Ripartenza: occasione unica di incorporare il Meridione all’Italia

Dom, 31/05/2020 - 10:00

L’Italia non riparta senza il Sud. Si sente in tutta la Nazione, in questi giorni che portano al 2 giugno, Festa della Repubblica, la necessità di una rinascita dell’Italia. Si parla, scomodando la storia di quel periodo storico, di un nuovo “Piano Marshall” per ricostruire il tessuto economico e sociale scosso dalle fondamenta dal Covid-19. Si è passati dal post II Guerra Mondiale al post “pandemia”, peraltro non ancora chiaramente e definitivamente superata. In questi 74 anni l’Italia è mutata profondamente, cambiando stagioni politiche e crescendo sotto la spinta di rivolte studentesche, in un contesto che si è aggrappato per decenni allo status quo della “Guerra Fredda”, per poi crollare insieme al “Muro di Berlino” e guardare all’Europa.
In quei primi anni ’90 l’Italia si è trovata a convivere con la fine di un’epoca repubblicana e la nascita della “Seconda Repubblica”. Un momento storico di passaggio che viene ricordato anche per le spinte secessioniste, la lotta al cuore delle Istituzioni, le bombe stragiste e i collegamenti con gruppi ritenuti vicini all’eversione nera. Un rigurgito che cercava di collegarsi al terrorismo di varia matrice, che pure era stato sconfitto con decisione.
L’Italia è sembrata matura perché tra mille difficoltà è riuscita a contenere quelle offensive.
Questa breve digressione serve a richiamare l’attenzione su dei momenti importanti per la Nazione, durante i quali il confronto democratico ha portato a un salto in avanti. O almeno così appare nell’evoluzione della società italiana.
Certi nodi, però, sono rimasti e si rinnovano viziosamente nel tempo. Con la medesima cadenza delle varie crisi di sistema e di “regime” che l’Italia ha attraversato.
La Repubblica del “Tricolore”, bandiera della rivoluzione, è stata mortificata sin da subito per la destinazione dei fondi del secondo dopoguerra, destinati in gran parte alla ricostruzione industriale.
Si poteva allora legare la “Questione Meridionale” all’Italia. In definitiva non si è riusciti a creare un’economia del Sud, e questa parte del territorio è rimasta marginale.
La crisi degli anni ’90 è stata superata con la promessa di attivare un percorso virtuoso nel Meridione. Un’occasione, anche quella, mancata.
Nel post Covid-19 il comparto industriale del Nord, che nel frattempo ha lasciato l’Italia per questioni di fisco, chiede per il “comparto italiano” sgravi fiscali e facilitazioni di ogni tipo. Mentre il rigore monetario impone un accesso al credito attraverso delle forti garanzie che le medie e piccole realtà locali, in particolare per quanto riguarda quelle Meridionali, non hanno, tanto da rischiare l’insolvenza o di non poter accedere ai fondi o ai vari benefici. La disoccupazione rischia concretamente di dilagare.
Il pericolo di una rottura del patto sociale, contenuto nella Costituzione Repubblicana, spaventa una classe dirigente che appare debole agli occhi dei cittadini.
La storia di questi ultimi 74 anni insegna che è in questi momenti che si insinuano pericolose derive.
Il Sud rischia di dover pagare a caro prezzo anche questa nuova stagione. L’Italia ha una nuova occasione da non perdere: quella di incorporare il Meridione nell’Italia e ripartire insieme in un unico Stato Nazionale.

Autore: 
Rocco Muscari
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