Siderno smentisce Pitagora

Dom, 15/03/2015 - 11:35
Il triangolo. Tre i candidati a sindaco: Fuda, Sgarlato, Caruso

Siderno, cantiere 2015-2020: carpentieri, muratori, piastrellisti, imbianchini, fabbri, elettricisti, idraulici, lattonieri, falegnami e commercianti sognano di rovesciare i torti, le umiliazioni e le miserie subiti negli ultimi anni, in rivincita, dignità rispetto a mogli e figli, in una possibilità di  una pizza e birra con gli amici due volte al mese.

A breve, infatti, avverrà il passaggio delle consegne: dall'era della Caretta Caretta prefettizie, che hanno rimpicciolito Siderno e i sidernesi, si passerà a un sindaco eletto dal popolo di riferimento.

La manodopera locale ha bisogno di politica vera, sentita, i lavoratori sidernesi hanno urgente bisogno di ossigeno, di pesetas in contanti, di alzarsi che è ancora buio e ammirare felice una nuova aurora  stagliarsi violetta davanti a una giornata piena di lavoro, fatica e sudore.

Salvo kamikaze che si sentono Scià di Persia, dopo Pietro Fuda per il centrosinistra e Giuseppe Caruso per una lista civica tendente a destra, il centrodestra “neomelodico” ha presentato in settimana Pietro Sgarlato, chiudendo sì il triangolo rettangolo dei candidati a sindaco, ma smentendo platealmente il teorema di Pitagora, almeno secondo il passaparola quotidiano: le preferenze per  Fuda, infatti, non sono equivalenti alla somma delle preferenze di Caruso e Sgarlato, ma sono nettamente di più da esorcizzare l'ombra di ballottaggi o follie per una città che non può permetterseli.

L'avvocato, Giuseppe Caruso, il commercialista, Pietro Sgarlato, l'ingegnere, Pietro Fuda, dopo che il Pd ha detto no alla Lista Unica e dopo, mio Dio, l'assordante  silenzio di Siderno Libera che la lista Unica l'aveva proposta, saranno sostenuti complessivamente da circa centotrenta candidati.

E comunque, da tantissimo tempo Siderno non era così vitale, creativa, generosa di progetti e confronto, di sana rivalità. Di piazza.

La mattina nei bar della città, quando la Juve non perde, non si parla d'altro ed è inevitabile non fare un parallelo. Salvo Fuda che lo è già stato, seppur da lontano, chi tra Panetta, Ritorto Sgarlato, Fragomeni, Siciliano, Gianni Lanzafame, Caruso, Lombardo,  Catalano sarà il nuovo Iannopollo? E chi Brugnano, Riccio, Condarcuri, Fragomeni, Surace? E ancora, chi Mimmo Gentile?  Chi, nel breve e medio periodo, sarà all'altezza di consegnarci la Siderno che Craxi definì nel 1985 «una piazza vincente, un laboratorio politico d'avanguardia nazionale, fatto di sintesi e confronto laico?».

L'eventuale rinascita della città non passa, e non può passare, solo dal consiglio comunale, da chi siederà nel civico Consesso. La contaminazione dovrà riguardare anche l'associazionismo, la scuola, i luoghi di cultura, l'impresa e la chiesa. Ogni attore di questa importante città della Locride, da ora a cinque anni, deve mettere in conto di cambiare qualcosa di se stesso. Siderno ha perso troppo tempo, ha ricevuto mille sputi. Oggi,  donne e  uomini di codesta comunità, hanno il dovere di tramandare un luogo migliore alle future generazioni. E oggi, il governatore Mario Oliverio e il suo console reggino Seby Romeo, ispiratori dell'unione di centrosinistra sidernese, dovranno rispondere nei fatti e sedare le cospirazioni contro il locomotore della Locride.

Specialmente quei cospiratori biliosi e mascherati che agiscono sulla riva calabrese dello Stretto, dove il grande stratega di destra, come nel gioco della birra, delega  poteri al sotto di sinistra, a cui Pietro Fuda non sta particolarmente simpatico in quanto non ha mai accettato di caricarsi sulla groppa zavorre, mediocrità, mozzi e lacchè.

In questa direzione sarà fondamentale recarsi dal sottosegretario Del Rio e pretendere chiarimenti sullo statuto e sul sistema elettorale dell'ultimo miraggio, ovvero quella Città Metropolitana considerata un eldorado da alcuni e una patacca da altri. Fuda, una volta eletto dovrà trainarsi a Roma tutti i sindaci della Locride. Quest'ultimo territorio non può continuare a sentirsi dipendente dalle strategie paesane di Reggio, essere la sua striscia di Gaza, arrancare dinanzi all'autoritarismo di quelli che comandano tra piazza Camagna e il Cordon Bleu...

Autore: 
Ercole Macrì
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