Scioglimento anticipato di Palizzi: “Tanto tuonò che piovve”

Ven, 12/07/2013 - 12:57
L’arrivo, nella mattinata di venerdì scorso, del commissario prefettizio, mette la parola fine su due anni di amministrazione allo stato gassoso, etero, insomma inconsistente, ma, comunque, letale per le sorti della martoriata economia del territorio palizzese

“Tanto tuonò che piovve”. Si potrebbe sintetizzare così la vicenda che ha portato allo scioglimento anticipato del Consiglio comunale di Palizzi. Dal cilindro del prestigiatore Sandro Autolitano si annunciava l’uscita di un leone politico, con la testa matematica di un Einstein e, invece, ci si è ritrovati a dover fare i conti con il classico coniglio che, per istinto naturale, è portato a scappar via. L’arrivo, nella mattinata di venerdì scorso, del commissario prefettizio, Eugenio Barillà, mette la parola fine su due anni di amministrazione allo stato gassoso, etero, insomma inconsistente, ma, comunque, letale per le sorti della martoriata economia del territorio palizzese e con mutazioni nervine che hanno paralizzato e fatto impazzire i residuati, maceri e consunti, di trent’anni di amministrazioni comunali, portando alla dilapidazione delle risorse comunali e all’abbandono di questa terra dai suoi figli.

Cosa hanno lasciato in eredità le gestioni amministrative del nuovo secolo? Pochissime iniziative meritorie di essere citate, tantissime opere incompiute, un fardello finanziario che, se non si troveranno dei correttivi nella spesa corrente, poterà il comune di Palizzi al dissesto.

L’amministrazione intestata a Sandro Autolitano, nata sotto lo slogan di cultura e bellezza, è stata la sommatoria di due fallimenti e da subito ha scoperto il lato oscuro di un’operazione politica, centellinata nello stantio immobilismo e volutamente cieca sulla torretta di guardia dello scempio. Parola d’ordine, evitare che qualche volontario politico potesse incunearsi in quella terra di pochi associati e rendere di pubblico dominio il meccanismo di perversa interessenza della distrazione di massa e, principalmente, di risorse pubbliche. Che il diavolo faccia le pentole ma non i coperchi è risaputo.

Quando si mette a capo di un’alleanza politica, strutturalmente incompatibile, come quella uscita dalle elezioni amministrative del maggio 2011, una lumachella de la vana gloria, senza esperienza e senza forza propria elettorale, nella procella di Palizzi, il massimo che può elucubrare è di dimezzare i consiglieri con la strampalata teoria dello 0,50. Teoria schiantatasi contro l’ineluttabilità della legge, sui cui il pomposo  Titanic varato per il viaggio di nozze del matrimonio sociale, con il cuoco al posto del comandante, non sapendo disegnare rotte, finisce per stilare e annunciare solo il menu del giorno.

Lo scioglimento anticipato di un’amministrazione comunale è sempre un fatto traumatico, anche se si tratta di aspettare solo pochi mesi prima del rinnovo previsto per la prossima primavera, ma stavolta necessario, anzi obbligatorio. Questo commissariamento qualcuno farà piangere. “Meglio lacrime e sangue che sangue e merda”, come diceva Rino Formica. 

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