Sciolta per infiltrazioni mafiose l’ASP di Catanzaro

Gio, 12/09/2019 - 21:30

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Luciana Lamorgese, a seguito di accertati condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali, a norma degli articoli 143 e 146 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), ha deliberato lo scioglimento per diciotto mesi dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro e il contestuale affidamento dell’amministrazione dell’ente a una commissione di gestione straordinaria. Lo rende noto il comunicato stampa del Consiglio dei ministri. È l’ennesimo provvedimento che colpisce la sanità calabrese. Anche l’Asp di Reggio Calabria è sciolta per sospetti condizionamenti mafiosi.
Sull’Azienda del capoluogo nei mesi scorsi si era abbattuto il ciclone dell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Quinta bolgia”. L’ipotesi investigativa dell’antimafia era che alcuni dei servizi fossero diventati monopolio dei clan. Tra questi ambulanze e carri funebri, gestiti dai clan di Lamezia Terme. Un sistema che durava, per i pm, da almeno un decennio. Il quadro accusatorio è stato confermato dalla avviso di conclusione delle indagini notificato a 22 indagati e sei società, operanti nel settore sanitario, ritenute diretta emanazione del clan Iannazzo-Cannizzaro-Daponte.
Nell’atto sottoscritto dai pm Elio Romano e Vito Valerio compaiono i nomi degli imprenditori in odor di mafia, dei funzionari pubblici che li avrebbero favoriti e di importanti esponenti politici che avrebbero fatto da trait d’union tra i due mondi.

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