Sindaci, attenti a incolpare la burocrazia!

Mer, 15/01/2020 - 11:00

Vi sarà capitato decine di volte di sentire un Sindaco scrollarsi di dosso le proprie responsabilità addossandole ai dipendenti comunali.
Questo alibi è divenuto una vera e propria prassi da quando il Professor Bassanini, ritenendo di fare una cosa intelligente e rivoluzionaria, ha concepito la legge delega n. 59/97 (chiamata per l’appunto Bassanini I), con cui ha dato sostanza al principio della separazione tra i compiti di direzione politica e quelli di direzione amministrativa che, in precedenza, la legge delega n. 421/92 aveva delineato.
L’alibi tuttavia vacilla da quando i Giudici hanno coniato la nota formula:“non poteva non sapere”.
La Corte d'Appello di Brescia, con sentenza del 26 gennaio 2016, riformava parzialmente la decisione con la quale il Tribunale di Bergamo aveva dichiarato la responsabilità penale del Sindaco di un piccolo Comune, perché gestendo un centro di raccolta di rifiuti differenziati ometteva di predisporre una pavimentazione di calcestruzzo per l'impermeabilizzazione del fondo, una copertura per i rifiuti pericolosi, e di adottare tutta una serie di ulteriori accorgimenti, effettuando, di fatto, lo stoccaggio di rifiuti speciali pericolosi (quali batterie, frigoriferi, bombole di gas, motoveicoli fuori uso) e non pericolosi (quali plastica, metallo, cartone, materassi, cucine, pneumatici fuori uso).
Il Sindaco proponeva così ricorso per cassazione lamentando che la Corte territoriale non avesse considerato che in virtù dell’art. 107 del D.L.vo n. 267 del 2000 vige la separazione delle funzioni tra Sindaco, quale organo politico, e dirigenza, quale organo tecnico amministrativo.
D'altronde lo sanno tutti che i Sindaci sono ordinariamente sprovvisti delle competenze tecnico- giuridiche necessarie a gestire i complessi procedimenti amministrativi che connotano l'attività dell'Ente locale e che, dunque, per poter correttamente ed efficacemente esercitare il loro mandato, necessitano del supporto dell'apparato tecnico burocratico.
E no, Signor Sindaco, Lei sbaglia, Lei non può non sapere, ha tuonato il Supremo Collegio di Cassazione che, con sentenza della sezione III, n. 51576 del 15 novembre 2018, ha dichiarato inammissibile l’impugnazione proposta, osservando che la giurisprudenza ha in precedenza considerato la posizione del Sindaco rispetto all'attività di gestione di rifiuti, con riferimento proprio all'art. 107 del T.U.E.L., comma 1, osservando che ai dirigenti degli Enti locali spetta la direzione degli uffici e dei servizi secondo i criteri e le norme dettati dagli statuti e dai regolamenti, i quali dirigenti devono uniformarsi al principio per cui i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo spettano agli organi di governo, mentre la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica è attribuita ai dirigenti mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Tuttavia, sebbene la disposizione in esame distingua tra i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo è però evidente che il Sindaco, una volta esercitati i poteri attribuitigli dalla legge, non può semplicemente disinteressarsi degli esiti di tale sua attività, essendo necessario, da parte sua, anche il successivo controllo sulla concreta attuazione delle scelte programmatiche effettuate; egli ha, inoltre, il dovere di attivarsi quando gli siano note situazioni, non derivanti da contingenti e occasionali emergenze tecnico-operative, che pongano in pericolo la salute delle persone o l'integrità dell'ambiente.
Orbene, in ognuno dei nostri comuni ci sono “isole (più o meno) ecologiche” in cui vengono stoccati, anche temporaneamente, rifiuti di ogni genere. Ma attenti Sindaci, Assessori e Commissari Prefettizi, perché con la formula “non poteva non sapere” le due negazioni, sommate, trasformano “il diritto al rovescio”!

Autore: 
Alberto Brugnano
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