Siderno la “discarica” dell’ATO 5?

Dom, 20/09/2020 - 09:00

Il titolo è la domanda che ci si pone dopo aver studiato molte relazioni che la Regione ha allegato al progetto per l’ampliamento del TMB di San Leo.
Questo è stato l’argomento dell’assemblea tenutasi nella sala consigliare del Comune di Siderno lunedì 14 settembre e organizzata dai Comunisti Uniti per Siderno ma concordata con altri partiti e movimenti.
Erano presenti quasi tutti i partiti o movimenti, che si stanno organizzando per le prossime Comunali.
La discussione è stata ampia e ha coinvolto molti dei presenti, che sono intervenuti in modo netto e chiaro contro il progetto di ammodernamento e ampliamento dell’impianto TMB.
Si paventa il rischio di peggiorare la situazione ambientale di Siderno, che diventerebbe l’ecodistretto nel quale convergerebbero 120mila tonnellate annue di vari rifiuti sulle 220mila totale dell’ATO 5 da trattare e riciclare.
Il progetto prevede la completa ristrutturazione della linea esistente del trattamento aerobico dell’organico, del quale resterebbero solo i muri e il biofiltro attuale con nuovi macchinari per produrre un compost di qualità in un’altra sezione dell’impianto.
Quest’ultima linea, completamente nuova, dovrebbe essere fornita anch’essa di moderne macchine di separazione del materiale, di biofiltro e scrubber per abbattere i fumi tossici, nocivi e potenzialmente cancerogeni (idrogeno solforato,  ammoniaca e composti organici volatili), oltre che le polveri sottili.
È prevista inoltre una nuova linea ReMat di trattamento RUr, valorizzazione del multileggero e delle frazioni plastiche secche della raccolta differenziata che, in quella ultima linea di lavorazione, vedrebbe la presenza di due biofiltri.
Un’altra linea verrebbe utilizzata per il lavaggio dei polimeri per renderli conformi all’utilizzo industriale del prodotto.
Verrebbero dislocati un camino per ogni sezione di abbattimento dei fumi: due per la linea REMat, uno per l’organico e uno per il trattamento del compost. Complessivamente quattro, molto probabilmente di altezza maggiore dell’unico presente adesso, affinché i fumi e le polveri, invece di restare a San Leo, possano diffondersi anche altrove (del resto tutti hanno diritto di gustare gli odori che i rifiuti portano a Siderno!).
Occorre chiarire che in questi anni, quando il biofiltro e le porte non funzionano bene, i valori di Unità odorigine che fuoriescono sono stati di molte volte maggiori del valore accettabile consentito di 300 uoE: il 2 luglio 2018, ad esempio, il valore si è assestato a 613 uoE/m³ (per come rilevato dalla relazione di Ecologia Oggi sui controlli obbligatori all’impianto pubblicata il 30 giugno 2019).
Si tenga conto che all’ingresso del percorso per l’abbattimento degli odori il valore oscillava tra 1.224 e 8.190 uoE/m³, dati sempre del 2018.
Dai dati del progetto attuale, la frazione verde arriva a 14mila uoE/m³.
Non c’è solo la puzza, indicatore di malfunzionamento, che deve preoccupare, ma le sostanze chimiche che possono fuoriuscire in questi casi, che saranno superiori ai valori consentiti, altrimenti non sarebbe necessario farli passare dallo scrubber e poi dal biofiltro prima di venire espulsi dai camini.
Il Comune e le associazioni ambientaliste avevano chiesto alla Regione che l’impianto venisse traslocato in altri luoghi.
In questi anni sono state offerte dalla Regione soluzioni alternative come il biodigestore anaerobico, che tuttavia presenta batteri pericolosi per la salute umana che sopravvivono nel processo di “biodigestione” costituendo un potenziale rischio sanitario.
I batteri presenti sono Clostridium botulinum e tetani, salmonella, bacilli resistenti alle alte  temperature.
L’ultima proposta: la carbonizzazione idrotermale, un metodo di smaltimento ecocompatibile dei rifiuti organici che trasforma le biomasse in carbone!
Tutte proposte di un’azienda che ha preparato il nuovo progetto e che in questi ultimi anni ha provato a sistemare, più volte, l’attuale impianto, senza che si siano visti risultati positivi.
L’attuale impianto si trova in una zona soggetta a inondazioni da centinaia di anni.
È posizionato su una falda acquifera, quasi al piano di campagna, cioè si trova l’acqua scavando pochi centimetri.
La legge prevede che non si possano fare costruzioni se la falda non sia profonda almeno 3 metri dal piano di campagna.
A causa della liquefazione del terreno per sisma, c’è infatti la possibilità che il terreno sabbioso e ricco di acque perda molto rapidamente resistenza e, comportandosi come un liquido denso, lasci sprofondare gli edifici che vi verrano costruiti sopra.
L'edificio attuale, e anche quelli previsti, si trovano entro 150 metri dal limite del torrente e dentro la zona di conservazione speciale “Vallata del Novito” e “Monte Mutolo” (soggetti a vincolo ambientale).
Ultimamente l’ANAS, durante i lavori per la costruzione della variante della SS 106, ha trovato reperti archeologici e non si esclude che possano essercene in vicinanza dell’impianto.
Concludo con i problemi di normative sulla destinazione urbanistica, in quanto si trova in zona Agricola irrigua e nel 2017 il Comune ha inserito nel suo Statuto che non si possano costruire nuovi impianti chimici di nessun tipo nella cittadina.
Nel progetto, stanno cercando tra le righe le scappatoie!

Francesco Martino
Comitato a Difesa della Salute dei Cittadini Sidernesi

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