Se i carabinieri ti fanno paura

Dom, 11/11/2018 - 16:20
L'editoriale del direttore

Attività di routine. Due carabinieri si sono presentati nella libreria del centro commerciale “La Gru” di Siderno dov'era in programma la proiezione del film "Sulla mia pelle", incentrato sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, e hanno chiesto la lista dei partecipanti. Ma la richiesta non dovrebbe scandalizzarci. Si tratterebbe di normale amministrazione. Quel "normale" dovrebbe tranquillizzarci. Peccato ci stiano obbligando a un normale troppo elastico, in cui dentro ci sta tutto, anche uno zerbino con scritto sopra "Dignità". A cosa sarebbe servita quella lista? Che nome pensavano di trovarci? Non lo sapremo mai. La lista non esisteva; perché d'altronde ci si sarebbe dovuti premurare di fare un elenco dei partecipanti alla visione di un film? All'interno di una libreria poi... Una richiesta che fa tremare per la sua assurdità. Ma tanto la nostra gente all'assurdo ci è abituata da tempo. E, infatti, neppure ha fatto caso alla presenza dei due uomini che hanno piantonato la sala fino alla conclusione del dibattito che ha fatto seguito alla proiezione.
Non riesco a farmi un'idea neppure pallida di cosa sia diventata la nostra gente, un'umanità che in assenza di possibilità è stata ridotta a immagini come quella di un grido nero, di un kibbutz che resta desiderio. Un'umanità svilita dal sospetto. Un'umanità in liquidazione, in una terra in cui si gioca a inventarsi il crimine e di fronte a quello reale ci si volta dall'altra parte. Inventarsi il crimine è un incredibile sollazzo, solo che quel balbettio di stupide fandonie esige di incarnarsi, è qualcosa come una rabbia insaziabile. Ci inchioda artisticamente, con un buon calcolo delle distanze. Renderci fragili e vulnerabili darà forse qualche perversa soddisfazione. A me provoca terrore, terrore per quel che potrebbe diventare un giorno, anzi non c'è da aspettare nessun giorno perché quel giorno è già oggi. Ma non è solo terrore, è anche collera cieca, quella collera che ti assale quando finisci con una scarpa appena comprata nell'acqua e per di più ti bagni pure la calza e così il piede impastoiato vi si agita dentro, come quelle povere concubine che i sultani facevano gettare nelle acque del Bosforo, chiuse, vive, in un sacco cucito, con dentro dei pesi. Ci stanno chiudendo uno dopo l'altro in un sacco e forse un giorno ci ritroveranno, come successo con le concubine, ritti sul fondo del mare, oscillanti avanti e indietro in balia della corrente, morti.
Alla richiesta della lista da parte dei carabinieri si sarebbe dovuto rispondere con una semplice domanda, quella che i bambini si pongono quando vengono sorpresi da un fatto insolito: "Perché?". Chiedere sarebbe stato il miglior metodo di difesa anche se significava invadere una zona che sempre più si avverte come pericolo e in cui non uno ma tutti si aspettano di essere attaccati per cause inesistenti.
"A noi non interessava alcun elenco, soprattutto in una manifestazione che non aveva alcun rischio di ordine pubblico - ha dichiarato al quotidiano La Stampa il comandante del Gruppo Carabinieri di Locri, il colonnello Gabriele De Pascalis. - Noi siamo sempre tra la gente". Tra la gente, giusto. Ma sarebbe ancora più giusto se foste anche con e per la gente. E se ci si fanno mille problemi a porsi una domanda che farebbero anche i bambini, evidentemente quel "con" e quel "per" non c'è o, almeno, non si avverte.
Continuiamo a proteggerci dietro una barricata per non esporci troppo non si sa bene a cosa, senza badare alle ragioni. Abbiamo rinunciato a studiare preventivamente la possibilità di difenderci perché siamo ben consapevoli che ci siano attacchi concepiti anche in previsione di una precisa difesa. Una diligenza che sta diventando negligenza verso noi stessi, verso i nostri figli. Il guaio è che non riusciamo a immaginare una vita che sia con noi onesta dopo tutte queste disonestà scrupolosamente consumate. Disonestà avvertite come contrazioni allo stomaco, respirazione profonda e affannosa, sudore delle mani, lacerazione delle viscere, urla silenziose che scoppiano nella gola. Una disperazione non figlia del nostro tempo perché nata prima, ma che il nostro tempo sta acutizzando. Nell'epoca dei decreti sicurezza che considerano il potenziamento della militarizzazione l'unica risposta al caos generale, che non hanno compreso che le armi chiamano armi, si è distolta l'attenzione da una difesa che sia pacifica. E anche per questo c'è una sola domanda che purtroppo dondola sul precipizio avvertendo il pericolo: "Perché?".

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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