Sciogliere il Campidoglio è un oltraggio alla democrazia

Dom, 14/12/2014 - 09:56
«Non concordo con chi, dalla Calabria, invoca lo scioglimento di Roma quasi che aver compagni al duol scema la pena »

Nel 2012 l'ex sindaco di Roma Walter Veltroni è stato a Locri per partecipare a una iniziativa del PD. Nelle sue conclusioni ha polemizzato con il mio intervento che aveva avuto come filo conduttore la necessità di non criminalizzare la Locride ma piuttosto di accompagnarla in un progetto di sviluppo e di rinascita democratica. Veltroni ha anteposto la lotta alla 'ndrangheta come priorità assoluta e categorica, a prescindere da qualsiasi intervento di sviluppo e di recupero sul territorio. Scontati gli applausi degli ipocriti e degli sprovveduti.
Purtroppo la retorica non risolve i problemi e oggi sarebbe facile togliersi il sasso dalla scarpa evidenziando che, mentre l'ex sindaco di Roma insegnava a noi come battere la 'ndrangheta, non si accorgeva della “mafia romana” che cresceva rigogliosa non nella sua città ma nei suoi uffici.
Ovviamente non lo farò non perché sia omertoso ma perché non ne sono convinto.
Io do una mia lettura agli scandali che non è conforme alla vulgata che va di moda.
Parto con il dire che c'è comunque un diverso uso delle manette. Da noi l'uso è più spregiudicato, crudele e arbitrario, perché il valore della persona umana è infinitamente inferiore. Sebastiano Giorgi, già sindaco di S. Luca, ha gestito in maniera sicuramente più oculata una somma infinitamente inferiore di quella gestita da Alemanno o da Veltroni. Il rapporto è da uno a un milione e, in entrambi i casi, è stata contestata l'aggravante mafiosa. Per Giorgi non si è esitato a usare le manette e a tenerlo in carcere per mesi, mentre nessuno si sognerebbe (e giustamente) di usare questo metodo barbarico per gli ex sindaci e amministratori di Roma.
Concordo assolutamente con chi (iniziando da Renzi) sostiene che sciogliere il consiglio comunale di Roma per mafia sarebbe un oltraggio alla Costituzione e alla democrazia. Coerentemente abbiamo sostenuto questa posizione per Reggio, Ardore, S. Ilario, Samo, Siderno, Platì, S. Luca e per tutti i comuni sciolti con una legge antidemocratica e liberticida. Non è questione di campanilismo ma di dignità. Quella dignità che molto spesso manca alla nostra classe “dirigente”.
Non concordo con chi, dalla Calabria, invoca lo scioglimento di Roma quasi che “aver compagni al duol scema la pena”.
Riguardo gli scandali, in molte circostanze è evidente un uso oculato e strumentale. Intanto, più di una volta, sono serviti ad alcuni magistrati per costruirsi percorsi di carriera e di fama spesso esterni alla “giustizia” e, molto spesso, nascondono fini reconditi che a noi non è dato sapere.
Faccio alcuni esempi che i più giovani non ricorderanno:
Felice Ippolito, presidente del CNEL, è stato arrestato per corruzione. Grande clamore sui giornali e in televisione. Era un falso. La verità è che Ippolito aveva avviato le ricerche per l'uso su vasta dell'energia nucleare e il “caso” era stato montato ad arte dai petrolieri.
Di analoga natura l'arresto del vicepresidente della Banca d'Italia, Sarcinelli, che poi si scoprì frutto di forze oscure che speculavano sulla svalutazione della lira. Il caso “Montesi” è stato montato per impedire l'elezione di Piccioni a presidente della Repubblica. Potrei continuare per intere pagine. Noi abbiamo le esperienze di “Why Not”  o di Platì , relativamente recenti. Se andassimo al passato scopriremmo che tutti i grandi scandali della nostra provincia non solo sono finiti come i salmi, cioè in gloria ma, spesso, hanno avvantaggiato solo i “manovratori”.
Stalin e Pol Pot avevano un bisogno vitale degli scandali, e dei “corrotti” per incanalare la collera popolare. C'è un bellissimo romanzo “Buio a mezzogiorno” che dimostra l'uso lucido e strumentale che le dittature hanno fatto dei processi.
Noi, popolo, abbiamo lo stesso ruolo assegnato al coro nelle tragedie greche, dobbiamo alzare alto il nostro “crocifiggi, crocifiggi” indirizzando il nostro sdegno e la nostra rabbia sui corrotti di turno, senza mai mettere in discussione il sistema che li produce.
Sia chiaro, gli scandali in Italia ci sono e vanno combattuti ma rappresentano la febbricola che si manifesta in un corpo devastato dalla tubercolosi e, spesso vengono utilizzati per tirarci per il naso. Due anni fa abbiamo parlato per mesi di Fiorito, poi dell'Expo, quindi del Mose. Adesso parleremo della mafia a Roma. Così di scandalo in scandalo passa la vita mentre i problemi non si risolvono e soprattutto non si affrontano le ragioni che stanno alla base della corruzione.
Ai tempi dei Borgia le leggi erano severissime e le punizioni per i corrotti comprendevano la tortura e la pena di morte. La corruzione però toccava livelli altissimi e nessuno aveva il coraggio (o meglio, la possibilità) di dire che il focolaio dell'infezione  era  il Papa e l'intero sistema di governo della Chiesa. Lo disse Savanarola ma lo misero al rogo.
Ovviamente per gabbare i gonzi, si possono elevare le pene a dismisura ma la corruzione non diminuirà di un solo milionesimo.
Conoscete meglio di me le inutili “grida” contro i bravi di cui Manzoni parla nei “Promessi Sposi”.  La corruzione è figlia di questo sistema ammalato dove il 5% della popolazione possiede il 50% della ricchezza. Un sistema in cui i pochi appartenenti al “mondo di sopra” trova il modo di calpestare il popolo che abita il “mondo di sotto”.
Noi portiamo sulla nostra pelle l'uso strumentale che fa si della 'ndrangheta come arma da brandire contro i calabresi. Non mi appassiona affatto la storia del “cecato” o di “Fiorito”, così come non sono interessato ai destini individuali di “gambazza” o del “tiradritto”.
Sono due facce delle stessa medaglia. Entrambi prodotto di questa società marcia e ammalata che non si vuole cambiare.
Il nostro grande conterraneo Tommaso Campanella lo aveva ben capito e lo aveva scritto e non a caso l'hanno tenuto in carcere per 27 anni.
La Costituzione dovrebbe essere la nostra stella polare. Quella Costituzione che da quasi 70 anni si vuole ignorare.

Ps. Vorrei esprimere la mia solidarietà ai cittadini di S. Luca impegnati  in una lotta civile e democratica per modificare le assurde tariffe sui servizi indivisibili. Non si può amministrare un Comune senza la partecipazione attiva dei cittadini, eppure a S. Luca una legge assurda impedisce l'esercizio di questo diritto costituzionale.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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