Rino è vivo

Mar, 02/06/2020 - 09:30

Sono passati 39 anni da quel maledetto giorno in cui Rino Gaetano è morto in un tragico incidente automobilistico sulla via Nomentana a Roma.
Il mondo della musica piange un figlio di Calabria, era nato a Crotone nell’ottobre del 1950 e adottato da Roma, dove la famiglia si trasferisce agli inizi degli anni ’60, nel quartiere di Monte Sacro.
Geniale e intenso. Rino Gaetano è ancora oggi un’icona della musica italiana.
Ci sono canzoni che non dimenticheremo mai, e spesso ognuno di noi le ricanta e con loro richiama l’ironia che Rino metteva all’interno dei testi. Ironia e malinconia. Geniale e sagace. Ogni volta è come fosse la prima volta, gusti la canzone e la fai tua. Generazioni su generazioni lo hanno amato e continuano a farlo. È stato talmente innovativo che la canzone “Il Cielo è sempre più Blu”, pubblicata nel 1975, a distanza di 45 anni è stata ricantata da oltre 50 artisti italiani che l’hanno rilanciata come l’inno della speranza in questi tempi di Coronavirus e per sostenere la Croce Rossa.
Quella sorta di filastrocca sui vizi e le contraddizioni di un mondo che stava cambiando sotto la spinta della lunga onda del ’68, che in Italia si afferma con ritardo, e in mezzo agli anni di piombo stava per approcciare all’opulenza degli anni ’80, è diventata una canzone simbolo di una società piena di contraddizioni: “Chi vive in baracca, chi suda il salario. Chi ama l'amore e i sogni di gloria.  Chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria. Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio. Chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo. Chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno. Chi ama la zia, chi va a Porta Pia. Chi trova scontato, chi come ha trovato”. E ancora: “Chi vive in Calabria, chi vive d'amore. Chi ha fatto la guerra, chi prende il sessanta. Chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro”. Sono alcune delle frasi della famosa e immensa canzone, che resta attuale, anche in periodo di pandemia.
Rino ha interpretato i sogni di gloria di molti, le speranze del Sud, la voglia di vivere e di stupire del “terrone”, che non vuole sentirsi succube di alcuno perché conosce le proprie radici, figlio “unico” di Pitagora, Zaleuco, Nosside, Agesidamo, e molti altri ancora. Che nei secoli è divenuto figlio “unico” perché “non ha mai viaggiato in seconda classe sul rapido Taranto-Ancona, e non ha mai criticato un film senza prima vederlo”, e “perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati malpagati e frustrati”, perché nella sua vita è stato posto ai margini ed è “sfruttato, represso, calpestato, odiato”. Era quel fratello, figlio unico, al quale non volevano affittare le case. Che ha lavorato sodo e con orgoglio di essere un Meridionale. Al Nord come all’Estero. Da dove ritorna con l’accento dell’epoca che oggi “suona” strano per chi è rimasto e di quel dialetto non conosce più molte, troppe, parole.
Rino ha cantato, in Aida, un’Italia mortificata dal dolore, in cui “Lei sfogliava i suoi ricordi, le sue istantanee i suoi tabù, le sue madonne, i suoi rosari e mille mari e alalà”, per ritrovarsi “In un paese diviso, più nero nel viso, più rosso d'amore”, con “Le tue battaglie, i compromessi, la povertà, I salari…”.
Ed è rivolto al Sud quel canto di nostalgia, in cui ogni frase ti porta a riflettere, ieri come oggi, in cui ritroviamo nel profondo del nostro cuore l’amore per la Calabria, dove “ad esempio a me piace rubare le pere mature sui rami se ho fame, ma quando bevo sono pronto a pagare l'acqua, che in quella terra è più del pane. Camminare con quel contadino che forse fa la stessa mia strada, parlare dell'uva, parlare del vino che ancora è un lusso per lui che lo fa”.
Rino è sagace anche nel raccontare le problematiche economiche e finanziarie: “Essence benzina e gasolina, soltanto un litro e in cambio ti do Cristina, se vuoi la chiudo pure in monastero, ma dammi un litro di oro nero”, e ancora oltre “niente carbone, mai più metano, Pace prosperità e lunga vita al sultano”.
Rino Gaetano vive intensamente le problematiche della sua epoca, che non sono molto distanti da quelle di oggi. Scrive e canta in favore dei diritti civili, lotta per gli ultimi. Lo fa sbeffeggiando il potere e in una delle sue ultime canzoni: “Mi alzo al mattino con una nuova illusione, prendo il centonove per la rivoluzione e sono soddisfatto un poco saggio un poco matto” aggiungendo “E mi accorgo che son solo ma in fondo è bella però è la mia guerra e io ci sto”.
A distanza di 39 anni in molti hanno ancora quella stessa voglia di combattere per rendere la nostra società migliore. In questo Rino non è “solo”, ma è ancora vivo e attuale più che mai!

Autore: 
Rocco Muscari
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