Rita Commisso: «Il referendum fu una battaglia per la libertà»

Dom, 13/12/2020 - 16:30

«La battaglia referendaria per il divorzio - ci racconta Rita Commisso - è il ricordo più bello della mia vita politica». In quegli anni Rita è stata impegnata in maniera diretta nella campagna elettorale al Comune di Locri, dove venne eletta insieme ad altri quattro compagni della sezione cittadina del PCI (Peppe Panetta, Carmelo Filocamo, Giorgio Schirripa e Totò Filippone) e, con una candidatura di servizio, anche alle successive elezioni politiche, ma «quella per il referendum - aggiunge - fu la battaglia per la libertà, all'interno della famiglia e della coppia, tutto quello che è venuto dopo è stata una catena a scendere, una serie di conquiste che le donne hanno ottenuto, ma non ne voglio fare un discorso tra donne e uomini, perché è stata un'intera società a rivoltarsi e anche quella ionica ha dimostrato la sua grande maturità e la sua grande apertura. Non c'è stato un comune dove si è perso, anche nei paesi più piccoli dell'interno si è affermato il voto per il diritto al divorzio. C'è stato un forte impegno - continua - da parte delle donne e, soprattutto, dei giovani per quella che vedevamo come una battaglia di civiltà e di libertà e che si è tradotta in iniziative, comizi, confronti su tutto il territorio. Il momento di cui conservo il ricordo più vivo è quello in cui è arrivato il risultato, ci sono stati cortei e bandiere, avevamo conquistato la libertà di opporci a questo mondo barboso e noioso. Contro la legge, scesero in campo i personaggi più importanti della Democrazia Cristiana, anche a livello locale, così come la Chiesa, ma pur vivendo in una realtà che veniva rappresentata come arretrata, quando si è trattato di affermare il proprio essere, la propria volontà e di superare una serie di schemi e di ostacoli che riguardavano anche la tradizione, donne e giovani hanno sentito di doversi impegnare in prima persona». Sulle conseguenze che quella legge portò con sé e sulla figura femminile, Rita Commisso ha le idee chiare: «Quel segno fortissimo ha cambiato tutto, venivamo da un contesto in cui noi ragazze lottavamo in famiglia per il minimo indispensabile; la libertà di uscire, di fumare, di acconciarci i capelli in un certo modo, questo era il clima dentro cui nacque la nostra battaglia per il divorzio. Se ripenso a quella società e al rapporto che oggi, da madre, ho con mia figlia, sono sicura che quella stagione è stata fondamentale. Nonostante persistano ancora ostacoli concreti di differenziazione tra una donna di Locri e una di Milano sul piano delle opportunità professionali o nel campo dei servizi sociali, sono anche convinta che non vi siano diversità di apertura mentale o di desiderio di affermazione, dal punto di vista dell'orizzonte culturale siamo tutte fornite delle stesse capacità. Laddove si registrano assenze strutturali, si compensa con la capacità di pensiero, dei rapporti interpersonali, familiari. Siamo tutte donne allo stesso modo».

Autore: 
Barbara Panetta
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