il bene e lo sviluppo della città.
Oggi non è così. Dal primo giorno in aula c’è divisione, voglia di demolire, non di costruire.
Contano solo gli interessi personali, costume dell’intera Italia.
Ho grande rispetto per i Commissari, che svolgono il loro lavoro con serietà e abnegazione, però la situazione non sembra migliorata.
Un appello ai sidernesi: chi pensa che andare al Palazzo della Città significhi benessere personale, meglio che non si presenti, nemmeno per andare a votare. Farebbe più danni che altro…
Si presenti invece chi vuole bene a Siderno, chi ha voglia di fare per cambiare, per migliorare; per ritornare quelli di una volta.
Sviluppiamo, sviluppate le idee e mettete in gioco la cultura che abbiamo, lo meritiamo dopo tante sofferenze e anni bui. Non possiamo essere tutti mafiosi, così come veniamo sempre etichettati…
Il sottoscritto è legato a questa città svisceratamente, possibilmente fatemi un regalo: fatemi ritrovare la mia vecchia e bella Siderno.
P.S. Nel mio piccolo, contate pure su di me, per quel che potrei dare.

Autore: 
Giuseppe Belligerante
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