Shylock: quando sulla scena il teatro si ingaggia nel gioco di esplorare

Lun, 24/02/2014 - 12:40

Come recitava un antico spot qualche decennio fa, un gran teatro non significa necessariamente un teatro grande. Così del gran teatro si può fare con un solo attore in scena, con una semplice scenografia fatta di poche scatole impilate una sull’altra. Anche un piccolo pubblico non è detto che si addica ad un piccolo teatro. Così, davanti ad una trentina di spettatori, nella saletta de L’Ombligo de la Luna, Roccella, la sera del 18 febbraio, è andato in scena Shylock, di Garrett Armstrong, interpretato da Mauro Parrinello, Compagnia dei Demoni (dal Teatro Stabile di Genova), prodotto da Francesca Montanino che ha anche tradotto il testo di Armstrong, inedito in Italia.

Metateatro: quando sulla scena il teatro si ingaggia nel gioco di esplorare, indagare, raccontare il teatro stesso; quando non ci sono più soltanto l’attore, la scena e il pubblico, perché i livelli si moltiplicano, lo stesso personaggio si decomprime, si doppia in ruoli intermedi, compagno del pubblico, a tratti, esterno e interno alla scena che racconta. Tubal parla di Shylock, incarnazione della malvagità, dello spirito di vendetta, icona del Mercante di Venezia di un tal Guglielmo Shakespeare. Tubal è una comparsa dell’opera di Shakespeare e la cosa non gli va a genio, ovviamente, anche perché egli è il migliore amico, anzi l’unico, del perfido Shylock. Quest’ebreuccio con poco sangue nelle vene racconta i retroscena, la faccia umana del dramma del suo amico, così come dell’intero popolo ebreo, perseguitato per secoli dai pregiudizi e il disprezzo dell’Europa. Due storie si intrecciano, quella della finzione della scena shakespeariana e quella realissima delle alterne fortune dello stesso Mercante di Venezia dalla prima rappresentazione, cinque secoli orsono, ad oggi. Si sorride, si ride e si riflette sulla durezza dell’uomo, sui sentieri tortuosi del rancore e della solitudine.

 

 

Autore: 
Daniele Mangiola
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