Salvini vatindi pa casa

Dom, 11/10/2020 - 09:00

Alcune volte passiamo ore a cercare la sintesi per fare le copertine e, credetemi è un duro lavoro quello di trovare i titoli per le copertine, soprattutto per chi, come me, ha collaborato alla stesura di 50 copertine l’anno per 22 anni. In questo caso il nuovo e vecchio sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, al quale chiedo con questo mezzo un’intervista per la prossima settimana, ci ha semplificato il lavoro, perché ce l’ha servita bell’e pronta. Nel mio lavoro di titolista ho preso un’abitudine, quella di prendere un foglio bianco e scrivere, mano a mano che leggo gli articoli più importanti, gli elementi e le parole che danno un senso all’argomento, in modo da costruirci poi la sintesi per la copertina; in questo caso vorrei fare un lavoro al contrario per spiegarvi perché questa frase sintetizza queste elezioni del 2020. Molti mi diranno che lo hanno già capito, ma io lo scrivo lo stesso, per superbia e anche per spiegare meglio questo nostro stranissimo lavoro. Il protagonista di queste elezioni, soprattutto se le vediamo da una prospettiva reggina, è sicuramente Salvini, sconfitto in un’impresa che sembrava impossibile dal figlio del grande Italo, cioè la riconferma a sindaco da uomo record e simbolico quale sta diventando, unico nel mondo ad aver fatto un anno in più di mandato (ricordiamo che si era votato il 29 ottobre del 2014 e si è rivotato per il ballottaggio il 4 e 5 ottobre del 2020, quasi sei anni!). Infatti, a sinistra sembrava che ci fosse molta delusione anche per colpe non di Falcomatà, secondo me, e questo al netto del fatto che io non sia mai stato tenero con il sindaco metropolitano, molti infatti sono stati gli articoli scritti per denunciare ritardi e altre mancanze. Oggi mi rendo conto che comunque ha avuto l’abilità di rimanere sempre in piedi, nonostante le bufere. Mi rendo conto che ha sempre mantenuto rapporti buoni, nonostante sembrava che tutti lo evitassero. Mi rendo conto che gli hanno addossato un lavoro enorme e dispendioso come la nascita e la gestione della nuova Città Metropolitana. Mi rendo conto che, comunque, partiva da una posizione veramente difficile e non era nemmeno sicuro che gli sarebbe stata data la possibilità di ricandidarsi. Anzi. Ma lui ha aspettato e, infine, si è ricandidato; piano piano è risalito ed è riuscito a tornare nel cuore della gente. Ma il miracolo più importante, secondo me, lo ha compiuto la destra reggina, che ha avuto sei anni di tempo per costruire l’alternativa tranne poi farsi comandare da gente che forse non ama Reggio Calabria. Premetto che un amico mi dice sempre che a Reggio sono quasi tutti di destra chi più, chi meno, motivo in più per affermare che in questo caso si sia bruciata un’occasione d’oro. Insomma, la frase di Falcomatà contro Salvini è la sintesi di quanto accaduto a Reggio Calabria, perché chi ha fatto più errori è stato sicuramente il parlamentare che, “compare” dappertutto e amico di tutti, subito dopo la sconfitta si è precipitato a fare una conferenza stampa per dire che si è assistito alla sconfitta della coalizione di centrodestra e non a una vittoria di Falcomatà, e che lui aveva già detto che si andava in questa direzione, anche se stima Minicuci. Una serie di giri per non assumersi le responsabilità, perché a me hanno insegnato che in politica contano i gradi come in guerra e Cannizzaro è il rappresentante più importante, in questo momento, in città. Come al solito mi sono fatto un altro amico, ma so che, da persona intelligente, Francesco apprezzerà la mia schiettezza. Mentre voglio dire che la frase di Falcomatà è adatta anche al resto delle elezioni: a Reggio non vince Salvini, ma perde anche le regioni che lui sperava di “ribaltare”, come la Toscana e la Puglia. Il bello di questa frase è il senso meridionalista, il fatto che sia stata detta in dialetto un modo per per affermare che abbiamo resistito alle incursioni nordiste, ce l’abbiamo fatta a resistere e non saremo ulteriormente colonizzati da voi. Quasi quasi gli potremmo regalare una felpa con questa scritta, così ricorderà bene i calabresi.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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